![]() RASSEGNA STAMPA | ![]() 9 GIUGNO 2002 |
|
Scarascia Mugnozza: l'Italia ora recuperi i ritardi nella ricerca
"L'insicurezza
alimentare del pianeta non scomparirà senza l'effettiva applicazione delle
biotecnologie. Ignorare questa realtà renderà più difficile acquisire tutte le
future soluzioni". La dichiarazione di Norman Borlaug, premio Nobel per
la pace nel 1970, è il "manifesto" di Gian Tommaso Scarascia Mugnozza,
genetista agrario, presidente dell'Accademia nazionale delle scienze. Professor
Scarascia Mugnozza, è giusta la posizione di Borlaug?
"Non
utilizzare le biotecnologie come mezzo per sfamare il mondo sarebbe un grave
errore. Non pretendiamo che gli Ogm siano la panacea, ma di sicuro potranno
dare un contributo. Oggi disponiamo di una tecnica più precisa che ci permette
di studiare il genoma delle piante e la funzione dei singoli geni. Usiamola. Ma
non illudiamoci di risolvere con la sola ingegneria genetica il problema della
fame, che si vince avviando un processo di disponibilità economica delle
famiglie rurali, libere di comprare i cibi che vogliono".
Più nei
dettagli?
"C'è un
intreccio perverso tra fame e povertà e va sciolto migliorando le condizioni di
vita della gente. Bisogna distinguere le zone tropicali e umide da quelle aride
e per ognuna trovare le varietà vegetali più idonee. L'ottenimento delle
varietà può essere ottenuto sia con metodi tradizionali come l'incrocio, sia
attraverso l'ingegneria genetica, adoperando tutte le tecniche agronomiche
disponibili".
Gli Ogm sono
sicuri per la salute?
"Il
rischio zero non esiste neppure per i cibi tradizionali, ma chi afferma ideologicamente
il contrario è in malafede".
Cosa ne
pensa della politica italiana sulle biotecnologie?
"Abbiamo
vissuto un periodo di blocco totale della ricerca. Ora ci sono i segnali di una
riapertura. L'Italia potrebbe riagganciare con anni di ritardo il treno del
biotech".
Che senso ha
fare ricerca se poi si vuole negare la possibilità di coltivare piante Ogm
all'aperto per pericolo di contaminazione?
"La valutazione non spetta a noi scienziati, che dobbiamo occuparci di ricerca. La scelta sarà politica. Se dimostreremo che questi prodotti sono validi e sicuri saranno gli agricoltori per primi a chiederli. Le biotecnologie in agricoltura sono necessarie se vogliamo essere competitivi. Le varietà vegetali vanno migliorate e rese resistenti allo stress esercitato dall'ambiente. In caso contrario, altro che pomodoro San Marzano e prodotti made in Italy".