![]() RASSEGNA STAMPA | ![]() 3 GIUGNO 2002 |
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Un vaccino chiamato patata
Ecco le "nutripiante", producono antigeni. Il pomodoro
contro l'epatite
NUTRIPIANTE,
ossia vegetali come bioreattori per produrre farmaci, vaccini, antigeni. È
stato il tema di una manifestazione di due giorni promossa dall'Osservatorio
sulla Bioetica della Fondazione Einaudi, organizzata a poco più di un anno
dalla cosiddetta "rivolta degli scienziati". Al convegno, dal titolo
"La nuova frontiera delle biotecnologie: piante transgeniche per uso
biomedico" svoltosi tra il Cnr e l'aula di Patologia generale
dell'Università La Sapienza, hanno partecipato i massimi esperti italiani ed
internazionali del settore tra cui Charles Arntzen, consigliere di George
Bush per il bioterrorismo, Ingo Potrykus, Henry Daniell, Rainer Fischer,
Francesco Sala, Eugenio Benvenuto e Mario Pezzetti.
L'idea di
produrre vaccini, antigeni e farmaci mediante le modificazioni delle piante
risale agli anni Novanta e nasce da un'intuizione di Arntzen che ha ricordato
come "le piante transgeniche di pomodoro e di patata producano antigeni in
grado di favorire la creazione di anticorpi contro l'epatite B e contro la
dissenteria batterica e virale". Il fitogenetista americano racconterà
oggi alle 16 su Radio 3, a "Le Oche di Lorenz", il suo lavoro da
pioniere delle piante geneticamente modificate per produrre vaccini,
antibiotici, anticorpi monoclonali.
Insomma,
vaccinarsi con le piante, significherebbe dare una migliore risposta
immunitaria rispetto ai vaccini tradizionali e costituirebbe una risorsa per il
futuro, in particolar modo per quelle popolazioni afflitte da un alto rischio
di malattie contagiose. Pomodori, banane, patate, mango, riso, trifoglio,
tabacco, non solo per risolvere carenze alimentari, dunque, ma per curare.
"Si
pensi ai 24 mila morti al giorno causati dalla malnutrizione, ai quattrocento
milioni di bambini sofferenti per mancanza di vitamina A, alle deficienze
alimentari di proteine e micronutrienti come ferro, iodio e zinco che
interessano 2,4 miliardi di persone, in prevalenza donne e bambini - ha detto
Ingo Potrykus, padre del Golden rice, il famoso riso dorato tanto discusso
perché modificato geneticamente per produrre beta-carotene, precursore della
vitamina A - mentre oggi, con il Golden rice, è possibile offrire nuove
speranze contro la malnutrizione".
Realtà o
finzione? L'uso biomedico delle piante porterebbe risultati significativi anche
per quanto concerne la cura dei tumori, dell'Aids e di tutte quelle malattie
per cui non esiste ancora vaccino come tubercolosi, pertosse, tetano o
poliomelite. Ma come funzionano i vaccini delle piante transgeniche? Risponde
Francesco Sala, del dipartimento di Biologia dell'Università di Milano:
"Il principio è semplice: si integra nel Dna del microrganismo un gene che
codifica per la sintesi di una proteina con proprietà immunogeniche e questa
stimolerà la produzione di anticorpi contro specifici agenti infettivi. Se il
pomodoro che vaccina contro epatite e colera è quasi una realtà, diversi gruppi
di ricerca stanno sviluppando vaccini in pianta su tubercolosi, Hiv e quei
tumori che provocano reazioni sul sistema immunitario".
Dello stesso parere anche Eugenio Benvenuto, dell'Enea, che ha confermato come "i risultati delle prove di immunizzazione ottenuti su modelli animali siano molto incoraggianti ed aprano nuove promettenti prospettive sull'utilizzo delle piante come "biofabbriche" per la produzione di vaccini innovativi". Biotecnologie vegetali, dunque, per un nuovo rapporto tra bioingegneria ed opinione pubblica, e per offrire, mediante l'utilizzo del "gene che vaccina", una diversa alternativa di solidarietà.