![]() RASSEGNA STAMPA | ![]() 3 GIUGNO 2002 |
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Vingiani,
direttore di Assobiotec: nell'area agroalimentare eravamo secondi dopo la
Francia per la sperimentazione di organismi geneticamente modificati, poi tutto
è stato sospeso
Nel nostro Paese
è la punta di diamante della ricerca biotecnologica, ma nel confronto con le
altre "bioregioni" europee, la Lombardia, unica rappresentante
italiana, occupa soltanto il ventiduesimo posto. Il dato si ricava dal rapporto
sulle regioni "cluster" dove si concentrano le attività
biotecnologiche europee, rapporto voluto dalla Commissione Europea e presentato
al summit di Barcellona nel marzo scorso.
Punta di
diamante in Italia, ma fanalino di coda in Europa. Come si spiega? Rivolgiamo
la domanda a Leonardo Vingiani direttore generale di Assobiotec,
l'associazione che raggruppa le aziende biotecnologiche.
"La
Lombardia - risponde Vingiani - è la regione che investe di più in ricerca e
sviluppo e che ha il numero più alto di occupati nel settore, ma non basta. Il
potenziale per essere competitiva ce l'avrebbe: cervelli, strutture di
eccellenza, capacità imprenditoriale, tutti ingredienti che potrebbero favorire
lo sviluppo e la produttività in termini di invenzioni e brevetti e in termini
di ricadute industriali. Finora è mancato il sostegno del sistema Paese che non
ha mai operato sul fronte dell'innovazione e non ha mai guardato con favore il
nascere e il crescere di nuove realtà. Basti pensare che nel mondo le aziende
biotecnologiche sono circa 3000, di cui 4 o 5 medio-grandi, le altre sono tutte
medio piccole: la Germania ne ha 350, la Gran Bretagna 280, la Francia 180 e
l'Italia 55, di cui 19 in Lombardia".
Quali sono
stati i segnali negativi?
"Solo
un esempio. Quando è stata approvata dall'Unione Europea la direttiva sui
brevetti biotecnologici, che rappresentano uno degli aspetti cruciali della
ricerca, l'Italia ha impugnato la direttiva".
C'è altro?
"Nell'area
dell'agroalimentare ci sono stati segnali devastanti: eravamo il secondo Paese
dopo la Francia per numero di sperimentazioni sul campo di organismi
geneticamente modificati, poi tutto è stato sospeso. La Pianura Padana è un
simbolo dell'agricoltura intensiva e avrebbe la vocazione per l'innovazione e
la sperimentazione in questo settore".
Intravede un
cambiamento di rotta?
"Qualcosa
si sta muovendo. Ancora un esempio, per restare in Lombardia. A Montanaso
Lombardo esiste un istituto di Orticoltura che fa ricerca di alto livello. Ora
la Regione sta sovvenzionando il Parco di Lodi, dove è prevista anche la
nascita di un Parco industriale: il "sapere" di Montanaso potrebbe
trasformarsi in occasione di sviluppo".
E per quanto
riguarda le biotecnologie in campo biomedico?
"Un altro elemento che ha sempre frenato il trasferimento delle conoscenze scientifiche nello sviluppo di nuove tecnologie è la chiusura delle Università al mondo imprenditoriale. Con la riforma dell'Università le cose vanno meglio. Un ultimo esempio, quello del Biopolo, un consorzio di aziende farmaceutiche che ha dato vita a un Parco scientifico a Bresso, con la collaborazione dell'Università Milano-Bicocca e della Regione Lombardia. In Lombardia esistevano alcune realtà di ricerca nei laboratori di aziende dell'area farmaceutiche che, in seguito alla fusione di queste ultime, rischiavano di scomparire. Alcune di queste, la Nicox, la Novuspharma, la Immunoclin hanno dato vita al Biopolo e i loro ricercatori, oltre cento hanno cominciato a lavorare a progetti di ricerca genetica, immunologica e oncologica".