RASSEGNA STAMPA

1 GIUGNO 2002
LUCIA PICCONI
L'Oriente sulle crete senesi
Nato a Torino nel 1926, Elémire Zolla è morto giovedì nella sua casa di Montepulciano, dove viveva da molti anni, fra quelle colline senesi che considerava un «insegnamento ininterrotto, una melodia perpetua, una scoperta ubriacante», come raccontava a Doriano Fasoli in Un destino itinerante. Conversazioni tra Occidente e Oriente, edito da Marsilio nel 1995. Saggista e critico tradizionalista, professore di letteratura americana prima all'università di Genova e poi a «La Sapienza» di Roma, in quella stessa cattedra che fu, prima di lui, di Mario Praz. Fu un pensatore anti-progressista o meglio antimodernista, si interessò alle culture e alle religioni orientali cercando di rintracciare sempre, sotto la superficie delle differenze, simboli, segni e figure che avvicinassero l'Oriente e l'Occidente. Un percorso di difficile e controversa catalogazione che lo portò dalle origini di anglista ad approdare alle dottrine esoteriche e mistiche fino all'alchimia. In difesa di una spiritualità, secondo il suo pensiero soffocata dal materialismo moderno. Avvicinandosi alla Scuola di Francoforte per poi criticare con nettezza la civiltà di massa con due testi che restano tra i suoi più importanti: L'eclissi dell'intellettuale (del 1959) e Volgarità e dolore, entrambi pubblicati dall'editore Bompiani. Una traiettoria che comprende l'uscita per Adelphi, nel 1971, di un libro che all'epoca suscitò non poche polemiche, Che cos'è la tradizione (che lo stesso editore ristampò nel 1998). Una requisitoria contro le ideologie totalitarie, soprattutto quelle di segno progressista, in cui Zolla rintracciava una sorta di degenerazione satanica dell'Illuminismo. La sua produzione di libri e saggi è vastissima. Una delle sue opere più note resta senza dubbio I letterati e lo sciamano, testo del 1969. Nel 1978, sulla scia del pensiero del filosofo di destra Oswald Spengler autore del libro Il tramonto dell'occidente edito a Monaco nel 1917, Zolla scrive il libro Gli usi dell'immaginazione e il declino dell'occidente. Del 1997 è la ripubblicazione in due volumi per Adelphi del libro I mistici dell'Occidente. Del 1999, stavolta per Einaudi, è il volume Il dio dell'ebbrezza: antologia dei moderni dionisiaci. Numeroso è l'insieme dei saggi da lui raccolti che sono stati editi in numerosi volumi, relativi alla figura del Superuomo (nicciano) nella letteratura europea e nord-americana. Zolla vede incarnati nel Parsifal e nel Tannhauser il prototipo del super-uomo. In una introduzione scrive: «Il culto delle forze distruttive non basta da solo a definire lo stregone `maligno', essendo proprio infatti anche del mistico scivaita che tali forze adora per purificarsi d'ogni identificazione col divenire e sciogliersi compiutamente da se stesso. Lo stregone `maligno' e il superuomo invocano viceversa la distruttività per esaltare fino al delirio perpetuo l'io che hanno prima quintessenziato riducendolo alla sua smorfia più atroce». Da ciò si capisce quanto Zolla sia stato lontano da una corretta interpretazione della figura del Superuomo di Nietzsche. Secondo il grande filosofo tedesco non esistono fatti, ma solo interpretazioni e pertanto il Superuomo come titolare della volontà di potenza, viene pensato come quel soggetto capace di dare interpretazioni del mondo e cioè di conferire, attraverso la sua lettura energetica e avvalorante realtà a quello che pensa e a quello che fa: nuovo demiurgo moderno.
Zolla è anche autore di romanzi come Minuetto all'inferno (Einaudi 1956) con il quale vinse il premio Strega riservato alle opere prime e Cecilia o la disattenzione (1961), penetrante e ambiguo ritratto psicologico.
Una delle sue ultime opere pubblicate è il saggio edito da Adelphi Lo stupore infantile. Lo scrittore aveva consegnato un ultimo testo dal titolo: Discesa agli Inferi e resurrezione" che sarà in libreria (sempre per Adelphi) il prossimo autunno
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