![]() RASSEGNA STAMPA | ![]() 1 GIUGNO 2002 |
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Da leader
del Movimento Studentesco a presidente del "Consiglio dei diritti
genetici", un organismo indipendente di scienziati, studiosi, religiosi -
dall'oncologo Mariano Bizzarri al filosofo Emanuele Severino, a padre
Bartolomeo Sorge - che si è costituito per indagare sulle bioscienze e che ha
già pubblicato il suo "manifesto" nella Bur della Rizzoli con il
significativo titolo: "L'uomo è più dei suoi geni".
Mario, è la
tua anima di contadino che ti porta ad occuparti di biotecnologie?
"Non
solo quella. Questa è veramente una bella iniziativa che mette insieme gente
diversa. Partendo da presupposti dissimili, giungono a conclusioni simili. Il fatto
che abbiano temerariamente deciso di nominarmi presidente, sottolinea la
necessità di estrarre tutta la ricchezza di queste diversità".
Quale è
stata la molla che ti ha spinto verso questi problemi?
"Che le
biotecnologie creano aspettative e grandi timori in assenza di un'informazione
credibile ed obbiettiva. Collegandoci alla cooperazione e ai coltivatori
diretti, vogliamo creare questa capacità informativa per i cittadini e le
istituzioni. Dobbiamo trovare una risposta alla complicata domanda: gli
organismi modificati geneticamente fanno male o no?".
Avete già un
giudizio?
"No.
Vogliamo compiere una rigorosa analisi scientifica. Per questo ci consideriamo
un'istituzione di garanzia morale e culturale".
E' una
circostanza inedita che il cammino culturale dell'intervistato e
dell'intervistatore sia comune e parta dalla Milano di 35 anni fa. E' quel
cammino che ti ha portato a questo impegno?
"Certamente.
E che bel cammino. Tutto è conseguente. Si è trattato di una ricerca di
elementi di verità sulle grandi questioni che agitano il mondo. Sono sempre le
stesse: la pace o la guerra, il problema della democrazia e della libertà,
quello dell'autodeterminazione individuale e collettiva. Oggi c'è la
preoccupazione che la tecnica è in grado di modificare i tratti basilari
dell'esistenza, i codici genetici e le interrelazioni tra gli organismi umani,
animali e vegetali. Siamo ad una svolta straordinaria del percorso umano".
In questa
sorta di arcobaleno che parte dal '67 ed arriva al 2002, tu che sei stato un
capo dei movimenti giovanili come vedi i ragazzi di oggi?
"Bisogna
essere prudenti perché, come noi allora, i giovani non vogliono "sentirsi
parlare sopra". Penso che essere oggi giovani sia più difficile che ai
nostri tempi. Vi sono minori certezze e tutto è obbiettivamente molto più
complicato. Ma, caduto il Muro, i rischi non sono diminuiti. Lo stesso problema
delle biotecnologie è una delle più grandi questioni che l'umanità abbia mai
affrontato. Continuo a fare assemblee nelle scuole e nelle università e vedo
che una parte dei giovani è indifferente mentre l'altra si interroga ed è
inquieta. Cerca di guadagnarsi il futuro con consapevolezza".
Da giovane
eri molto credente. Quanto conta la fede in tutto questo?
"A dire
il vero ho maturato una consapevolezza laica, ma penso che solo da una sintesi
tra il pensiero laico e quello religioso sia possibile trovare i percorsi di
sviluppo pacifico".
E la
politica?
"E'
relegata ad un ruolo ancillare rispetto alla tecnica e all'economia. Nelle biotecnologie
non indica scelte, non traccia percorsi. Occorre un ritorno alla politica come
capacità di disegnare il futuro".
Come vedi il
Mario Capanna del '68 e quello d'oggi?
"Sono lo sviluppo l'uno dell'altro. Convivono magnificamente".