RASSEGNA STAMPA

26 MAGGIO 2002
ALBERTO MARTINELLI
La partecipazione secondo i classici

Perché marce, club e girotondi sono il sale della democrazia

Madison temeva gli eccessi delle maggioranze

Il presidente Ciampi ha affermato di recente che "le manifestazioni fatte in maniera serena e pacifica sono il sale della democrazia, resa vitale dall'esercizio della libertà di opinione". Si tratta di una dichiarazione pienamente condivisibile e molto opportuna, che ribadisce il ruolo centrale della partecipazione politica nella democrazia. Le democrazie moderne si definiscono rappresentative perché in esse i funzionari eletti si impegnano a rappresentare gli interessi e le opinioni dei cittadini in un contesto di governo della legge, con suffragio universale, elezioni libere e ricorrenti, pluripartitismo, pluralismo dell'informazione. E si definiscono liberali perché garantiscono i diritti civili e politici fondamentali. Esiste tuttavia il rischio di una democrazia illiberale e di una dittatura della maggioranza. I grandi esponenti del pensiero liberal-democratico, da Madison a Tocqueville ne erano ben consapevoli.

Madison teme soprattutto la "tirannia della maggioranza", mentre Tocqueville nella sua potente visione del "dispotismo democratico" immagina una moltitudine di uomini simili ed eguali, preoccupati solo dei propri interessi e piaceri privati, sottomessi a un potere tutelare e onnipotente, che svolge una funzione più narcotizzante che repressiva.

Tocqueville e Madison sarebbero stati anche più preoccupati se avessero potuto immaginare il potere della televisione e il monopolio dei mezzi di informazione da parte di chi governa. Come antidoto Madison sostiene il pluralismo dei gruppi di interesse e di opinione e Tocqueville la "scienza dell'associazione". Entrambe non si contentano certo dell'ancorché essenziale mera partecipazione alle elezioni. Altri soggetti e forme di partecipazione, come i movimenti, le associazioni, le manifestazioni, sono utili alla democrazia perché abituano a ricercare soluzioni comuni a problemi comuni, abituano alla libertà di opinione, esercitano il fondamentale diritto di critica, contrastano la narcosi mediatica.

Di questi problemi fondamentali per la nostra vita democratica e, in particolare del rapporto tra partecipazione e democratizzazione, degli attori, delle forme e dei luoghi della partecipazione, discute in modo sistematico ed esauriente il libro di Raniolo, (FRANCESCO RANIOLO, La partecipazione politica, Il Mulino, pagine 260, euro 13,00
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vedi anche
Filosofia (e) politica