![]() RASSEGNA STAMPA | ![]() 26 MAGGIO 2002 |
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Perché marce, club e girotondi sono il sale della democrazia
Madison temeva gli eccessi delle maggioranze
Il
presidente Ciampi ha affermato di recente che "le manifestazioni fatte in
maniera serena e pacifica sono il sale della democrazia, resa vitale
dall'esercizio della libertà di opinione". Si tratta di una dichiarazione
pienamente condivisibile e molto opportuna, che ribadisce il ruolo centrale
della partecipazione politica nella democrazia. Le democrazie moderne si
definiscono rappresentative perché in esse i funzionari eletti si impegnano a
rappresentare gli interessi e le opinioni dei cittadini in un contesto di
governo della legge, con suffragio universale, elezioni libere e ricorrenti,
pluripartitismo, pluralismo dell'informazione. E si definiscono liberali perché
garantiscono i diritti civili e politici fondamentali. Esiste tuttavia il
rischio di una democrazia illiberale e di una dittatura della maggioranza. I
grandi esponenti del pensiero liberal-democratico, da Madison a Tocqueville
ne erano ben consapevoli.
Madison teme
soprattutto la "tirannia della maggioranza", mentre Tocqueville nella
sua potente visione del "dispotismo democratico" immagina una
moltitudine di uomini simili ed eguali, preoccupati solo dei propri interessi e
piaceri privati, sottomessi a un potere tutelare e onnipotente, che svolge una
funzione più narcotizzante che repressiva.
Tocqueville
e Madison sarebbero stati anche più preoccupati se avessero potuto immaginare
il potere della televisione e il monopolio dei mezzi di informazione da parte
di chi governa. Come antidoto Madison sostiene il pluralismo dei gruppi di
interesse e di opinione e Tocqueville la "scienza dell'associazione".
Entrambe non si contentano certo dell'ancorché essenziale mera partecipazione
alle elezioni. Altri soggetti e forme di partecipazione, come i movimenti, le
associazioni, le manifestazioni, sono utili alla democrazia perché abituano a
ricercare soluzioni comuni a problemi comuni, abituano alla libertà di
opinione, esercitano il fondamentale diritto di critica, contrastano la narcosi
mediatica.
Di questi problemi fondamentali per la nostra vita democratica e, in particolare del rapporto tra partecipazione e democratizzazione, degli attori, delle forme e dei luoghi della partecipazione, discute in modo sistematico ed esauriente il libro di Raniolo, (FRANCESCO RANIOLO, La partecipazione politica, Il Mulino, pagine 260, euro 13,00