![]() RASSEGNA STAMPA | ![]() 23 MAGGIO 2002 |
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I freudiani
rilanciano una testata "storica" puntando a un pubblico molto più
ampio
Una
rivista di psicoanalisi può avere un suo mercato in edicola? Non una
pubblicazione di taglio divulgativo, tanto meno un contenitore di banali
istruzioni psicologiche usa e getta.
Perché qui si parla di Psiche, una
rivista "storica" della Società psicoanalitica fondata e diretta
da Nicola Perrotti nel 1948 che ora diventa un semestrale costruito su un
tema monografico con contributi molto ben firmati, raffinatissimi, dove il
rigore anche linguistico del ragionamento non sempre può coniugarsi con la
chiarezza e quindi la leggibilità da parte di un pubblico ampio. Il sapere
psicoanalitico, del resto, non si presta alle semplificazioni tanto più quando
l'attenzione si concentra su modelli teorici nient'affatto scontati e neppure
accettati da tutti.
Un
eccesso di scetticismo sarebbe però fuori luogo: le avventure editoriali
possono essere non solo appassionanti, ma avere esiti imprevedibili. In ogni caso questa è l'idea di Luca
Formenton l'editore del Saggiatore - per
Psiche, uscita finora da Borla con un suo pubblico "di nicchia"
raggiunto quasi esclusivamente attraverso gli abbonamenti. E per diverse ragioni è una
"nuova" rivista, quella che sta per arrivare nelle principali
librerie e in diverse edicole "selezionate" (pagg.240, euro 21).
Psiche è stata rivoluzionata nella impostazione dei contenuti e nella
grafica, piuttosto grintosa per la scelta dei colori e delle immagini, a
cominciare dalla foto di copertina. La
sua ambizione sembra soprattutto quella d'incoraggiare l'uscita da una certa
chiusura autoreferenziale della psicoanalisi, dialogando senza pregiudizi - e
però anche senza soggezioni con gli altri saperi di
area
filosofica e scientifica.
La
direzione di Psiche, che tende dunque
a proporsi come una rivista culturale toutcourt,
è stata affidata a Lorena Preta, membro "ordinario" della
Società psicoanalitica e autrice, tra l'altro, di Geometrie della mente, pubblicato da Laterza. E' sua la scelta di
puntare sulle "nuove identità", un tema che qualcuno potrebbe
definire alla moda e un po' forse lo è, tenendo conto però che la questione di
quel che diciamo quando diciamo 'io' è sul serio uno dei luoghi privilegiati,
il vero puzzle del pensiero contemporaneo.
Da almeno un secolo, del resto, la questione del soggetto non riguarda più la filosofia e ha invaso altri campi: non
solo la psicoanalisi o l'antropologia, e naturalmente la stessa letteratura,
ma anche la scienza nelle sue varie declinazioni.
Attraverso
saggi, interviste e rubriche di autori italiani e stranieri, la categoria
dell'identità viene qui ripensata da angolazioni diverse, ma sempre in rapporto
strettissimo con i grandi mutamenti culturali di questi anni. I nuovi soggetti sociali, le forme inedite
di organizzazione familiare, le diverse espressioni della sofferenza,, le
problematiche legate alle biotecnologie,
le realtà multirazziali, non rendono più facilmente decifrabile l'identità
attraverso i modelli acquisiti, com'è ad esempio nella psicoanalisi classica
la triangolazione edipica.
Questo
numero di Psiche si apre con un
dialogo a distanza tra due filosofi: si tratta di Axel Honneth, direttore
della Scuola di Francoforte, e di Sebastiano Maffettone che mette in
relazione le nozioni di soggetto politico e d'identità culturale con il
concetto d'identificazione in Freud. Le interviste sono più d'una, e tutte
interessanti: ad esempio, Edoardo Sanguineti - sollecitato da Cosimo
Schinaia - parla del naufragio di un'identità forte ma anche, per il futuro,
della possibilità di una sua più libera fruizione; lo psicoanalista argentino
Garcia Badaracco conversa con Daniela Scotto di Fasano sulla frammentazione
delle personalità; la stessa Lorena Preta intervista Jean Baudrillard,
convinto di una totale perdita d'identità nella società contemporanea,
sostituita da una sfrenata ricerca della visibilità. E poi ci sono altri scritti importanti, da Manuela Fraire a
Silvia Vegetti Finzi, a Fausto Petrella.
Molto ben fatta è la rubrica curata da Roberta Guarnieri, che presenta
un numero della Revue Française de
Psicanalise. E davvero toccante è
la testimonianza dell'algerina Assia Djebar sullo «scrivere nella lingua
dell'altro».
«Psiche
è una rivista di psicoanalisi rivolta al dialogo con la cultura esterna al
mondo psicoanalitico. E' assolutamente necessario però stabilire in che senso
vada inteso il dialogo ... »: è un passaggio dell'editoriale di Lorena Preta,
che incontriamo nel suo studio romano di via dei Coronari.
In che senso va inteso il dialogo con gli altri saperi?
«Si
tratta senz'altro di fare i conti con linguaggi diversi ma anche di portare
all'esterno il discorso psicoanalitico sullo psichico, l'inespresso che abita
dentro di noi, quella zona tra il corporeo e il mentale che sfugge totalmente
al dominio della consapevolezza eppure è alla base di ogni espressione umana,
anche la più razionale».
A leggere la sua presentazione di Psiche, si ha l'impressione di una
grande fiducia nel sapere psicoanalitico, come se certi argomenti
sulla crisi del freudismo fossero
solo il frutto di un'ossessione
infondata...
«Si
parla tanto di crisi, e invece la psicoanalisi - anche quella italiana - sta
vivendo un momento di grandi aperture, è piena di fermenti intellettuali che
non meritano di essere sottovalutati...
Al contrario di quel che si crede, la psicoanalisi è una teoria e una
pratica con un paradigma epistemologico forte, e con una sufficiente coerenza
dei suoi presupposti teorici sempre originalmente intrecciati con il lavoro
clinico... ».
E' davvero il caso di coltivare un atteggiamento tanto
ostico?
«Non
si tratta di questo, ma di ristabilire una definizione d'identità della
psicoanalisi in senso forte, anche se con la consapevolezza che per ogni tipo
di sapere è ormai impossibile trincerarsi dietro certezze e preclusioni. Questo
è ovvio».
Mica tanto ovvio: francamente il senso laico della
tolleranza e l'anticonformismo intellettuale sembrano spesso scarseggiare nel vostro ambiente ... A lei non risulta?
«Quello che dice è vero, anche se trovo necessaria la passione nella difesa delle proprie idee e non ho affatto una visione ecumenica della psicoanalisi. Quando però certi atteggiamenti assumono caratteri idiosincratici, non è più possibile alcuna evoluzione del pensiero. E' inaccettabile che una posizione "altra" sia vissuta come quella di una tribù diversa, che anche i nostri conflitti possano diventare fondamentalistici».