![]() RASSEGNA STAMPA | ![]() 22 MAGGIO 2002 |
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Voleva «far confluire l'intero insegnamento della Chiesa in una visione filosofico-scientifica
e artistica del mondo». Ma per il regime era un pericolo pubblico
Il teologo, accusato
di «fascismo» venne fucilato nel 1937. Un'antologia di testi edita da San Paolo
Una
sorte davvero singolare, quella di Pavel Florenskij, matematico e teologo
russo. Il più grande mistico ortodosso
del XX secolo si distingue per una bizzarra caratteristica: fa più opinione da
morto che da vivo. Il fatto che ora si
pubblichino le sue opere, dopo un perdurante ostracismo, segna un mutamento di
rotta nel dibattito intellettuale. In Italia,
il «caso Florenskij» è inaugurato da Adelphi, voce fuori dal coro nell'editoria
nostrana, che già nel 1977 pubblica Le
porte regali. Il suo capolavoro, La colonna e il fondamento della verità, edito a Mosca nel 1914 e
stampato anni dopo a Berlino per volontà di amici esuli dall'inferno comunista,
esce nel 1998 da Rusconi. Nel 2000
Mondadori dà alle stampe Non dimenticatemi,
straziante corrispondenza epistolare dal gulag.
Ora è la volta delle Edizioni San Paolo, che nella
collana «Scrittori di Dio» propone
Invito alla lettura di Pavel A. Florenskij
(a cura di Lubomir Zak, pagg, 96, euro 6,50), a testimonianza di una
volontà ecumenica forte al punto di obliare le critiche mosse dal filosofo alla
Chiesa Cattolica. Il pragmatico
manualetto propone un'antologia di testi corredati da un'introduzione. Non è
poco, se si considerano i reiterati e imbarazzanti silenzi: misteri sovietici,
forse anche un po' europei. Solo negli
ultimi anni, infatti, abbiamo avuto modo di scandalizzarci per il tragico
destino di Florenskij in Unione Sovietica,
la cui nomenclatura ebbe comunque il merito di sdoganarlo già nel 1958.
Ma procediamo per ordine.
Pavel Aleksandrovic nasce nel 1882 a Evlach, nell'Azerbaigian. Nel 1904 ha in
tasca due lauree, Matematica e Teologia.
Nel 1910 è ordinato sacerdote. Un curriculum di genio, ma a prima vista
non sembra affatto al passo coi tempi.
Idee socialiste, scientiste e positiviste dominano l'Europa della seconda
metà dell'Ottocento in poi. Marx ed Engels non bastano a spiegare il
formarsi di una mentali in piena rottura con la tradizione. Oltre
a Darwin, che con la i l'evoluzione
della specie aveva assestato un bel colpo al dogma cristiano della creazione,
c'era stato Herbert Spencer: il maggiore teorico del positivismo
evoluzionistico si era spento nel 1903.
Il francese Le Dantec, per un gioco del destino scomparso proprio nel
1917, fu il meno noto teorico dell'ateismo scientifico, ma non si può negare il
suo contributo all'Urss, che negli anni Sessanta giunge a inaugurare, a Mosca,
una cattedra di Storia e teoria dell'ateismo.
Tuttavia, è ingenuo credere
che i russi non abbiano elaborato correnti di pensiero autonome e sovente
contrapposte, prima di giungere al fatale appuntamento con la storia del
1917. La mistica vive una stagione
luminosa, anche se breve. L'inattuale
Florenskij non è solo. Fu preceduto da Solovev;
suo sodale è Sergej Bulgakov, marxista redento, poi sacerdote esule a Parigi. In Russia si discuteva di cultura integrale
e futuro in armonia con le radici storiche e religiose, negli anni immediatamente
precedenti la rivoluzione comunista.
Come ricorda Florenskij, il suo scopo era «far confluire l'intero
insegnamento della Chiesa in una visione filosofico scientifica e artistica del
mondo».
Non a caso, il suo iter
esistenziale percorre in parallelo i binari della scienza e della fede. Nel 1908 guadagna la cattedra di Storia
della filosofia all'Accademia teologica; dall'11 al 17 dirige Bogoslovkij Vestnik, importante
rivista teologica, All'indomani della
rivoluzione rifiuta la via dell'esilio.
Qualcuno lo sospetta di simpatie socialiste. Molti accettano la sua versione dei fatti: scelse di condividere
il martirio della patria. Tuttavia, è indubbio il contributo di Florenskij al
progresso scientifico dell'Urss. Ora
che non v'è più alcun istituto teologico, passa a insegnare negli Atelier superiori
tecnico-artistici. Conduce i lavori di
ricerca per l'elettrificazione dello Stato e coredige l'Enciclopedia
tecnica. Finora, non gli è impedito di
esercitare il sacerdozio. Il marxismo
soffoca la Russia lentamente, in un crescendo strisciante. Infatti, se nel 1928 viene arrestato per
motivi ideologici, è rilasciato pochi mesi dopo: il suo sapere scientifico è indispensabile.
In Siberia studia il fenomeno dei ghiacci perenni e raggiunge importanti
scoperte sui liquidi congelanti e il permafrost.
Tuttavia, la svolta
totalitaria della fine degli anni Venti gli è fatale. Nel 1933 è di nuovo agli arresti. L'atto d'imputazione (Causa n. 2886, emersa dagli
archivi dell'ex Urss nel 1991) lo definisce «membro dell'organizzazione
controrivoluzionaria nazionalista e fascista denominata Partito per la Rinascita
Russa». Il pope scienziato ha i giorni
contati. Lo attende il simbolo del
martirio cristiano in Russia: nell'ex monastero di Solovki, ora luogo di rieducazione,
situato in un'isola del nord dove
spesso le notti sono bianche, compie le ultime ricerche. Sorvegliato speciale, nelle lettere lamenta
di non avere neppure il tempo di pensare, a causa dei massacranti turni di
lavoro e dell'occhio indiscreto della vigilanza. Sarà fucilato l'8 dicembre 1937 con i suoi compagni di
sventura. Qualcuno enumera circa 500
vittime; altri precisano 1.825. La verità ha ancora contorni incerti.
Nessuno sa dove sia sepolto, il Pavel Florenskij improvvisamente redivivo sulla carta. Ora, almeno abbiamo una data. E pensare che solo a scorrere i volumi di pochi anni fa, leggiamo che scomparve nel 1943. E in genere non sono specificate le cause della morte.