![]() RASSEGNA STAMPA | ![]() 1 MAGGIO 2002 |
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La casa editrice Utet
sta rieditando nella collana dei «Classici della filosofia» gran parte delle opere
di Friedrich Nietzsche (in quattro volumi).
Qui di seguito pubblichiamo alcuni stralci dell'introduzione al primo
volume curato da Sossio Giametta, traduttore storico del filosofo tedesco.
E'
opinione diffusa che Heidegger abbia avuto il merito di inserire Nietzsche
nella storia della filosofia. Il che
vuol dire che prima Nietzsche era considerato un pensatore anomalo, che non
aveva le carte in regola per niente.
Era, in effetti, considerato da alcuni piuttosto un poeta e profeta, da
altri un moralista e psicologo, da altri ancora un pensatore politico e critico
della società o civiltà, o un filosofo dell'esistenza: l'una o l'altra
cosa. Ma Franco Volpi, uno dei più
autorevoli sostenitori della suddetta opinione, stigmatizza come «riduttivo e
insufficiente» ciascuno di questi modi di interpretare Nietzsche. Nello stesso tempo, però, si preoccupa di
chiarire che Heidegger fa i conti con Nietzsche e «con i pensatori per lui
importanti della filosofia occidentale, mirando non alla ricostruzione
storiografica della loro posizione, bensì a cogliere la logica interna dei
problemi da essi individuati e a sollecitarne, secondo la loro stessa dinamica,
una formulazione più radicale».
In
questo senso, aggiunge, dopo essersi occupato di «pensatori fondativi della
tradizione filosofica - soprattutto Aristotele e Kant, ma anche Cartesio e
Leibniz - in un rapporto di appropriazione che attraverso la distruzione
mirava a una costruzione più radicale, quando matura l'idea che la metafisica
può essere superata solo lasciandola a se stessa, senza più voler cambiare
niente di essa, Heidegger si rivolge soprattutto alle figure del compimento
della metafisica cioè Nietzsche e i pensatori che rappresentano una alternativa
alla metafisica, vuoi pre-metafisica (i Presocratici), vuoi post-metafisica
(Hoelderlin). L'emergere di Nietzsche
come pensatore decisivo ha qui, dunque, una sua precisa ragione
filosofica». Nietzsche, conclude
Volpi, è (sempre secondo Heidegger) «colui che porta a compimento la
tradizione metafisica iniziatasi con Platone in quanto, pur rovesciando il
platonismo, cioè la dottrina dei due mondi, rimane entro l'orizzonte di
pensiero che pretende di rovesciare, e per questo è descritto come "il
platonico più sfrenato della storia della metafisica occidentale"».
Dunque
l'interpretazione heideggeriana di Nietzsche è quella di un filosofo che non
mira a stabilire la verità storica di Nietzsche, a ricostruirne e chiarirne la
personalità e l'opera, ma a proseguirne il lavoro; cioè Heidegger «si sforza
di leggere e illuminare il testo nietzscheano mediante le proprie intuizioni
filosofiche», come si può dire generalizzando ciò che Volpi riferisce a due
capitoli dello Zarathustra.
Ma così fanno appunto tutti i filosofi, che non sono meri interpreti
dei loro predecessori. La preoccupazione
di Heidegger per la «metafisica», da lui intesa con lo speciale accento sulla
soggettività che essa riceve da Cartesio in poi, è un punto di vista
personale ma certamente meritevole di vaglio, per il grandioso svolgimento che
Heidegger gli riserva. Ma la storia
della metafisica, di questa heideggeriana e anche di quella più generale
tradizionale, per quanto importante, non si identifica con la storia della
filosofia tout court ed è lungi dall'esaurirla. Perciò il posto di Nietzsche nella storia
della filosofia può non essere e difatti non è quello di ultimo dei metafisici
che gli assegna Heidegger, preoccupato com'è di superare tutta la metafisica
precedente a quella che, nell'accezione tradizionale appunto, si può chiamare
la sua stessa «metafisica dell'essere».
Ma ritorniamo alla domanda iniziale: qual'è il
posto di Nietzsche nella storia della filosofia? Ad essa rispondiamo: il posto di Nietzsche nella storia della
filosofia occidentale è quello che gli compete come seguace ribelle di
Schopenhauer.
Può
sembrare infatti cosa meccanica, ma in generale il posto di un filosofo è
determinato da quello del filosofo precedente.
Non però per un meccanicismo, che sarebbe indegno dell'alto esercizio
d'intelligenza che la filosofia rappresenta, ma perché nel filosofo precedente
è contenuta, per filogenesi e ontogenesi, tutta la filosofia precedente, e
perché lo sviluppo dialettico di questa - la successione per integrazione e
contrasto dei vari sistemi (e antisistemi) - è il solo modo per gli uomini di
far fronte all'infinità, così come il fatto che i vari sistemi interpretino, sub specie aeternitatis - cioè sullo
sfondo di tutta la storia e la filosofia precedenti e con lo sguardo rivolto al
più lontano futuro - le esigenze attuali, storiche, è il solo modo per gli
uomini di far fronte all'eternità.
Come risultato, si può rovesciare la comune e certo non infondata credenza che «gli uomini sono da considerare come organi del loro secolo, che si muovono per lo più inconsapevolmente», come dice Goethe, e affermare che i vari sistemi sono le facce cangianti della verità, così come le varie epoche sono le facce cangianti dell'eternità. Se ne deduce che ogni sistema è per definizione unilaterale e bisognoso di integrazione, ossia di critica e approfondimento trasvalutante (quello che fa Heidegger), alla stessa stregua, del resto, delle succedentisi concezioni scientifiche dell'universo.