![]() RASSEGNA STAMPA | ![]() 28 APRILE 2002 |
|
Il metodo del dubbio coltivato per
rafforzare le conoscenze utili ed eliminare quelle inutili
La metafisica intesa come scienza dei
limiti della ragione umana e la morale come regno dell'idea di eguaglianza tra
tutti gli uomini mutuata da Rousseau
In un sacco di cartacce
destinate al macero fu fortunosamente ritrovato, nel 1836, un esemplare delle Osservazioni sul sentimento del bello e del sublime di Immanuel Kant, fittamente annotato dall'autore, sia ai
margini che in pagine bianche interfogliate.
Il prezioso scartafaccio giunse nelle mani di Friedrich Wilhelm
Schubert che insieme a Karl Rosenkranz curava la prima edizione completa
delle opere del filosofo di Konigsberg: una parte di quelle annotazioni videro
la luce pochi anni dopo (1842) con il titolo di Bemerkungen. Un'edizione
critica completa uscirà solo un secolo più tardi (1942) nella nuova raccolta
degli scritti kantiani.
Datate dalla critica agli
anni 1764-65 (qualche nota forse è di poco più tardi), queste Bemerkungen offrono una testimonianza
diretta e fondamentale - insieme alla corrispondenza coeva - di un periodo
cruciale nell'elaborazione del pensiero filosofico di Kant di cui abbiamo poca
documentazione nelle opere da lui stesso stampate, prima della celebre Dissertatio del 1770, De mundi sensibilis atque intelligibilis forma et principiis. La traduzione di queste Bemerkungen («Bemerkungen. - Note per un diario filosofico», a cura
di Katrin Tenenbaum, Roma 2001, Meltemi Editore, pagg. 272, e 20,14) - la
prima in lingua italiana - è curata con
grande attenzione da Katrin Tenenbaum che ha apposto un fitto apparato di note
tese a mettere gli appunti del filosofo in rapporto ad altri suoi scritti, secondo
una linea interpretativa indicata nell'ampia introduzione. Ci troviamo innanzi
- come annota la curatrice - a un vero e proprio "laboratorio"
(diario filosofico o scientifico, si potrebbe dire) in cui si addensano
osservazioni sui problemi più disparati - di filosofia e di. scienza, di etica
e di antropologia, di letteratura e di politica, con un'attenzione e una
sensibilità spiccata per fatti di costume e di moda: è una raccolta di
materiali vari destinati a essere utilizzati nelle opere successive. Sono gli
anni in cui con sempre maggiore insistenza Kant tornava sui problemi del
metodo, quindi delle possibilità e dei limiti delle facoltà umane. Non a caso nel 1765 l'editore di Kant, il
Kanter, annunciava alla fiera di Lipsia l'imminente pubblicazione di una sua
opera dal titolo Il metodo della metafisica (mai pubblicata) e pochi anni dopo
lo stesso Kant scriveva a Herder: «mio intento è soprattutto giungere a
conoscere la peculiare destinazione e i limiti delle facoltà e inclinazioni
umane. Credo che ciò mi sia finalmente
riuscito abbastanza per quel che riguarda i costumi e lavoro ora a una
Metafisica dei costumi in cui ritengo poter fornire i chiari e proficui principi come anche il metodo, secondo cui
vanno impostati gli sforzi in questo tipo di conoscenza, se vogliono portare a
qualcosa di utile. Spero di concludere
il lavoro entro l'anno»: era il 1768.
Anni cruciali dunque sui quali le Bemerkungen
offrono luce inattesa mettendo in crisi la fittizia distinzione fra un Kant
precritico e un Kant critico. Ed
effettivamente non possono sfuggire alcune intuizioni che costellano le
annotazioni kantiane: «Il dubbio che io assumo non è dogmatico, ma è il dubbio
della dilazione. Zetetici. Ricercatori. Rafforzerò le ragioni di entrambe le parti . E' singolare che
questo sia paventato come un pericolo. Il metodo del dubbio è utile, perché
preserva l'animo nel suo procedere non secondo la speculazione ma secondo il
sano intelletto e sentimento. Si potrebbe dire che la metafisica è una scienza
dei limiti della ragione umana. I suoi
dubbi non eliminano la certezza utile ma quella inutile».
Fitte e molto interessanti le
note attinenti l'uomo, la società, la morale, il campo nel quale, come
scriveva a Herder, sí sentiva più avanti nei suoi studi. Significativa
l'assidua citazione di Rousseau, verso il quale Kant ha sempre riconosciuto
un suo debito: «La prima impressione che un lettore intelligente, che non
legge solo per vanità o per passatempo, riceve dagli scritti del sig. J.J. Rousseau, è di trovarsi di fronte a
una non comune acutezza dello spirito, a un nobile slancio del genio e a
un'anima sensibile in misura tale che forse mai uno scrittore di qualsivoglia
epoca o di qualsivoglia popolo può
averle possedute insieme. L'impressione
che segue è lo stupore per le opinioni singolari e contraddittorie, che
contrastano a tal punto con quanto è generalmente ammesso, che si può nutrire
il sospetto che l'autore, grazie ai suoi talenti straordinari, abbia solo
voluto dimostrare il potere magico della sua eloquenza e fare l'eccentrico che emerge con novità accattivanti tra tutti i
concorrenti dello spirito».
In
altra pagina Kant introduceva un significativo parallelo fra Rousseau e
Newton «Newton per primo ha visto l'ordine e la regolarità collegati con una
grande semplicità, laddove prima di lui s'incontravano disordine e molteplicità
ma e accoppiati, e da allora le comete percorrono traiettorie geometriche. Rousseau per primo ha scoperto sotto la
molteplicità delle forme assunte dall'uomo la sua natura profondamente
occultata e la legge nascosta»; parallelo significativo fra mondo fisico e
mondo morale sul qual opportunamente insiste Katrin Tenenbaum mettendo in
evidenza come «la ricerca procede i parallelo per il mondo fisico per quello
morale ed è volta precisamente a ricercare e identificare "l'ordine e la
regolarità", la "legge nascosta", vale a dire la normatività che contraddistingue i due ambiti
fisico e morale. E la ricerca di una normatività specifica dell'agire umano
sottende l'insieme delle annotazioni, che sembrano quasi ossessivamente
ricercare il criterio per determinare la relazione fra la vasta e variegata
fenomenologia umana e il principio unitario che ci sveli la vera natura
dell'uomo, che ci porti a scoprire "la natura profondamente occultata e
la legge nascosta dell'uomo"».
Già
Hume aveva evocato l'esempio di Newton presentando le sue ricerche sui
principi della morale, ma Kant riconosce a Rousseau anche il merito di avergli
insegnato qualcosa di più, sul piano non solo teoretico, ma personale: «L'opinione
della disuguaglianza rende disuguali anche gli uomini. Solo la dottrina del sig. Rousseau può far sì che anche il più dotto
dei filosofi col suo sapere non si consideri migliore dell'uomo comune,
lealmente e senza ricorrere all'aiuto della religione. Io stesso sono per inclinazione un
ricercatore. Sento tutta la sete di
conoscenza e l'avida inquietudine di progredire in essa o anche la
soddisfazione dopo ogni conquista. C'è
stata un tempo in cui credevo che solo questo costituisse l'onore dell'umanità
e disprezzavo il popolino Che non sa nulla.
Rousseau mi ha rimesso a posto.
Questa superiorità che abbaglia scompare, imparo a onorare gli uomini
e mi sentirei più inutile del comune lavoratore se non ritenessi che questa
considerazione possa conferire un valore a tutte le altre per ristabilire i
diritti dell'umanità».
Che è testimonianza non marginale del grande debito di Kant verso il filosofo francese.