RASSEGNA STAMPA

26 APRILE 2002
MARGHERITA DE BAC
"Rispettare i desideri del paziente ma senza vincoli per i medici"

Fiori: comunque è eutanasia Defanti: giusto, oggi la morte è troppo medicalizzata

Il dibattito sulle "direttive anticipate" e sull'eutanasia ha trovato sempre terreno fertile. Un problema che interessa, purtroppo, milioni di famiglie di malati destinati a dipendere da cure artificiali, senza speranza. "Concordo con il parere del Comitato nazionale di bioetica (l'organo consultivo della presidenza del Consiglio, ndr ) dove si dice che i medici dovranno tener conto dei desideri del paziente", imbastisce un ragionamento Francesco Busnelli, giurista cattolico, bioeticista di riferimento del Ppi, autore del recente libro "Bioetica e diritto privato". E aggiunge: "Andare oltre e prevedere una formula vincolante mi sembra eccessivo. Il medico non deve diventare uno yesman . Il tallone d'Achille delle direttive vincolanti è che nella fase terminale il paziente potrebbe non avere la stessa determinazione espressa quando era in salute. Inoltre il dovere del medico di tener conto delle sue volontà non sarebbe privo di sanzioni". Contrario Angelo Fiori, cattolico, Università del Sacro Cuore: "Viene delegata al medico una decisione di eutanasia, perché di eutanasia si tratta e non di altro. Tutti siamo liberi di non curarci ma se rientriamo sotto l'assistenza di un sanitario questo diritto diventa secondario e scatta il meccanismo della garanzia della vita: perché il medico deputato a dare salute dovrebbe procurare la morte? Lascia perplessi una disposizione presa quando si è sani di mente e riguarda una fase successiva".

Carlo Alberto Defanti, ex presidente della Consulta laica di bioetica, neurologo, parla da tecnico. "Tutti i giorni ci confrontiamo con situazioni drammatiche. La morte è sempre più medicalizzata, avviene in ospedale ed è determinata da decisioni terapeutiche. Sono favorevole al living will ".

Sul caso Forzatti interviene da Bruxelles il presidente della Regione Lombardia Roberto Formigoni: "Se fosse eutanasia la soppressione di una vita ancora esistente la sentenza sarebbe inaccettabile se invece si è trattato di sospensione di accanimento terapeutico la sentenza è giusta".
inizio pagina
vedi anche
Bioetica