![]() RASSEGNA STAMPA | ![]() 25 APRILE 2002 |
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La politica economica globale è dannosa per
i processi democratici e i vantaggi sociali
Negli Usa un'azienda può citare in
giudizio uno Stato se questo vuole porre vincoli ambientali che ne danneggiano
la produzione
Il potere decisionale è sempre più nelle
mani delle multinazionali, organizzazioni molto vicine al totalitarismo
Il testo che
pubblichiamo qui accanto è tratto dalla trascrizione di ma videointervista a
Noam Chomsky (realizzata da Riccardo Roglione il 17 aprile 2001) riportata
nel libro «Globalizzazione e nuovi conflitti, 34 visioni di un mondo possibile»,
a cura di Marcello Danovaro e Cristiano Ghirlanda (DeriveApprodi, pagine
224, euro 13) in libreria da domani. Il volume è una raccolta di contributi ed
interventi sui temi della globalizzazione dei partecipanti alla Biennale
Europea delle Riviste Culturali, organizzata dall'Associazione culturale
«Passaggi», che si è svolta a Genova dal 4 al 16 luglio del 2001, nei giorni
precedenti al G8.
Se
il termine è usato in senso neutro, la globalizzazione può ritrovarsi a diversi
livelli: nell'economia, nella cultura e così via. Se vogliamo essere precisi, dobbiamo chiederci a quale dimensione
del fenomeno globalizzazione stiamo pensando, perché ne conosciamo tante forme.
Ciò che la letteratura di
propaganda chiama globalizzazione è la particolare forma di politica sociale
ed economica adottata negli ultimi venticinque anni e che è stata dannosa per
l'economia. Su questo non c'è dubbio, è stata estremamente dannosa per i
processi democratici, i vantaggi sociali ecc. Questo è ciò che si voleva, non
si tratta di un fallimento. Fu la reazione alle preoccupazioni provocate negli
anni Sessanta dalle tendenze di democratizzazione proprie di quel periodo. E
dobbiamo ricordare che fu molto esplicita. Per esempio, la più chiara articolazione
di queste paure fu uno studio fatto dai paesi trilaterali, cioè Europa, Giappone,
Stati Uniti, le società industriali avanzate. Queste commissioni, chiamate commissioni
trilaterali, furono istituite da David Rockefeller nei primi anni Settanta. Il
loro primo grande studio fu rivelatore, senza fronzoli e molto esplicito. Conteneva interviste di autori europei, giapponesi
e statunitensi, sociologi di rilievo e importanti figure soprattutto liberal-internazionalisti.
Queste persone erano vicine a Jimmy Carter, anzi tutto
il suo gabinetto proveniva da quella commissione. Il titolo dello studio e
della conferenza era La crisi della
democrazia, e la crisi della democrazia che sì voleva mettere in evidenza
era che i paesi occidentali stavano diventando troppo democratici. In Europa e
negli Stati Uniti erano in corso processi di democratizzazione. La
gente,
solitamente apatica e passiva, stava
entrando nell'arena politica e stava facendo pressione su interessi e priorità.
Erano le donne, le minoranze, gli anziani, i giovani, e in generale tutta la
popolazione. Da passiva e apatica ad attiva e organizzata nel gioco politico: questo
avrebbe causato una crisi della democrazia.
Il sistema risultava
sovraccarico, incapace di dare delle risposte a queste sollecitazioni. La premessa tacita e nascosta era: esiste un
interesse prioritario a cui il governo deve rispondere ed è l'interesse del
potere privato che deve essere protetto.
Se altri interessi si affacciano nell'arena politica, il sistema si
sovraccarica.
La taking clause
Negli Stati Uniti, negli anni
Ottanta, ci fu un periodo di attività giudiziaria molto radicale. Giudici e avvocati di destra, che si
definivano conservatori ed erano in realtà radicali, cercarono di formulare
una revisione della legge costituzionale.
C'è un articolo scritto nella costituzione, la taking clause, che dice, per esempio, che se il governo vuole
costruire una strada che passi per il mio cortile mi deve indennizzare. Be', volevano estendere la taking classe ai regulatory takings, ovvero:
nel caso che il governo ponga dei vincoli ambientali, una società può sostenere
di essere stata sottoposta all'equivalente di un'espropriazione per aver perso
potenziali profitti in seguito a quei vincoli. Perciò un vincolo ambientale è un regulatory taking e in forza della taking clause una società che potrebbe perdere dei soldi per
soddisfare un requisito ambientale ha diritto a un risarcimento. Ora il Nafta, non il Wto, ha un articolo, il
capitolo 11, che permette alle società di citare in giudizio i governi. Le società godevano già dei diritti giuridici
di una persona, ora godono di diritti superiori a quelli di una persona. Così tu non puoi citare in giudizio il
Canada, ma le Ethel Corporations possono citare in giudizio il Canada in forza
del capitolo 11. Possono citarlo in giudizio
per esproprio in forza della regulatory
taking clause. Così se il Canada
vuole porre delle restrizioni su certi prodotti chimici - è già successo - la
società che li produce può citarlo per esproprio. La cosa va nelle mani di una commissione segreta di
rappresentanti e si può immaginare come vada a finire. Per fare un esempio, recentemente una
società statunitense di smaltimento di rifiuti tossici decise di costruire un
impianto di smaltimento in Messico. La
popolazione di quello Stato, contraria, aveva dichiarato che la zona doveva
essere un parco nazionale, facendo una chiara scelta sulla destinazione, per
cui non era possibile farci un impianto.
La società citò il Messico per esproprio in ragione della riduzione dei
potenziali profitti, e vinse la causa.
Ecco a cosa servono queste norme.
Ora è impossibile che un legislatore
statale nel Congresso faccia passare questa legge sui regulatory taking, perché appena la gente se ne accorgesse
diventerebbe matta. E allora la infilano
negli accordi internazionali, i quali, ripeto, non hanno nulla a che vedere
con gli scambi commerciali. Le uniche
persone che sapranno che cosa sta succedendo saranno gli avvocati delle società
e pochi assidui ricercatori. Non si può
pretendere che la gente possa immaginarsi queste cose, si tratta sempre di importanti
progetti di ricerca, e naturalmente non se ne discute sulla stampa.
Le alleanze strategiche
Questo fa parte della tecnica
di trasferimento del potere decisionale dalle mani del pubblico alle mani di
sistemi di potere privati e segreti, cosa pericolosa perché questi non faranno
altro che i loro interessi. Sono
sistemi tirannici. E' il caso di ricordare che una multinazionale è più vicina
al totalitarismo di qualunque altra istituzione umana. E' un'autorità
arrogante, non responsabile di fronte ad alcuno, da cui gli ordini discendono
come in una catena di comando. Ormai
l'economia internazionale in quasi tutti i settori sta andando verso un oligopolio. Le multinazionali sono concatenate l'una
all'altra tramite alleanze strategiche, e fanno affidamento in modo massiccio
su Stati potenti che le sovvenzionano, socializzano i costi e le proteggono. E'
una rete molto ristretta di concentrazioni di potere che naturalmente vuole
condurre i giochi e non vuole essere disturbata dal pubblico, dato che il
pubblico ha lottato e conquistato i diritti democratici. La cosiddetta globalizzazione è un metodo
per distruggere questi diritti un poco alla volta. Un metodo molto efficace.
Naturalmente questo sta
causando enormi proteste, di conseguenza le città dove si svolgono meeting internazionali,
come il Quebec, vengono fortificate con mura dappertutto e migliaia di
militari. L'ultimo meeting del Wto è
stato in Qatar, perché si pensava che non molte persone potevano
raggiungerlo. Probabilmente quello
successivo sarà in una zona isolata in modo da tener lontana la gente. Ma alla gente non piace, e prima o poi verrà
a sapere i segreti, non importa quanto siano tenuti nascosti, non importa
quanto corrotti siano i media o le classi colle. Gli Stati non sono totalitari, le informazioni trapelano in
qualche modo, e quando trapelano scatta la protesta. E allora si spaventano, e a che cosa porterà non si sa. Si tratta di un decisivo braccio di
ferro. E camuffarlo in termini di gobalizzazione
e liberismo significa esaurirlo in nozioni di propaganda, che dobbiamo
rigettare per parlare di ciò che sta avvenendo davvero.
L'opposizione è stata fatta
in molti modi nel corso della storia moderna: organizzazione, protesta,
istruzione, sistema parlamentare, per chi è in grado di usarlo, la piazza per
chi è in grado di usarla. Come è stato
conquistato tutto il resto? Come sono
stati conquistati i diritti dei lavoratori, i diritti delle donne, i diritti
civili? Voglio dire, molte cose si sono
ottenute negli ultimi due secoli. In
condizioni diverse. Non è mai stato
regalato niente, re e principi non hanno mai detto: «perché non vi fate una
bella democrazia parlamentare?». E' stata conquistata con la lotta. E da questo
punto di vista non c'è niente di diverso.
Il caso Internet è interessante.
Internet fu sviluppato per la prima volta negli Stati Uniti e proviene
da un settore statale. L'idea, come il
finanziamento, venne da un settore statale durante un lungo periodo iniziato
negli anni Sessanta, in quasi trent'anni di iniziativa anch'essa statale. Naturalmente furono coinvolte società private,
con appalti governativi temporanei, ed erano presenti anche alcuni privati; ma
il progetto nasce soprattutto nel settore statale. Finché fece parte del settore statale, Internet fu gratuito. Non
molte persone vi avevano accesso, solo i privilegiati, ma per chi vi aveva
accesso era gratuito. Per esempio,
negli anni Ottanta mia figlia viveva (e vive tuttora) in Nicaragua, e gli Stati
Uniti erano in guerra contro il Nicaragua, il servizio postale era interrotto,
le linee telefoniche erano interrotte ecc. Ma noi comunicavamo attraverso
Arcanet, il sistema Internet del Pentagono. Io avevo accesso ad alcuni terminali
e anche mia figlia poteva accedervi.
Quindi, grazie al Pentagono, potemmo comunicare nonostante gli Stati Uniti
fossero in guerra con il Nicaragua.
La questione dei media
Nel 1995 il sistema passò a società private attraverso un procedimento che nessuno conosce. Non ci fu nessuna decisione pubblica. Da allora ogni sforzo è stato volto a commercializzare la rete, a riprogettare il sistema in modo che non fosse usato con propositi di scambio non sottoposto a controlli. L'ultima cosa che uno Stato azienda (Corporate State) vuole che Internet sia usata per minare gli accordi commerciali internazionali. Questo è molto difficile da controllare. Non lo si può controllare, come non si può controllare la stampa, non c'è modo di impedire alla gente di stampare i giornali, occorrono delle risorse. Così il modo in cui stanno cercando di controllare la rete è intervenire sulle modalità di accesso, controllare i portali e i punti di accesso - non ce ne sono molti e sono nelle mani delle grandi multinazionali, come Times, Warner e altre. Una volta che sei entrato e navighi, ti sommergono cori i percorsi che vogliono che tu segua. Per cui la prima cosa che vedi è pubblicità, un mucchio di grafica, accessi preferenziali di homeshopping e così via. Se sei già esperto e sai quello che cerchi - cosa che richiede istruzione e organizzazione - puoi trovare il percorso che ti interessa, raggiungere le persone con cui vuoi parlare e le informazioni che ti servono. Ma questo richiede esperienza e istruzione, consapevolezza e organizzazione. Rieccoci quindi esattamente al problema di sempre con la questione dei media, siano su carta stampata o altro. Occorre riuscire ad aggirare un sistema di pensiero. La stampa berlusconiana non ti serve, ma solo se sei organizzato e istruito e hai un tuo sistema di pensiero la puoi aggirare. Ha sempre funzionato così, non è una novità, questo è solo un altro terreno di lotta.