![]() RASSEGNA STAMPA | ![]() 24 APRILE 2002 |
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È stato
presentato, presso l'Università degli stranieri "Dante Alighieri", un
libro edito da Laterza del nostro concittadino, docente di bioetica
dell'Università degli studi di Messina e componente del Comitato nazionale per
la bioetica, il cui titolo è "La bioetica in laboratorio".
L'iniziativa è stata curata e organizzata dall'associazione Donne di
Calabria-Donne d'Europa e dall'associazione Anassilaos. Il dibattito è stato
introdotto da Stefano Iorfida, presidente dell'Anassilaos, il quale ha
evidenziato l'importanza delle occasioni culturali offerte dall'associazionismo
alla città; nella fattispecie ha sottolineato la priorità del dibattito sulla
bioetica, in quanto quest'ultima attiene al futuro della scienza e della vita.
Antonia Lanucara, presidente dell'Associazione Donne di Calabria-Donne
d'Europa, ha ricordato che qualche mese fa, con il patrocinio della Presidenza
del Consiglio regionale della Calabria, l'Associazione ha tenuto un convegno
sulla clonazione che ha avuto come obiettivo quello di aprire un percorso di
conoscenza sociale su un argomento così rilevante per la vita umana e che, in
quanto tale, non può e non deve restare solo patrimonio dei ricercatori.
Infatti, dice Antonia Lanucara, i limiti, i rischi e le grandi possibilità di
miglioramento della qualità della vita che la bioetica pone devono puntualmente
essere patrimonio e cultura sociale. Prende poi per prima la parola, la
dottoressa Antonella Dattola, biologa del Centro trapianti midollo osseo degli
Ospedali riuniti di Reggio Calabria, che attraverso una presentazione
multimediale, espone il punto di vista medico-scientifico sull'utilizzo delle
cellule staminali adulte, la cui applicazione terapeutica apre prospettive in
relazione a patologie diverse. La professoressa Anna Gensabella Furnari,
docente di Bioetica presso la Facoltà di Lettere e filosofia dell'Università di
Messina, a cui è stato dato il compito di presentare il libro del prof.
Demetrio Neri, esordisce dicendo che il libro offre una lezione di metodo e
affronta gli aspetti biologici con acuta lucidità e rigore, mettendo tra
l'altro in evidenza speranze e illusioni che ingenerano dentro uno scenario
fascinoso, prospettive di riduzione della sofferenza umana. Rimangono però i
limiti che sono ancora tanti, anche la clonazione, infatti, può essere
rivisitata nel testo che il prof. Neri ha scritto assumendo così una luce meno
oscura. La questione bioetica continua, è cosa di tutti e di tutte, deve
entrare nelle scuole perché è lì che si forma la coscienza etica pubblica:
etica-economia-politica, dice la Gensabella, devono stare "dentro e fuori
le mura". La sperimentazione non si può fermare, è dunque corretto il
dibattito aperto in quanto la vita umana merita grande rispetto. Il prof.
Glauco Morabito, docente di Filosofia e storia presso il liceo classico
"T. Campanella" di Reggio Calabria, ha messo in evidenza, tra
l'altro, alcuni rilevanti problemi di bioetica, che emergono chiaramente dalle
argomentazioni del libro del prof. Neri: in primo luogo, l'inevitabile uso
degli embrioni umani per la sperimentazione e l'ottenimento di cellule
staminali totipotenti; il ricorso alla clonazione per la produzione di embrioni
umani e infine il rapporto tra il sistema politico, gli scienziati e gli
esperti di bioetica. Il prof. Glauco Morabito sostiene infatti che le decisioni
finali sul destino della sperimentazione sulle cellule staminali sono di fatto
prese dai politici, i quali spesso ignorano le dissertazioni di bioetica e
soprattutto la teoria e la pratica scientifica. Il primario dott. Jacopino del
Centro trapianti midollo osseo, nel suo intervento, soffermandosi sull'attuale
dibattito su cellule e clonazione, suggerisce di usare un "tono più
basso", concludendo che "vi è troppa medicina dappertutto".
Infatti la scienza, continua Iacopino, si deve sempre coniugare con la
coscienza in quanto una vita con meno sofferenze è un diritto di tutti.
Concludendo, l'autore prof. Demetrio Neri, mette in luce i limiti e i rischi
della medicina, precisando che la ricerca ha i suoi tempi e invita alla massima
cautela, ribadendo di essere a favore del divieto di clonazione a causa delle
conseguenze imprevedibili che tale procedura, non ancora perfezionata, potrebbe
determinare sulla salute del nascituro.