RASSEGNA STAMPA

21 APRILE 2002
ARMANDO MASSARENTI
L'uomo conosciuto attraverso i suoi limiti

Le scienze cognitive esistono da una trentina d'anni e sono le pro­tagoniste di una autentica rivoluzione culturale che va al di là delle pur numerose scoperte dei meccanismi del­la percezione, del linguaggio e del ragionamento.  Con buona pace di costruttivisti, culturalisti, relativisti e postmoderni, le scienze cognitive mostrano che la nostra mente non è interamente plasmata dalle circostanze sociali, dalla biografia persona­le, dall'educazione, e in definitiva dai contesti in cui ci capita di vivere.

L'individuo non è una «Costruzione sociale», come ripetono stanca­mente molti tra i cultori delle scienze umane, an­tropologi in testa, secon­do la maggioranza dei quali i linguaggi delle varie culture addirittura co­stringerebbero gli uomini a vedere mondi diver­si. L'uomo è, soprattut­to, un essere vivente, con una determi­nata biologia e certe facoltà mentali che interagiscono con l'ambiente, dalle quali dipende il suo modo di vedere il mondo, di ragionare e prendere decisioni. Nel fare ciò obbedisce a meccanismi assai stabili, che attraversano le epoche e le culture e permetto­no di fare riferimento a una comu­ne "natura umana", che non è mutata col mutare delle condizio­ni di vita, e che è la stessa per l'uomo supertecnologico come per quello delle caverne.  La no­stra mente è sì il prodotto dei tempi, ma dei tempi di Darwin, cioè dei milioni di anni dell'evoluzione biologica, e non dei tem­pi ben più brevi (secoli, o decen­ni) che scandiscono i cambiamenti culturali.

Questa è la cornice entro la quale Paolo Legrenzi ha costruito la sua Prima lezione di scienze cogniti­ve.  Se il relativismo culturale e il co­struttivismo sociale, tuttora dominanti, tardano a prendere atto della nuova situazione, è perché «sopravvalutare la cultura, il mondo come "interpretato" e non come "dato", esprime forse l'ulti­ma speranza dell'uomo di essere al centro dell'universo, da cui è stato via via sempre più allontanato dal progres­sivo sviluppo della scienza, culminato nella ferita al nostro orgoglio inferta da Darwin».

Con i progressi della genetica, che insieme alle neuroscienze costituisce uno dei saperi più importanti per le scienze cognitive, il messaggio di Darwin è diventato ancor più perento­rio: l'uomo non è al centro di nulla, è un animale tra gli animali, e persino la tanto lodata razionalità che lo distingue­rebbe da loro non dimostra che egli si trovi in una posizione tanto diversa.  Le scienze cognitive mostrano che, per buone ragioni evolutive, i nostri proces­si mentali e decisionali non obbedisco­no affatto, nella vita quotidiana, ai ca­noni rigorosi imposti dalle scienze.  Si è così sviluppata una serie di saperi comuni in grado di spiegare i modi di ragionare reali degli individui, costretti da una serie di vincoli cognitivi "incon­sci" - nulla a che vedere con l'incon­scio freudiano - che le scienze cogni­tive cercano di scoprire e, talvolta, per quanto possibile, di disinnescare.  Così si sono sviluppate discipline come la fisica ingenua, la psicologia ingenua, l'economia ingenua, la biologia ingenua ecc... cioè una sede di scienze parallele che cercano di dare una spiegazione sistematica delle visioni radicate nel senso comune. «In questi saperi ingenui - scrive Legrenzi -- sono depositate delle "invarianti" del pensiero umano, dell'uomo in quanto "specie" naturale.  Sì tratta, insomma, di vincoli "naturali" e non "culturali".  La limitata razionalità umana - che caratterizza questi saperi se li confrontiamo con i canoni delle scienze vere e proprie - viene considerata come il risultato di un processo adattivo».

In altre parole la "razionalità limitata" - l'espressione è del Nobel per l'Economia Herbert Simon - è assai più confacente alle normali condizioni di vita dell'uomo rispetto alla più elaborata e più astratta razionalità scientifica. Ma è proprio studiando scientificamente le varie forme della razionalità limitata, efficace nella maggior par dei casi ma di per sé fallace, che è possibile comprendere molte caratteristiche della natura umana.  Comprendere i nostri limiti potrà aiutarci a risolvere con maggiore realismo anche una serie di problemi sociali, politici e culturali.  Legrenzi lo mostra assai bene nel capitolo finale, dedicato alla teoria dei giochi e alle sue applicazioni alle situazioni di cooperazione o di conflitto tra individui o Stati.  Inoltre, il metodo privilegiato dalle scienze cognitive ­«progettazione alla rovescia» che a partire da una facoltà data cerca di individuarne vincoli meccanismi - ricorda molto da vicino il fallibilismo popperiano. I progressi consistono non nello scoprire verità definitive, ma nell'escludere definitivamente delle falsità.  La conoscenza scientifica, dimenticate alcune ingenuità del positivismo ottocentesco ci appare così più che mai come il sapere critico per eccellenza.
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Scienze Cognitive