![]() RASSEGNA STAMPA | ![]() 12 APRILE 2002 |
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La legislazione negli altri paesi e
l'anomalia dell'Italia dove non riesce a nascere un dibattito aperto
L'entrata m vigore della
legge olandese qualche giorno fa ha riaperto anche in Italia il dibattito
sull'eutanasia. Ma se la discussione
nei Paesi Bassi rappresenta per certi versi un modello, in Italia invece da un
lato il tema rimane ignorato per la gran parte del tempo, dall'altro, quando se
ne parta, non si riesce ad uscire dalla contrapposizione del muro contro muro
per affrontare serenamente i problemi.
Si può essere, infatti, a
favore o contro le scelte del legislatore olandese (scelte che comunque sono
condivise dalla maggioranza della popolazione), ma non si può negare che
l'Olanda sia stata l'unico paese al mondo dove la questione è stata dibattuta
apertamente e senza la necessità di costruire barriere insuperabili tra i due
schieramenti. E il risultato è stato
una legge che depenalizza l'eutanasia e rende impunibile il medico che la
esegue, una volta che questi abbia accertato che le sofferenze del malato sono
insopportabili e che la scelta sia stata espressa per iscritto e sia ben
meditata.
In Europa non esiste una
legge altrettanto, avanzata. In Gran
Bretagna, l'eutanasia non è depenalizzata e il suicidio assistito non è
tollerato, ma l'Alta Corte ha appena dato ragione a una donna paralizzata dal
collo in giù, che ha chiesto di poter decidere quando spegnere la macchina che
le consente di respirare. In Danimarca,
dal 1992 è in vigore una legge che consente ai malati che temono di entrare in
uno stato che li costringa a sopravvivere solo collegati ad apparecchiatura
mediche, di lasciare disposizioni scritte affinché i medici siano autorizzati
a staccare la spina (testamento biologico).
Anche in Germania il testamento biologico viene riconosciuto e viene
tollerato il suicidio assistito, ma l'eutanasia non è ancora depenalizzata. Al di fuori dell'Europa, devono essere
segnalati i casi di Oregon e Australia.
Nel piccolo Stato del Nord Ovest dell'Unione americana un referendum ha
autorizzato l'eutanasia, ma contro di esso si è scatenata la reazione del
governo federale che ha impugnato la legge.
Ora la questione viene dibattuta in un tribunale federale, In
Australia, invece, il Territorio del Nord aveva approvato nel 1996, primo al
mondo, una legge che riconosceva come diritto del paziente l'eutanasia e il
suicidio assistito. L'anno successivo, però, il parlamento federale di
Canberra l'ha abrogata.
In Italia, invece, la
situazione è completamente diversa. Da
un punto di vista legale, l'eutanasia è equiparata all'omicidio del malato,
mentre è tollerata l'eutanasia passiva intesa come rifiuto dell'accanimento
terapeutico. E questa posizione è stata
ribadita dal ministro della Salute Girolamo Sirchia anche in occasione
dell'entrata in vigore della legge olandese. «Il problema su questo punto -
afferma Demetrio Neri, ordinario di bioetica dell'Università di Messina e
membro della Consulta di bioetica - è che in teoria sono tutti d'accordo nel
condannare l'accanimento terapeutico, mentre all'atto pratico risulta
difficile tracciare una precisa linea di demarcazione». Nel nostro paese esistono alcune proposte
di legge, ma si attende ancora l'inizio di un dibattito politico
sull'argomento. Di queste proposte, una
è stata presentata nel 1999 da alcuni parlamentari dell'Ulivo, una l'anno
successivo da parte di alcuni esponenti del verdi e nell'agosto del 2001 i
radicali hanno presentato una proposta di legge di iniziativa popolare. Anche la Consulta di bioetica ha avanzato
una sua proposta, ma per ora nessuno l'ha appoggiata.
Da un punto di vista morale, invece un problema così ricco di tempi e significati finisce inevitabilmente per diventare trasversale rispetto alla classica contrapposizione tra pensiero laico e cattolico. Ci sono posizioni nella Chiesa protestante e in quella cattolica che sottolineano l'importanza di una morte dignitosa e che distinguono tra qualità e quantità della vita. «Molti teologi ammettono che se la qualità della vita è molto bassa si possa preferire una morte dignitosa al continuare a vivere», spiega Neri. D'altra parte, molti laici favorevoli all'eutanasia diventano dubbiosi di fronte alla possibilità di legalizzarla formalmente, temendo «il pendio scivoloso che conduce all'eutanasia di persone non consenzienti». In Olanda, del resto le statistiche sottolineano come ci siano un migliaio di casi di questo tipo ogni anno. «Ma almeno in quello Stato il problema è alla luce del sole e si può intervenire per risolverlo - continua Neri - mentre in Italia tutto avviene in una cappa di silenzio e non si conoscono le reali dimensioni della questione».