![]() RASSEGNA STAMPA | ![]() 12 APRILE 2002 |
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L'attualità del teologo luterano,
martire tedesco del nazismo
Alle prime luci dell'alba del
9 aprile 1945 Dietrich Bonhoeffer (pastore luterano, uno fra i massimi
teologi del Novecento, membro attivo della resistenza al nazismo) viene
impiccato a Flossenburg, per ordine del Führer in persona. Aveva 39 anni.
Dietrich Bonhoeffer é
sicuramente un caso singolare nel panorama della teologia contemporanea, Ed è
significativa la fortuna arrisa a questo teologo dopo la sua morte. In Italia a dare risalto all'autore di Resistenza e Resa era stato nel 1969 Italo Mancini con una ricostruzione
complessiva del pensiero bonhoefferiano.
Due anni prima veniva pubblicata quella che a tutt'oggi è considerata la
più importante biografia dedicata a Bonhoeffer, quella dell'amico Eberhard
Bethge. Una biografia che metteva in
luce lo stretto legame esistente tra la vita e il pensiero di Bonhoeffer. Prospettiva che nel 1971 veniva confermata
dall'importante lavoro di Feil, il quale estendeva al versante teorico
l'analisi sviluppata da Bethge.
Recentemente, Alberto Gallas ha proposto una magistrale
ricostruzione del cammino di fede e di pensiero del teologo tedesco.
Il rischio per m'opera che
gode di una fortuna postuma é quello di essere catturata dentro infinite maschere
che non gli appartengono. Se poi a
questo aggiungiamo il fatto che Bonhoeffer non ha lasciato opere sistematiche,
allora il rischio di una facile appropriazione acritica da parte di chicchessia
diventa ancora più allarmante. Infatti
si tradirebbe Bonhoeffer se non si leggesse tutta la sua teologia e la sua testimonianza di credente alla luce della Parola di Dio che resta l'unica chiave
di lettura possibile per decifrare il rapporto fra ultimo e penultimo; fra
teologia e storia; fra l'annuncio della salvezza e la sua realizzazione; fra
già e non ancora; fra fedeltà a Dio e alla terra.
In anni in cui lo smarrimento
delle coscienze era reso più acuto dalla tragedia dei totalitarismi e dai campi
di sterminio, Bonhoeffer ha scelto la strada dell'esposizione della propria
esistenza, della testimonianza forte e intransigente.
Le tappe fondamentali della
vita e della ricerca di Bonhoeffer illustrano ampiamente la ricchezza e la
complessità di un laboratorio teologico che culmina in opere come Sanctorum
Communio, Sequela, Etica e Resistenza
e Resa. La sua opera, però, non
sarebbe comprensibile senza l'intensa attività pastorale che Bonhoeffer seppe
dispiegare. Solo questo intreccio di
pensiero e azione; solo questa riflessione su Dio e sull'essere umano come
essere plurale, irriducibile a strutture e fondamenti o principi esplicativi
che non siano nutriti della carne e del sangue di uomini e donne con nome e
cognome, poteva determinare una delle critiche più radicali alla tradizione
teologica e filosofica occidentale.
Solo in questo senso Bonhoeffer poteva affrontare la frammentazione
della modernità e tentare di coniugare l'esigenza di un cristianesimo integralmente
vissuto con quella di un mondo diventato adulto.
Qui si apre la scena sulla
quale appaiono le questioni e le interrogazioni bonhoefferiane: la dimensione
dialogica della teologia, il recupero originale dei contenuti (delle Scritture ebraiche e cristiane, la sequela
di Cristo, la Chiesa, la teologia della Croce, l'incarnazione, la questione
ebraica («soltanto chi alza la voce a favore degli ebrei può cantare il
gregoriano»), l'ecumenismo, la testimonianza contro il nazismo nella «Chiesa
Confessante», la dottrina della giustificazione, la non-religiosità del mondo
moderno, l'etica della responsabilità.
Bonhoeffer ricorda nella sua
opera una figura paolina, quella dell'ánthropos
téleios. Chi è l'ánthropos téleios? (cui
si è richiamato Alberto Gallas, nel suo libro sul teologo luterano).
Per rispondere a questa
domanda decisiva occorre, sia pure di sfuggita, ricordare una delle questioni
centrali della filosofia heideggeriana che ha attraversato il dibattito filosofico
di questo secolo: quella del rapporto fra esistenza autentica e inautentica. L'immagine di uomo che per Bonhoeffer
simboleggia l'esistenza inautentica è l'uomo dalle due anime, dal cuore
diviso, che accetta i conflitti e le contrapposizioni come un dato statico e
insuperabile della realtà; mentre colui che mette in movimento i conflitti, e
ristabilisce una relazione tra i poli contrapposti, é l'ànthropos téleios, l'uomo compiuto, nella cui essenza si realizza,
consapevolmente o inconsapevolmente, sia egli «cristiano» o sia «pagano»,
l'invito di Gesù ad essere téleioi,
appunto «perfetti».
L'ànthropos téleios è l'uomo che sa vivere autenticamente la propria vita, non
nell'anticipazione della morte, ma nell'essere per gli altri, nella
responsabilità per altri, nell'ascolto, nel dialogo. Il Moderno, la Secolarizzazione introducendo un «mondo senza
Dio», un mondo dal quale tutti «gli dei sono fuggiti» segna anche la «fine di
tutte le cose», di tutte le «grandi parole», dei «valori». Ha senso dunque cercare ancora Dio? La risposta di Bonhoeffer è netta. Se la volontà di Dio é la libertà dell'umanità, in nome di questa
libertà egli si lascia espellere dal mondo sulla Croce.
L'impotenza di Dio, il
lacerante problema della finitezza, rendono più acuta la necessità di un
pensiero che non dichiari il suo lungo addio dalla vita. La responsabilità per altri non è la
risposta, debole, alla sconfitta di Dio nel Moderno, ma il tentativo di
guardare alla salvezza come a qualcosa di essenziale, persino sotto la forma
della marginalità, del vuoto, del frammento.
Un Dio che salva nonostante tutto e salva nel cuore del «villaggio».
Gli interrogativi di Bonhoeffer rimangono centrali ed essenziali per tutti coloro che amano il fascino rischioso del pensiero in cui ne va della vita stessa.