RASSEGNA STAMPA

11 APRILE 2002
TULLIO REGGE
I paraocchi sull'ambiente

Diluviano gli appelli am­bientali.  Punto qualificante di ogni appello che si ri­spetti rimane il "Principio di pre­cauzione" di cui esiste ormai una dozzina di versioni tutte candida­te al rango di verità suprema.  Ci­tiamo quella di Scienza e Ambiente 2002: «Quando ci si propone di introdurre nuove sostanze o nuo­ve tecnologie nell'uso quotidiano bisogna partire dalla presunzione che esse possano avere un effetto nocivo sull'uomo; perciò, prima di commercializzarle e utilizzarle su larga scala, bisogna sottoporle ad un'analisi preventiva dei dan­ni e dei benefici che possono procurare alla salute dell'uomo e del­l'ambiente in cui l'uomo vive».

Il principio ha importanti con­seguenze sul piano legale.  L'one­re della prova ricade su chi introduce nuove sostanze e fin qui non ho obiezioni.  Il principio richiede tuttavia un approccio molto seve­ro nella Valutazione preventiva dei danni, un punto su cui occor­re procedere con cautela.  In primo luogo occorre un autority al di sopra di ogni sospetto che decida le regole ma l'esperie­nza re­cente dimostra che queste istitu­zioni sono solitamente riserva di caccia dei politici.  Il danno inflit­to da una sostanza deve essere inoltre confrontato con i possibili benefici secondo la logica del me­no peggio.  Un esempio ben noto è quello della Sardegna dove il Ddt ha posto fine alla malaria, e i pos­sibili effetti negativi, peraltro temporanei, sono stati ampia­mente compensati dalla scom­parsa di un morbo secolare.  Oggi sconsiglierei in ogni caso l'uso massiccio del Ddt.

Conta il contesto storico ed am­bientale e non possiamo ridurre il principio ad una rudimentale applicazione di sì/no separati per ciascuna sostanza o tecnologia.  Collegato al principio di precauzione il "riduzionismo biologico", una tesi che poggia su due ipotesi non sempre valide: (a) le esposi­zioni ambientali che contano so­no poche ed agiscono ad alte dosi; (b) la prevenzione e la terapia del­le malattie poggiano sul controllo di queste esposizioni.

La 'analisi preventiva dei dan­ni e dei benefici che possono pro­curare alla salute dell'uomo e dell'ambiente in cui l'uomo vive, non è purtroppo impresa per i te­neri di cuore.  Occorre precisare la scala dei tempi: la sicurezza asso­luta non esiste ma in compenso impera il senno di poi e il delirio burocratico, endemico in Italia sin dai tempi di Costantino.  Nes­suno può anticipare cosa accadrà fra poche decine di anni e la pre­tesa di salvare l'ambiente con una serie di sí e no è arrogante.  Così co­me appare il principio sembra lo strumento perfetto per bloccare sviluppi ideologicamente indesi­derabili, basta tirare sul prezzo.  La storia naturale ci insegna che la stessa esistenza dell'uomo è do­vuta a una serie fortuita di disastri planetari, al più possiamo accontentarci della navigazione a vista.  Infine la complessità degli organi­smi viventi non consente una analisi preventiva sicura al 100%.

Il principio è incompleto e di­strae l'attenzione da aggressori ben noti da tempo.  Si preoccupa molto per le nuove sostanze ma nulla dice su prodotti e abitudini nefaste da sempre in libera circolazione.  La pletora di appelli che ci piove addosso si riduce a un silen­zio di tomba sul tabacco e in gene­re su prodotti tradizionali nocivi alla salute.  Quelli che si indignano per un biscotto contenente mais Ogm guardano dall'altra parte o danno segni di noia e insofferen­za quando si citano i 35.000 casi di tumore l'anno causati dal fumo in Italia, il parlar male del fumo non è "in".  La cosiddetta "sindrome X", l'associazione tra obesità, ipertensione, diabete e malattie cardiovascolari (cui si possono aggiungere verosimilmente i tu­mori del colon) è estremamente diffusa nel mondo moderno ed è quasi certamente legata a errata alimentazione incoraggiata da aberranti pratiche commerciali.  Dicono che il pesto fatto con ger­mogli di basilico contenga metileugenolo, un potente canceroge­no. Sarà vero?  Varrebbe la pena di controllarlo ma i nostri irriducibi­li contestatori delle magliette di cotone Ogm continueranno a guardare dall'altra parte.  Metà della cause che scatenano i tumo­ri sono ancora ignote e potrebbe­ro essere collegate a sostanze di uso comune ed al di sopra di ogni sospetto, lo era l'amianto fino a pochi decenni or sono.  Il princip­io non basta, occorre potenziare la ricerca epidemiologica e avviare una campagna di informazione adeguata che ci liberi dalla pleto­ra di leggende metropolitane care a tanti attivisti dell'ambiente.
inizio pagina
vedi anche
Ecologia