![]() RASSEGNA STAMPA | ![]() 5 APRILE 2002 |
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Le staminali prelevate dopo il parto
cureranno il primogenito affetto da leucemia
Un figliò in grembo per
salvarne un altro. Per porre fine al
calvario del primogenito nato con una emopatia infantile, aggravata dalla
chemioterapia antiblastica che gli ha distrutto le cellule progenitrici, affetto
da leucemia acuta, malattia terribile, di quelle che potrebbero essere
combattute e vinte soltanto con un trapianto di cellule staminali. La giovane mamma sa che una speranza c'è e
quel figlio lo vuole, rischiando in prima persona perché la gravidanza,
dicono, non è delle più facili, anzi, si presenta a rischio. Con le lacrime agli occhi per la gioia dice
sì ai medici che le spiegano che «il suo primo figlio avrà elevatissime
possibilità di guarire grazie al fratellino che non è ancora nato».
E
Salvatore nasce, ed è emozionata Maria Costanza Talarico, ginecologa, quando
effettua la raccolta di sangue dal cordone ombelicale durante il parto
cesareo: la mamma di Salvatore (non è questo il nome del bambino, ma qualcuno
lo chiama così perché salverà il fratellino) non ci ha pensato due volte nel
chiedere e ottenere che da quel sangue vengano preservate le cellule staminali
in vista di un trapianto sul primogenito, intervento che i medici del Centro
trapianti di midollo della divisione di ematologia degli Ospedali riuniti di
Reggio Calabria sono pronti a fare «il più presto possibile».
Quando
la mamma, catanzarese, donna colta e combattiva, resta incinta di Salvatore
la sua vita è segnata da anni drammatici, vissuti tutti tra ospedali e
problemi per il primo figlio. Ha letto
di scoperte scientifiche, di trapianti, di cellule staminali. La sua storia viene raccolta dalla
ginecologa, alla prima visita in ospedale.
Ed è proprio Maria Costanza Talarico, laurea a Firenze,
specializzazione a Padova, esperienze al Centro trasfusionale e di immunologia
dei trapianti dell'Ospedale Maggiore di Milano diretto dall'attuale ministro
della Salute Girolamo Sirchia, a confermarle la possibilità di un trapianto
per il figlio ammalato, prelevando le cellule staminali dal bimbo che ha in
grembo. La donna non ci pensa due
volte. E tutta la gravidanza è vissuta
col batticuore, con l'obiettivo di dare alla luce un bambino e ridare una speranza,
così, al fratello maggiore.
Il prelievo è stato effettuato al momento del parto in condizioni di sterilità delle cellule, e soprattutto di sicurezza per la madre e per il neonato, venuto alla luce dopo un cesareo. Tutto è andato bene. Le cellule staminali raccolte - spiegano i medici - sono adeguate al trapianto da effettuare. Secondo il primario Pasquale Talarico sarebbe importante creare, a Catanzaro dove vengono effettuati duemila parti all'anno, un'equipe in grado di prelevare, certificare e stoccare in azoto le cellule staminali che «hanno capacità evolutivi multidirezionali».