RASSEGNA STAMPA

3 APRILE 2002
FEDERICO UNGARO
L'eutanasia olandese divide i medici

La scelta dell'Aja fa discutere.  Un passo avanti per la consulta di bioetica.  Inaccettabile per i cattolici

L'entrata in vigore della legge olan­dese sull'eutanasia ha ridato nuovo vigore anche in Italia a un dibattito che, da qual­che tempo, sembrava essersi sopito.  Da un lato ci sono i sostenitori dell'eutanasia, che sottolineano come i pazienti abbiano il diritto di decidere se porre fine alla propria vita e dall'altra coloro che ritengono che la vita sia sacra e che debba essere rispettata anche nei momenti più gravi e difficili.  Tra questi ultimi, ovviamente, so­no maggioranza (ma non ne rappresenta­no la totalità) i cattolici.

A favore dell'eutanasia è il professor Maurizio Mori, segretario della Consulta di Bioetica. «La legge olandese - dice Mo­ri - rappresenta un passo in avanti nell'au­todeterminazione delle persone, che han­no così non solo la facoltà, ma anche il diritto di poter richiedere l'aiuto degli al­tri per poter morire.  In certe situazioni ­aggiunge - l'eutanasia appartiene a quel­l'insieme di scelte, che consente ad una persona di poter gestire autonomamente la propria vita.  Ritenere che ogni individuo non abbia questo diritto è frutto di tabù e di credenze».

«Bisogna capire - spiega Carlo Alber­to Defanti, primario neurologo all'Ospe­dale Niguarda di Milano - che il proble­ma dell'eutanasia si è posto in seguito ai grandi passi in avanti della medicina mo­derna che oggi può prolungare per molto tempo il processo naturale che porta alla morte».

«La possibilità che una persona possa decidere autonomamente come compor­tarsi se si dovesse trovare in una situazio­ne di questo tipo, mi sembra un passo in avanti», conclude l'esperto.

«Come medico che si occupa di cure palliative - riprende Franco Toscani, presidente del comitato etico della Fondazio­ne Floriani - vivo l'eutanasia come una sconfitta per questo tipo di pratica.  Pur­troppo si deve accettare la realtà che non sempre queste cure sono in grado di eliminare il dolore.  E in situazioni del genere è difficile non pensare che un individuo non abbia il diritto di decidere autonoma­mente cosa fare».

«La scelta olandese - continua Tosca­ni - mi trova favorevole, anche perché in Olanda hanno trovato il modo di discute­re civilmente e senza alzare steccati con­trapposti su questo difficile tema».

«Sosteniamo il diritto della persona di affrontare la morte senza sofferenze e senza dolore», commenta Claudio Cricelli, presidente della Società Italiana di Me­dicina Generale. «Se in questo paese arri­vasse una legge che consenta al medico di praticare l'eutanasia passiva, quella in cui il medico aiuta il paziente ad affrontare la morte sollevandolo da tutte le sofferenze, credo che tutti i medici non solo sarebbe­ro tenuti ad applicarla ma sarebbero an­che d'accordo».

Tra coloro che sono contrari, ci sono il teologo Marco Doldi, Giuseppe del Barone, presidente della Federazione nazionale degli ordini dei medici chirurghi e degli odontoiatri e Paolo Cattorini, profes­sore di bioetica all'Università dell'Insu­bria di Varese.  Doldi definisce la legge olandese «un'ombra preoccupante per tutti i paesi europei, fonte di nuovi e acce­si dibattiti come quella sull'aborto».  Per Doldi, l'eutanasia non è un'espressione di libertà individuale, ma è una pratica con­dannata dalla Chiesa che «distingue op­portunamente tra la disumanità dell'acca­nimento terapeutico e la bontà delle cure palliative e dell'assistenza personale al ma­lato».

Giuseppe del Barone sostiene che «la professione medica è da sempre rivolta alla tutela e alla salvaguardia della salute umana.  Se non è possibile guarire, il dove­re dei medici è alleviare il dolore, sempre nel rispetto della vita.  Pertanto non possia­mo non accogliere negativamente la nor­mativa olandese che, pur in determinate situazioni consente ai medici di esercitare un ruolo attivo nel procurare la morte di un paziente».  Contrario alla normativa olandese anche Cattorini.  Secondo il bioe­tico, «la legge approvata nei Paesi Bassi apre più problemi di quanti ne risolva.

Anzitutto perché dà ai medici un ruolo di enorme importanza.  Basti pensare che le statistiche dicono che in Olanda ci sono già stati mille casi di eutanasia senza espli­cita richiesta da parte del paziente, Poi perché rafforza l'impressione tutta occi­dentale che una vita non produttiva non sia degna di essere vissuta».

«Secondo me - conclude Cattorini ­regolare questa materia per legge significa prendere una scorciatoia pericolosa.  La cosa migliore è agire su due piani diversi: la diffusione delle cure palliative e la lotta contro l'accanimento terapeutico».
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