RASSEGNA STAMPA

2 APRILE 2002
CARLA MASSI
Sirchia: "Io resto contrario"

Monsignor Sgreccia tuona: "E' un'offesa alla dignità umana"

Né eutanasia, né accanimento terapeutico. Né diritto al malato di essere "ucciso", dunque, e neppure la prosecuzione di una cura che non potrà guarire. Piuttosto, lo dice il ministro della Salute Girolamo Sirchia "va rispettata la volontà del paziente a non subire cure che non vuole". Il Piano sanitario appena presentato al Consiglio dei ministri dedica una parte cospicua del programma proprio alla terapia del dolore, al diritto che un malato deve avere di potersi avvicinare alla morte con dolcezza. Senza il tormento della sofferenza.

Il ministro

Si legge, dunque, con altri occhi, all'indomani della decisione olandese, quel capitolo del Piano sanitario. Spiega il ministro Sirchia accusato di aver dato, proprio con quel testo, una sorta di via libera all'eutanasia: "Il rifiuto dell'accanimento terapeutico da parte di un malato capace di intendere e di volere è un caso ben diverso rispetto al diritto di essere uccisi. Che è, appunto, l'eutanasia e contro la quale, non c'è dubbio, mi schiero".

I medici di famiglia

I sessantamila medici di famiglia, tra pochi giorni, si confronteranno con la legalizzazione olandese. "Metterò la questione all'ordine del giorno - fa sapere Mario Falconi, presidente della Fimmg,la federazione che li rappresenta - così si capirà qual è l'orientamento della categoria". E poi confessa: "Molti già praticano l'eutanasia passiva, io stesso non mi tiro indietro". Parla a titolo personale: "Nella mia attività professionale, quando mi sono trovato di fronte a pazienti terminali, ne ho parlato con i parenti e ho garantito quanto bastava per non farli soffrire. Nella situazione certa di non ritorno non ho alcun dubbio: se ci fosse una legge in Italia che permettesse l'eutanasia attiva io non mi sottrarrei.

Le cure palliative

Una terza via, tra l'eutanasia e l'accanimento terapeutico, c'è: le cure palliative. Le terapie del dolore capaci di migliorare gli spiccioli di vita che restano ad un malato grave. "Morire lontani dalla sofferenza - spiega la dottoressa Cristina Rebuzzi responsabile regionale della Società italiana cure palliative - è possibile. Evitando, appunto, l'eutanasia e anche la prosecuzione di una terapia che non può guarire. Oggi, con équipe formate negli ospedali da diversi specialisti, (l'anestesista, l'oncologo, lo psicologo e il nutrizionista) possiamo lavorare sui sintomi, accompagnare le persone nell'ultimo periodo della vita senza la sofferenza. E' quasi sempre il paziente che chiede di non sentire più dolore. Sa quando è arrivato il momento di cambiare terapia".

Il Vaticano

"L'accanimento - ricorda monsignor Elio Sgreccia, vicepresidente della Pontificia Accademia per la vita - è la continuazione di un trattamento inefficace o comunque sproporzionato. Ed, in quanto tale, è un'offesa alla dignità umana, come ha affermato il Papa. Non si può ammettere che l'uomo è padrone della vita, non ha questo diritto".

La battaglia politica

Tra i politici si annuncia già battaglia. Il senatore di An, Riccardo Pedrizzi promette che si batterà contro ogni tentativo di introdurre in Italia lo stesso principio olandese. Mentre, sul fronte opposto, Giuliano Pisapia, parlamentare di Rifondazione, chiede un confronto "senza pregiudizi". "In questo senso - spiega Pisapia - va la proposta di legge da me presentata alla Camera che prevede la possibilità dell'eutanasia con precisi e rigidi vincoli come la dichiarazione scritta dell'interessato". "Una libertà nichilista senza vincoli e senza responsabilità, un'antilibertà" ribatte Pedrizzi.
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