![]() RASSEGNA STAMPA | ![]() 2 APRILE 2002 |
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La legge approvata in Olanda che ammette il ricorso all'eutanasia
ha scatenato il dibattito in Italia
Montanini: espressamente vietata dal codice di deontologia medica
La legge approvata in Olanda che ammette il ricorso all'eutanasia ha scatenato il dibattito in Italia. Critico è il prof. Salvatore Montanini - direttore di Anestesia e rianimazione all'Università di Messina, nonché presidente della Siaarti (Società italiana di anestesia analgesia rianimazione e terapia intensiva) - che ha affermato che molte dichiarazioni denotano "una insufficiente e superficiale conoscenza del lessico e dell'argomento trattato, tali da generare fraintendimenti nell'opinione pubblica e smarrimento negli operatori". "Si accosta impropriamente - ha detto Montanini - la morte cerebrale, che ai sensi della legge 578 del dicembre del 1993 è la morte dell'individuo, e che va accertata al fine di certificare la morte in terapia intensiva, con l'eutanasia". "Quest'ultima - ha spiegato Montanini - che consiste invece nella soppressione intenzionale di una persona su sua richiesta, ad esempio con la somministrazione di sostanze letali, è espressamente vietata dal codice di deontologia medica ed è perseguibile penalmente". Il presidente della Siaarti ha anche spiegato che: "Non hanno nulla a che vedere con un atto eutanasico la rinuncia ad intraprendere o la decisione di sospendere terapie sproporzionate per eccesso, che configurano un accanimento terapeutico e non prolungano la vita, bensì l'agonia". Montanini ha anche spiegato che l'articolo 32 del Codice di deontologia già prevede il diritto del paziente di non essere sottoposto a terapie non volute: "L'articolo - ha detto Montanini - recita che, in presenza di documentato rifiuto di persona capace di intendere e di volere, il medico deve desistere dai conseguenti atti diagnostici e curativi, non essendo consentito alcun trattamento medico contro la volontà della persona". E il ministro per le Politiche comunitarie, Rocco Bottiglione, parla di "regresso di civiltà". "Il diritto al suicidio - ha detto Buttiglione - esiste già, ma il diritto di uccidere un'altra persona è molto grave e preoccupante". Il ministro ha comunque sottolineato di essere contro anche "l'accanimento terapeutico, cioè tutte quelle procedure che ritardano un processo di morte già iniziato". "Però - ha concluso - una cosa diversa è ammazzare una persona, una persona malata il cui consenso, in queste situazioni, può essere carpito facilmente". E mentre per l'Associazione medici cattolici italiani, il ricorso all'eutanasia "è una sconfitta per l'uomo, per la medicina e per la società", Silvio Viale, presidente dell'Associazione radicale "Adelaide Aglietta" replica a quanto dichiarato dal ministro della sanità Girolamo Sirchia: "La legge approvata in Olanda sull'eutanasia è di alto valore etico e civile, rispettosa dei valori e delle convinzioni di tutti e ciascuno. In essa si riconosce che un paziente ha il diritto di essere assistito nella morte e che un medico ha il diritto di assisterlo". "Sirchia - sostiene Viale - è un ipocrita perché non vuole vedere come nella giungla delle sofferenze della realtà italiana si stia sempre più diffondendo la cattiva eutanasia. Cattiva eutanasia poiché spesso la semplice sospensione passiva delle cure implica spesso una cattiva morte, ancorché anticipata". E il presidente della Federazione degli Ordini dei medici (Fnomceo), Giuseppe Del Barone, ribadisce il "no" all'eutanasia. La legge olandese che legalizza l'eutanasia, dice, "getta un'ombra sinistra" sulla professione medica, "da sempre rivolta alla tutela e alla salvaguardia della salute". Dal canto suo, interviene anche Claudio Cricelli, presidente della Società italiana di Medicina generale: "No all'eutanasia attiva, sì al diritto delle persone di affrontare la morte senza sofferenze".