![]() RASSEGNA STAMPA | ![]() 24 MARZO 2002 |
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A
trent'anni dalla pubblicazione dell'Origine
della Specie, il presidente
della Royal Society di Londra Thomas Huxley poteva affermare che il nome di Charles
Darwin stava ormai saldamente accanto a quello di Isaac Newton e Michael
Faraday. Il «bulldog di Darwin» -
come lo stesso Huxley si definiva - aggiungeva che se trent'anni prima «si
fosse tenuto un consiglio generale degli scienziati della Chiesa saremmo stati
condannati a stragrande maggioranza» mentre «se un consiglio del genere si
radunasse oggi, la sentenza sarebbe di natura diametralmente opposta».
Eppure,
gli «intensi sentimenti» suscitati da quell'opera in campo religioso
suggerivano allora a Francis Darwin di sopprimere i passi dell'autobiografia
in cui il padre dava conto del lungo cammino che, dall'iniziale adesione alla
lettera della Bibbia, lo aveva portato «per quanto renitente» ad un completo
rifiutò del credo religioso. «L'uomo nella sua arroganza si pensa una grande
opera. Degna dell'interposizione di una
divinità», annotava ad esempio Darwin nei suoi Quaderni di appunti. E
ancora: «Il fatto che le circostanze abbiano dato all'ape l'istinto non è meno
meraviglioso del fatto che abbiano dato all'uomo l'intelletto». Le circostanze. Al posto del «disegno della Provvidenza» Darwin non ha
richiamato in vita la divinità pagana del Caso, sostiene Huxley. «C'è una
teleologia più ampia, che non è toccata dalla dottrina dell'Evoluzione» e si
basa sulla «proposizione fondamentale» secondo cui il mondo degli esseri viventi
non «è il risultato della reciproca interazione, secondo leggi determinate,
delle forze appartenenti alle molecole che componevano la nebulosa originaria
dell'universo».
Darwinism è per Huxley termine che abbraccia non solo la teoria
darwiniana della selezione naturale, ma una vera e propria concezione
filosofica di ispirazione materialista.
La discussione delle tesi di Huxley illumina la prospettiva in cui si collocano
queste pagine di Lorenzo Calabi («I quaderni metafisici di Darwin. Teleologia, "metafisica", causa
finale», Edizioni ETS, Pisa 2001, pagg. 134, e 10,33). Riflessioni suggerite dall'analisi dei Quaderni metafisici di Darwin, che sono
parte considerevole delle oltre cinquecento pagine a stampa dei Quaderni di appunti, redatti tra il 1836
e il 1844, e nucleo originario dell'Espressione
delle emozioni nell'uomo e negli
animali. Darwin come Faraday e
Newton, dice Huxley con un accostamento che a Calabi richiama quello analogo di
Freud, che vede in Copernico e Darwin i protagonisti delle due grandi
mortificazioni dell'«ingenuo amore di sé» degli uomini che hanno preceduto la
terza, quella provocata dall'«odierna indagine psicologica».
Nei
Quaderni metafisica, osserva Calabi,
Darwin «si appoggia sulla moderna metafisica, riconcepita secondo la lezione di
Locke come una filosofia della mente» per sostituire all'idea antica di
«albero della vita» una nuova immagine altrettanto suggestiva. «L'albero della
vita - annota Darwin nei Quaderni -
dovrebbe forse chiamarsi il corallo della vita, base dei rami morta, cosicché i
passaggi non si possano vedere». I
passaggi della «discendenza con modificazioni» che stanno alla base della
propria teoria. «Lavoravo sulla base di veri principi baconiani e senza alcuna
teoria raccoglievo fatti su grande scala».
Darwin racconta di aver continuato nella sua «indagine sistematica» per oltre un anno, fino all'ottobre del 1838. A quell'epoca, «mi capitò di leggere per divertimento Malthus sulla Popolazione». Darwin ricorda di essere stato colpito dall'affermazione che «le variazioni favorevoli tendono ad essere conservate e quelle sfavorevoli ad essere distrutte. Il risultato di ciò sarebbe la formazione di nuove specie. Qui, dunque, avevo finalmente trovato una teoria mediante la quale lavorare». Come un «Newton del filo d'erba», conclude Calabi, coniugando «i veri principi baconiani» con le idee di Malthus in cui s'era imbattuto «Per divertimento».