![]() RASSEGNA STAMPA | ![]() 23 MARZO 2002 |
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Franco Volpi, intellettuale «liberal»,
racconta il suo interesse per il pensiero dei filosofi tradizionalisti, per
anni considerati tabù e ora riscoperti in chiave «no global»
Si riconosce negli
intellettuali della più diversa posizione ideologica la tendenza ad attribuire
all'esoterismo un marcato segno politico. Umberto Eco in Il fascismo eterno, (compreso nei Cinque scritti morali, Bompiani)
considera le attitudini elitarie, aristocratiche, esclusive e irrazionaliste
proprie del pensiero esoterico, come le caratteristiche di un perpetuo
«Ur-fascismo». Elemire Zolla,
d'altra parte, nell'introduzione all'antologia I mistici dell'Occidente (Adelphi), contrappone polemicamente la
verità della mistica a quella secolarizzata e democratica (dunque
nazionalista ed egualitaria) conquistata per progressiva spoliazione dai
nobili blasoni dell'aristocrazia e dai sacri simboli della religione. L'idea di una verità come «smascheramento»,
«denudamento» nel senso dello «svestire dei loro abiti - scrive Zolla - clero
e aristocrazia» costituisce la caratteristica eminente del pensiero moderno
che, a partire dall'Illuminismo, acquista coscienza di sé come di una
progressiva emancipazione da oscurantismo (e occultismo).
Sulla immediata colorazione
politica assegnata a due forme di pensiero tanto opposte (schematicamente, da
una parte, a sinistra, ragione universale, spiegazione pubblica e democratica
delle idee, ottimismo pedagogico e concezione positiva del progresso;
dall'altra parte, a destra, simbolismi occulti e irrazionali, élite di adepti, rapporto verticale con
il sacro, immagine negativa dello sviluppo storico) abbiamo interrogato
Franco Volpi. Intellettuale vicino
alla sinistra, collaboratore della Repubblica, docente di filosofia
all'università di Padova. E curatore
del volume Novecento occulto di
Gerhard Wehr.
Perché il pensiero esoterico è considerato un pensiero di
destra?
«Alla base di questa associazione, che riguarda anche il mito e lo
studio delle religioni (si pensi a Mircea Eliade), c'è la convinzione che la
verità sia il risultato di un lavoro razionale, cumulativo e discorsivo cui
prende parte tutta l'umanità nel suo insieme.
C'è l'idea di quella che Kant e gli illuministi chiamavano la rasonnierende Offentlichkeit, la quale
non ammette, che ci possa essere un sapere "segreto",
"occulto", riservato a pochi.
In realtà la convinzione che ci siano cose difficili da intendere, le
quali sono accessibili solo a pochi iniziati, è antichissima. Essa sta alla base, per esempio, delle
dottrine non scritte che Platone professava nell'Accademia. Nel mondo moderno si afferma invece la
convinzione che tutti debbano avere accesso a tutto, e chi mantiene l'idea
tradizionale di un sapere esoterico è considerato antimoderno,
antiprogressista, e quindi semplicisticamente di destra».
Perché la maggior parte degli autori citati da Gerhard
Wehr (Guenon, Evola, Ziegler), tutti assegnati dagli interpreti alla
destra preferirono definirsi impolitici?
«In genere questi autori
mirano a cogliere una realtà spirituale o metafisica. Dunque una realtà che sta oltre il piano della storia e della
politica. Nessuno di loro si ferma all'immanenza, ma mira a una verità metempirica,
spirituale. La conversione dell'uomo
che essi aspirano a provocare non si situa sul piano politico, bensì su quello
spirituale».
Come spiegare la critica alla modernità (dunque,
l'atteggiamento conservatore, antiprogressista) di tanti esoteristi?
«Se si considera che l'idea
di un'opinione pubblica critica e di un sapere universale cui tutti prendono
parte è una delle conquiste della modernità, è chiaro che gli esoteristi,
difendendo il sapere esoterico e il diritto all'iniziazione e all'eccellenza,
non possono non opporsi alla modernità.
A ciò si aggiunge il fatto che gran Parte degli esoteristi interpretano
la storia non in senso progressista come una Grande marcia dell'umanità verso
il meglio, bensì come una
decadenza. Alcuni, come Guenon o Evola,
riprendendo la dottrina orientale delle quattro età, ritiene che oggi
l'umanità si trovi nell'età oscura del Kah-yuga, la quale si trova ormai molto
lontana dalle sacre verità custodite dalla Tradizione. E vedono una conferma di ciò nella deriva
consumistica e materialistica delle società industriali di massa che si impongono
ormai su scala planetaria.
Non
solo. Dal punto di vista dell'esoterismo,
la civiltà occidentale costituisce una singolare anomalia della storia: è
l'unica basata su principi materiali ed estranei al valori dello spirito. Valori che risultano perciò destinati
esclusivamente a una ristretta cerchia di eletti».
Julius Evola, autore maledetto dai moderni:
sono più pericolose le sue tesi
razziste o il suo esoterismo?
«Gerhard Wehr ha di Evola una
visione particolare. Lo presenta come
un ermetico. Valorizza la sua
conoscenza della tradizione iniziatica dell'ermetismo, dell'alchimia, della
tradizione del Graal. Relativizza
invece il suo neopaganesimo e la sua polemica anticristiana, assegnandola alla
particolare situazione storica dell'Italia degli anni Venti, interpreta anche
la sua idea di aristocrazia come esclusivamente basata sui valori dello
spirito, e non del sangue o della razza.
In verità, rispetto alla gran parte degli esoteristi, e allo stesso
Guénon, cui per altro si ispira, Evola intrattiene un rapporto molto più
stretto con la politica. Il controverso
barone, infatti, considera la via iniziatica della regalità, dell'azione e
della spada, come paritetica rispetto a quella del sacerdozio e della vita
contemplativa. Inoltre il suo
interesse per le dottrine orientali non è esclusivo e alternativo rispetto alla
tradizione occidentale. Basta pensare
alla sua interpretazione di Stirner o di Nietzsche, con la sua valorizzazione
dell'individuo e della sua potenza.
Evola ha dunque una posizione particolare: attacca la modernità,
l'epoca che frana, ma si cala completamente in essa per lottare e testimoniare. Cavalca la tigre».
Qual è l'attualità di Evola, di cui si continuano a
ristampare le opere? Le edizioni
Mediterranee hanno appena pubblicato la quinta edizione di Gli uomini e le
rovine. Cawalcare la tigre è
arrivata alla sesta edizione (2000),
alla quarta nel '97, dopo numerose ristampe
della terza) Rivolta contro il mondo moderno.
«Non è un caso. Julius Evola è stato definito "Il
Marcuse di destra". Pur trattando
di argomenti spesso complessi e difficili, pur non lesinando i riferimenti
dottrinali, sa scrivere e parlare a molti. E' chiaro, tagliente, vistosamente
interessato a incidere sulla realtà attuale, di cui è attento
osservatore. E' tutt'altro che avulso
dal nostro tempo, ed è per questo che, nonostante l'ostracismo; nonostante gli
aspetti controversi della sua personalità e della sua opera, continua a essere
letto».
Una divulgazione del pensiero esoterico non è
operazione contraddittoria?
«La contraddizione è solo apparente. E' vero che il pensiero esoterico, contrapposto all'essoterico, dovrebbe per definizione restare segreto nel suo nucleo dottrinale. E le tradizioni iniziatiche vincolano gli adepti a mantenere la segretezza. Ma ciò non significa che non sia possibile studiare il fenomeno, introdurre il lettore che lo desideri a una prima presa di contatto, presentandogli i principali maestri e le principali correnti. La diffusione di un fenomeno come la new age mostra la presenza di tale interesse nel nostro tempo. Il libro di Wehr è in questo senso un ottimo strumento».