RASSEGNA STAMPA

17 MARZO 2002
CLAUDIO DE CARLI
L'esperto: ecco perché l'elettrosmog non esiste

«Concordo con il rapporto dei saggi: prima di creare allarmismi andrebbero trovate le prove scientifiche»

L'allarme ambientale sempre più concentrato sull'inquinamento da campi elettromagnetici non è confortato da rigore scientifico.  E' una delle conclusioni della Commissione istituita dal governo che ha formulato una richiesta pre­cisa affinché venga avviata una campagna di informazione su dati certi.  Il professor Adriano De Mayo, rettore del Politecnico di Milano, ha puntato sulla ricerca di questi dati per un reale monitoraggio sul quale costruire una base scientifica e formulare nuove ipotesi.

Professor De Mayo che idea si è fatta?

«La stessa che ha raggiunto la  Commissione go­vernativa: sono state prese decisioni emotive senza alcuna base scientifica.  Sulla natura me­dica non mi addentro, ma mi risulta che non siano state stabilite relazioni certe fra campi elettromagnetici e malattie.  Sugli aspetti scienti­fico-tecnologici è certo invece che sappiamo poco.  Cosa provoca l'installazione di una nuo­va antenna?  Non esiste un reale monitoraggi sugli stati elettromagnetici a bassa frequenza di linee fisse come quelle dell'Enel e dell'Aem, co­sì come non esiste per le antenne di trasmettito­ri per radiotelefonia ad alta frequenza e bassa intensità di campo.  Senza questi dati non si possono formulare ipotesi e neppure lanciare allarmi».

E quindi?

«Occorre sapere cosa succede quando si instal­la una nuova antenna per capire se i limiti im­posti da questa legge hanno un reale valore scientifico.  Ho sentito parlare di interramenti ma questi creerebbero in quelle zone gradi di attenzione ancora più alti con maggior misure di sicurezza».

Il reale problema qual è?

«La mancanza di conoscenza. Ci sono campi elettromagnetici con valori superiori ai limiti di legge come quelli generati dai comunissimi frigoriferi.  Si sta facen­do largo una cultura ascientifica, si, sparge la voce che la tal cosa è nociva, ma nessuno stabilisce se lo sia effettivamente.  L'argomen­to è serio, non siamo davanti a del­le sciocchezze ma i fondamentalismi, in entrambi i sensi, non porta­no ad alcun risultato».

Nel dubbio non sarebbe meglio evitare rischi?

«Nell'esercito ero sui radar, sono passati quarant'anni , non ho subito alcuna conseguenza.  L'analisi medico epidemiologica non è approfondita, sterilità, tumori, ma quanto incide la continuità all'esposizione?  Non esistono attività senza ri­schio.  Sta girando il concetto supremo della Na­tura.  Ma la natura esiste ancora?  Rincorriamo l'ipotesi arcadica, il mito dea' età dell'oro, con­cetti che l'uomo si porta sempre nella pancia, ma è mitologia.  L'organismo umano è adatti­vo, genera continuamente anticorpi.  Chi vive nella foresta non sopravviverebbe alla città e anche il cittadino, quando rientra da un periodo fuori città, avverte strani odori o tossisce, ma poi si adatta rapidamente».

Un allarme ingiustificato?

«Come per mucca pazza e i cibi transgenici, le notizie vanno urla­te altrimenti non sono vere.  Biso­gna intervenire nelle scuole per cambiare una base culturale che si sta radicalizzando, ma ho fiducia nella ragione umana, la moda del pugno nello stomaco non può continuare, anche se esiste il ri­schio opposto e si sottovaluta il problema.  Passiamo da un eccesso all'altro, la tecnologia ci fa pau­ra oppure risolve tutto».

Cosa ha ottenuto dalla sua ricerca?

«Sto per inviare al ministro delle Telecomunicazioni Maurizio Gasparri una serie di dati relativi a monitoraggi sull'elettromagnetismo. E' una ricerca non ancora conclusa, ma posso azzarda­re che l'uomo non tornerà al secolo scorso, non avrebbe senso».
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