![]() RASSEGNA STAMPA | ![]() 11 MARZO 2002 |
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L'Ordine nazionale dei medici nega il consenso al ginecologo
romano per una fecondazione in vitro. Il bambino doveva servire da donatore
alla sorellina, una bambina svizzera affetta da grave anemia.
No a
Severino Antinori dall'Ordine dei medici per il bambino 'salvavita' concepito
in provetta. Ma il ginecologo romano, noto per le sue posizioni radicali in
tema di bioetica, ha riferito ai media che ritenterà l'impresa.
Antinori
aveva chiesto all'Ordine il 25 febbraio di poter ricorrere alla fecondazione in
vitro. Intendeva selezionare, fra alcuni embrioni ottenuti in provetta, uno
istocompatibile, da impiantare nell'utero di una donna svizzera, per salvare la
vita alla sorellina di 8 anni colpita da grave anemia, che potrebbe morire per
la mancanza di donatori istocompatibili.
"Nella
sua lettera l'Ordine esprime il suo 'profondo dissenso' - spiega Antinori - una
posizione che rispetto". Il medico non ha rinunciato del tutto al
progetto. "Intendo ricontattare l'Ordine - assicura - dopo aver
prospettato alla donna di donare gli ovuli non compatibili a coppie
sterili".
Proprio il
destino degli embrioni "in piu" è, infatti, fra i motivi del dissenso
dell'Ordine. Una posizione ben diversa da quella delle autorità britanniche,
che poco tempo fa hanno dato il via libera alla nascita di un bimbo salvavita.
"Nessun
essere umano - si legge nella raccomandata firmata dal presidente dell'Ordine
di Roma, Benito Meledandri - può essere sfruttato o sacrificato per interessi
altrui, anche nobili. L'essere umano è sempre un fine, mai un mezzo. E gli
embrioni che si intenderebbe sacrificare per cercare quello 'buono' sono
comunque esseri umani. E' erroneo affermare che cellule fecondate sono
impropriamente definite 'embrioni'. Il termine di 'pre-embrioni' non ha base
biologica ed è solo una convenzione di comodo".
"D'altronde
- ricorda Meledandri al ginecologo - lei stesso si dice angosciato per la sorte
degli 'embrioni' da sacrificare. La stessa Convenzione di Bioetica della
Comunità Europea stabilisce che l'interesse dell'individuo (in questo caso a
non essere sacrificato) è superiore a quello della Società(rappresentata qui
dalla famiglia) e della scienza".
Inoltre,
scrive l'Ordine, l'art. 43 del codice deontologico '"vieta
manipolazioni
sull'embrione che non abbiano finalità di correzione o prevenzione di
condizioni patologiche, ovviamente, dello stesso embrione e non di altri
soggetti".
"L'embrione
- risponde Antinori - è degno di rispetto e attenzione. Ma l'articolo 43 del
codice deontologico è contraddittorio: infatti vietando ogni procedimento che
non sia finalizzato a prevenire o correggere una malattia, e visto che quando
si congelano gli embrioni c'è il rischio di danno, di fatto vieta anche il
congelamento in Italia".
Per questo il ginecologo, nel rispetto delle posizioni dell'Ordine, ha già chiesto alla donna di donare gli embrioni in sovrannumero a coppie sterili, evitando che vengano distrutti o restino congelati in un laboratorio.