RASSEGNA STAMPA

4 MARZO 2002
GIOVANNI LOMBARDO
Patologie del linguaggio e scienze cognitive

Saggio a cura di Antonino Pennisi e Rosalia Cavalieri

Da un ventennio a questa parte, le cosiddette scienze cognitive hanno promosso un rinnovamento radicale dell'approccio metodologico ai processi mentali dell'uomo, ritrovando per entro alle patologie linguistiche un àmbito di applicazione che ha consentito, da una parte, di dimostrare l'insufficienza di molti schemi teorici tradizionali e, dall'altra parte, di verificare l'efficacia delle nuove prospettive di ricerca. A indagare la cattivante problematica di queste logiche "eccentriche" con le lenti modernissime delle scienze cognitive è un'équipe di studiosi coordinati dal prof. Antonino Pennisi, ordinario di Filosofia del linguaggio presso la Facoltà di Scienze della Formazione dell'Università di Messina e direttore del Dipartimento di Scienze Cognitive e della Formazione presso il neonato corso di laurea in Tecnologie dell'Istruzione e della Comunicazione: il corso che quest'anno, alla sua attivazione, ha già fatto registrare quasi mille iscritti. Appunto per le cure di Antonino Pennisi e di una sua valente allieva, Rosalia Cavalieri (incaricata di Linguistica generale e di Lingua dei segni presso la medesima Facoltà) è da poco apparso presso l'editrice Il Mulino un ricco volume che raduna contributi di dodici studiosi: Patologie del linguaggio e scienze cognitive , a cura di A. Pennisi e R. Cavalieri, (Bologna 2001, pp. 486, 36,00). Come spiegano i curatori, tutti gli studi compresi nel volume sono accomunati dalla convinzione "che il funzionamento delle procedure cognitive, la meccanica del ragionamento, il loro intrecciarsi con la volontà, le emozioni, i desideri, in poche parole, la coscienza dell'individuo, non può essere compresa a partire dalle condizioni di "normalità" ma solo attraverso l'esplorazione sistematica della "deprivazione": solo cercando di capire cosa viene veramente a mancarci quando ci manca la vista, l'articolazione, il senso stesso della realtà, sarà possibile ricostruirne il funzionamento". Il volume è articolato in tre parti dedicate rispettivamente alle patologie sensoriali, alle patologie cerebrali e alle psicopatologie del linguaggio e organizzate in modo da illustrare la storia, la situazione attuale della ricerca e le prospettive teoriche dei tre diversi àmbiti patologici. Nella prima parte, Donata Chiricò ripercorre la storia delle ricerche sulla sordità e dimostra la funzionalità logica e comunicativa della lingua dei segni; una tesi ripresa, in una prospettiva più decisamente teorica, da Tommaso Russo, che affianca all'indagine sulla sordità quella sulla cieco-sordità e sottolinea come le peculiarità individuali dei sordociechi "impongano una grande flessibilità e la capacità di individuare strategie diverse per ogni soggetto da parte di chi si occupa di riabilitazione". La seconda parte contiene un lungo studio (il più esteso del volume) di Rosalia Cavalieri sull'afasia: se ne descrive la sintomatologia, se ne ricostruisce la storia dalle fasi originarie (in cui questa patologia era oggetto di un'osservazione per lo più clinico-fenomenologica) alla svolta scientifica che dagli studi fisiopatologici dell'Ottocento approda alle ricerche neurolinguistiche del Novecento (di cui viene fornita un'agile rassegna critica). A un aspetto particolare dell'afasia (i disturbi lessicali) si dedica invece Pietro Per conti, denunciando i limiti delle analisi concettuali ancora indifferenti ai dati neuropsicologici. La terza (e più cospicua) parte del volume si apre con un ampio saggio della compianta Irene Fagiani (la studiosa messinese prematuramente scomparsa, alla cui memoria il libro è dedicato) sulla psicologia del linguaggio e prosegue con una serie di contributi che si occupano a vario titolo della dimensione creativa o "poetica" dei linguaggi psicotici. Francesca Piazza - un'esperta delle tecniche, antiche e moderne, della retorica dimostrativa - indaga l'ipertrofia argomentativa del delirio verbale. Dell'invenzione metaforica dei pazienti affetti da patologie linguistiche si occupa Elisabetta Gola, mentre Giuseppe Brugarello studia l'intersecarsi di procedimenti logici e di espedienti retorici nei modi argomentativi dei soggetti paranoici. Un maestro degli studi linguistici come Franco Lo Piparo, analizza - anche sulla scorta di antiche suggestioni aristoteliche - il linguaggio degli schizofrenici e dimostra quanto sia difficile per questi pazienti acquisire l'identità pronominale della prima persona. Sui processi linguistici della conversazione di terapia riflette Paolo Leopardi, con particolare riguardo ai meccanismi dell'intenzionalità. La fecondità euristica del linguaggio dei malati di mente, depositari di una razionalità che muove da presupposti diversi da quella che riconosciamo come "normale" è illustrata da Felice Cimatti. Dal tema affascinante del rapporto tra follia e creazione artistica trae spunto, a suggello del volume, il brillante saggio di Antonino Pennisi che esplora la metis interna alla bizzarra neolingua creata da Antonin Artaud negli otto anni trascorsi in manicomio. Prigioniero di "un linugaggio lussureggiante ..., di una stereotipia lussuosa, da cui è impossibile tirarsi fuori", Artaud vive un caso psicopatologico doppiamente esemplare: perché conferma l'aura melanconica che, al di là delle differenze di età, di estrazione sociale, di provenienza, accomuna gli schizofrenici, e perché permette di osservare "all'interno di un grande lavoratore della parola l'evento filmico della crisi dei suoi processi cognitivi, proprio là dove linguaggio ed esistenza mostrano il loro punto di sutura".
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Scienze Cognitive