![]() RASSEGNA STAMPA | ![]() 28 FEBBRAIO 2002 |
|
IL DIFETTO EREDITARIO E´ STATO ELIMINATO SELEZIONANDO GLI OVULI DA
FECONDARE
Chicago: è normale la figlia di una donna "portatrice"
di Alzheimer
Ormai ha quasi un anno e mezzo, sta bene, e nel suo corpo non si nascondono i geni della malattia che tra poco tempo impedirà alla madre di riconoscerla. Questa bambina anonima dell'Illinois, però, è già diventata insieme il simbolo di un grande successo scientifico, e di una grande controversia etica. La piccola di cui stiamo parlando è il primo essere umano conosciuto, frutto della selezione genetica contro l'Alzheimer. Sua madre, rimasta anonima anche lei, aveva 30 anni quando l'ha partorita, e appartiene ad una famiglia con una rara disfunzione ereditaria chiamata V717L Mutation, che fa sviluppare la malattia in grande anticipo durante la mezza età. Il nonno della bambina, infatti, era morto a 42 anni per le conseguenze dell'Alzheimer in fase avanzata, mentre la zia di 38 anni si trova già in una casa di cura, e lo zio ha cominciato a perdere la memoria a 35 anni. La mamma, pur sapendo di essere quasi certamente condannata pure lei, voleva avere a tutti i costi dei figli, senza però passare la disfunzione anche a loro. Quindi si è rivolta al Reproductive Genetics Institute di Chicago, dove il professor Yury Verlinsky aveva già utilizzato la tecnica del "genetic screening" l'anno scorso, per far nascere un bambino che doveva fornire le cellule staminali necessarie a salvare la sorella malata. La tecnica si chiama Preimplantation genetic diagnosis (PGD), e in pratica consiste nell'analisi preventiva degli embrioni, per scoprire le loro caratteristiche e le eventuali malattie. Il padre e la madre fanno la fertilizzazione in vitro, e poi i medici studiano gli embrioni prodotti, per scegliere ed impiantare quelli che si addicono meglio alle esigenze della coppia. In questo caso Verlinsky ha costruito 15 embrioni, e ne ha selezionati 4, che non contenevano la mutazione V717L. Quindi ha impiantato quelli sani, ha avviato la gravidanza, ed è riuscito a far nascere una bambina libera dal marchio della malattia familiare. L'intera operazione è costata 2.500 dollari per la PGD, ripetuta due volte perchè i risultati iniziali erano stati negativi, e 7.500 dollari per la fertilizzazione in vitro. Fin qui c'è il successo della scienza, pubblicato sul Journal of the American Medical Association. Oltre, comincia il dibattito etico. La tecnica della PGD esiste dagli anni Ottanta, e quindi è stata usata altre volte, per prevenire la trasmissione di malattie gravi come l'anemia, l'emofilia, la distrofia muscolare, la fibrosi cistica, i morbi di Tay-Sachs e di Huntington. Secondo Verlinsky, in tutto il mondo sono già nati 700 bambini con questa procedura, che nella sua clinica è stata utilizzata 2.000 volte generando oltre 200 figli. Il dottore di Chicago sostiene che lui non fa selezione genetica "per determinare il sesso o per ragioni cosmetiche". Ma se i genitori hanno un buon motivo medico per chiedere la procedura, lui non si sente in diritto di giudicare. Questo è il primo problema. Infatti secondo il professor Jeffrey Kahn, direttore del Centro di Bioetica dell'Università del Minnesota, "oggi è l'Alzheimer, ma domani potrebbe essere l'intelligenza, il desiderio di avere un figlio che suona bene il piano, oppure tante altre caratteristiche per le quali potremmo identificare i fattori genetici". Il secondo problema riguarda gli embrioni. Selezionarli in anticipo evita l'aborto dei feti malati, ma secondo la Chiesa la vita comincia al concepimento, e quindi scartare gli embrioni difettosi vuol dire comunque uccidere. Il terzo problema è quello di una madre destinata a non riconoscere la figlia nel giro di dieci anni, che però ha avuto una bambina e ora è di nuovo incinta. "Se avesse chiesto l'adozione - ha scritto la studiosa di bioetica della University of California Roberta Loewy - l'avremmo negata. Visto che invece ha partorito, non dobbiamo sollevare obiezioni?".