![]() RASSEGNA STAMPA | ![]() 25 FEBBRAIO 2002 |
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Nella nuova collana della Luiss largo spazio alla tradizione
popperiana e al metodo individualista in difesa della Libertà
Nell'ambito
degli studi sulla sociologia, sull'economia e sulla teoria politica, il
"Centro di metodologia delle scienze sociali" della Luiss vanta
meriti notevolissimi. Benché quasi
totalmente isolato in un contesto quale è quello italiano, (dominato da una
tradizione largamente collettivista), il gruppo di studiosi guidato da Dario
Antiseri e Lorenzo Infantino non soltanto ha imposto all'attenzione generale
i grandi testi della Scuola austriaca, ma si è pure impegnato in un dialogo di
altissimo livello con alcuni tra gli studiosi più apprezzati a livello
internazionale. La nuova collana
promossa da Luiss Edizioni offre una chiara espressione di tutto questo, dato
che fin dalle prime uscite è stato assegnato notevole spazio alla tradizione
popperiana (si veda il libro di Joseph Agassi su Scienza, metodo logia e
società) e alle ricerche sociologiche del Gemas, la scuola parigina
sviluppatasi attorno a Raymond Boudon.
Ma questa
serie di volumi assegna un rilievo ancor maggiore a quella linea di pensiero
che ha preso l'avvio grazie agli studi di Ludwig von Mises e che, dopo la
grande elaborazione teorica di Murray Newton Rothbard, continua a trovare espressione
nelle ricerche condotte da quel gruppo di liberali intransigenti che ha fatto
del "Mises Institute" di Auburn il proprio punto di riferimento. Gli ultimi due testi pubblicati sono in tal
senso quanto mai significativi: e se il primo (Indvidualismo metodologico:
dalla Scuola austriaca all'anarco-capitalismo) include alcuni saggi di David
Gordon e Roberta Modugno Crocetta sulle connessioni tra metodologia e
filosofia politica nel pensiero libertario contemporaneo, il secondo
(Individualismo e filosofia delle scienze sociali, che - come l'altro volume è
in vendita a 15,49 euro) permette di avvicinare alcuni tra gli scritti più
importanti di Rothbard.
In entrambi
quèsti volumi è evidente la centralità di Mises per il liberalismo
contemporaneo e, quindi, il ruolo giocato dalla prasseologia (così definisce lo
studio dell'azione umana) nell'assicurare una solida base d'appoggio alle
teorie schierate a difesa della libertà individuale. Questi testi aiutano anche a capire per quale ragione Rothbard si
sia sentito obbligato ad andare oltre la lezione misesiana. La continuità tra
Rothbard e il maestro è, sotto vari aspetti, del tutto evidente. In particolare, entrambi basano lo studio
della società sull'individuazione di conoscenze a priori, nella convinzione che
esistano leggi di realtà su cui è possibile costruire una riflessione razionale
sulla vita sociale. Ma come lo stesso
Gordon sottolinea, Rothbard pensa che a partire da tali basi si possa
sviluppare un'analisi rigorosa della stessa etica.
Davvero centrali sono quei passaggi dei testi di Rothbard in cui egli afferma che l'assioma di non aggressione è il cuore di ogni filosofia politica e, quindi, di ogni teoria sociale che voglia salvaguardare le libertà dei singoli. In tal modo, il giusnaturalismo libertario (che si richiama ad Aristotele e a Tommaso) ripropone con forza la tensione tra ciò che è legale e ciò che è legittimo: tra il diritto imposto dalla forza delle istituzioni e quello difeso dalla ragione e dall'etica. Ed è l'intera realtà sociale, al cui interno il diritto si colloca, che torna a essere investigabile dalla riflessione umana.