![]() RASSEGNA STAMPA | ![]() 24 FEBBRAIO 2002 |
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La notizia,
un dispaccio dell'Associated press, è sulle pagine del New York Times. È la
proposta di legge sull'eutanasia di un ministro dell'Interno europeo: parla di
malati incurabili, di consenso esplicito, di parere convergente di altri due
medici oltre a quello curante. Non è l'Olanda, perché lì la legge è ancora più
"liberale". Forse riguarda il dibattito in Belgio? "No - dice
padre Gonzalo Miranda - era la Germania nazista. Quell'edizione del New York
Times è del 1933". Eccole le radici di certe "battaglie di
civiltà", innovazioni di volta in volta spacciate per diritti civili o
progressi della scienza. Eufemismi per nascondere sistematici attacchi alla vita:
che nasce, soffre, si avvia al termine. Sono queste le coordinate della tavola
rotonda - "Tra consumo e possesso: per una nuova cultura della vita"
- organizzata dal Forum delle associazioni sanitarie cattoliche del Lazio e dal
Centro per la pastorale sanitaria della diocesi di Roma alla fondazione Don
Gnocchi. Il preside della facoltà di bioetica dell'ateneo pontificio Regina
Apostolorum ricorda che "con quella legge furono eliminati tra i 70 e i
100 mila tedeschi tra disabili e mutilati di guerra. A loro fu riservata la
"dolce morte", mentre poi per gli ebrei ci sarebbe stato l'Olocausto.
Ma le camere a gas furono inventate proprio per l'eutanasia". Il
bioeticista ricorda che "chi attacca Pio XII perché non avrebbe contestato
abbastanza il nazismo, oggi si scaglia contro Giovanni Paolo II quando parla a
favore della vita".
Per Padre
Miranda dunque bisogna "smascherare i trucchi verbali che nascondono la
verità. Come la definizione di "pre-embrione". Dicono che è un cumulo
di cellule. Nessun cumulo di amebe, però, si auto-organizza così
vertiginosamente e in modo perfetto come un embrione. Anche un quadro di
Michelangelo - dice Miranda - allora è un cumulo di molecole di pigmenti".
"Questa
società misura con criteri economici anche il diritto alla vita - interviene
Antonio Guidi, sottosegretario alla Salute - ma chi ha il "vizio" di
essere cristiano deve testimoniare con forza il diritto alla vita".
Ciascuno, dice, "per il suo mandato. Io, da politico, spero di contribuire
a modificare le leggi esistenti contro la vita, a cominciare da quella
sull'aborto". Perché "gli aborti aumentano, checché se ne dica".
E l'aborto è l'anticamera del razzismo, oltre che contro il diritto alla vita e
la personalità della donna, illusa di risolvere il suo problema ma poi afflitta
dal senso di colpa".
A tirare le conclusioni è monsignor Armando Brambilla, vescovo ausiliare di Roma per la pastorale sanitaria: "Né possesso né consumo - dice - la nuova cultura della vita si fonda nella scelta dei valori fondati nel Vangelo. Sta lì il primato dell'essere sul possedere: nella paternità di Dio, padre perché autore della vita".