![]() RASSEGNA STAMPA | ![]() 24 FEBBRAIO 2002 |
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Tra gli embrioni concepiti in provetta viene selezionato quello
"sano". La tecnica già sperimentata negli Usa
Via libera in Inghilterra, ci pensa anche la Francia. Flamigni:
straordinario
Bambini come
farmaci. Concepiti e messi al mondo per salvare fratelli o sorelle con
trapianti di cellule. É già accaduto negli Stati Uniti, ora il ruolo di
apristrada in Europa ricade sulla Gran Bretagna. Una coppia è stata autorizzata
dalle autorità inglesi ad avere un bambino in provetta attraverso la selezione
di embrioni. La tecnica permetterà di scegliere la creatura che potrà donare il
suo midollo osseo al fratello, colpito da talassemia. Per Shahana e Raj Hashmi,
i genitori, è l'unico modo di sottrarre il figlio maggiore Zain ad un destino
segnato. Gli embrioni generati in provetta verranno selezionati con una
sofisticata diagnosi pre-impianto, che lascia margine all'errore. Quello che
risulterà più idoneo verrà trasferito nell'utero della mamma. Ma fino all'ultimo,
se il concepimento andrà avanti, ci sarà il rischio che il nascituro non
risponda alle caratteristiche indispensabili per curare il primogenito. Il
primo caso europeo si accompagna alle polemiche. C'è il timore che da qui si
possa andare sempre più oltre, fino ad ordinare bambini come pezzi di ricambio.
Gran dibattito sui quotidiani inglesi che, tra l'altro, riportano le critiche
di esponenti di diverse chiese. La Francia potrebbe seguire la stessa strada.
Renè Frydman, il medico che 20 anni fa è stato il papà della prima bimba in
provetta, ha annunciato di aver chiesto al Comitato nazionale di bioetica il
via libera ad un programma di bambini-medicina.
La prima
volta risale a due anni fa. Agosto 2000, in America viene al mondo il piccolo
Adam Nash, voluto dai genitori Jack e Lisa per salvare la sorellina Molly,
colpita da anemia di Fanconi. Molly oggi è in via di guarigione dopo aver
ricevuto le cellule provenienti dal cordone ombelicale del fratellino.
E l'Italia?
Diverse sono le diagnosi genetiche pre-impianto effettuate in diversi dei
nostri centri per selezionare embrioni di genitori, portatori sani di malattie
ereditarie. I figli avrebbero avuto il 25% delle possibilità di nascere malati,
ma con i test sono stati individuati e impiantati solo gli embrioni sani.
"Trovo straordinaria la possibilità di far nascere bambini che, oltre a dare la felicità a mamma e papà, evitano la morte di un piccolo malato - commenta il ginecologo bolognese Carlo Flamigni -. Per alcuni il problema consiste nel dover eliminare embrioni sani, senza anomalie genetiche. E su cosa sia l'embrione ognuno ha le sue idee". Elio Sgreccia, direttore del centro di bioetica dell'università cattolica, al contrario, è gravemente preoccupato che non ci siano più "remore nell'utilizzo strumentale e senza pietà degli embrioni. Anche in Italia si sono avuti casi di secondi figli che hanno aiutato i primi, malati. Ma si trattava di concepimenti naturali". Si riferisce al caso di Pavia, "ma non c'erano controindicazioni".