![]() RASSEGNA STAMPA | ![]() 21 FEBBRAIO 2002 |
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Domani un convegno organizzato dalla Fondazione Floriani su
eutanasia e libertà di scelta
Con la morte
si può giocare a scacchi per vincere un momentaneo rinvio, ma sempre con la
consapevolezza di un appuntamento ineluttabile. C'è, però, un desiderio diffuso
nell'umanità, che prende corpo via via che ci si avvicina alla fine: morire
senza accorgersene. Addormentarsi e andarsene nel sonno. L'ultimo. Sarebbe
senz'altro la scelta più gettonata ad un ipotetico sondaggio su questo tema. Ma
si può scegliere come terminare la propria esistenza? C'è chi avrebbe il
diritto di farlo. Ad un malato senza possibilità di guarigione andrebbe
concessa la libertà di decidere con quale tipo di medicalizzazione giungere
alla fine. Libertà che troppo spesso appare negata. Da chi? Dai medici, dal
personale infermieristico, dalle famiglie, da vincoli etici e giuridici. Un
tema di riflessione, di dibattito, che il Comitato etico della Fondazione
Floriani di Milano si è sentito in dovere di promuovere con un convegno dove ha
invitato a confrontarsi medici, giuristi, bioetici, psicologi, filosofi,
religiosi. Il tema: "Scegliere per se stessi, scegliere per gli altri.
Problemi etici e giuridici nelle decisioni di fine vita". Emergono quesiti
spinosi che oggi in molti nel Paese si pongono. Di fronte alla morte, il medico
è un consigliere, un persuasore o, piuttosto un prevaricatore? E la famiglia? È
un rifugio, un sostegno o una prigione? Complessa la fotografia di quanto
accade nella realtà. Oggi si può morire con una medicalizzazione minima, come
invocano da anni i sostenitori delle cure palliative, e col sostegno di
trattamenti volti a migliorare la qualità del poco tempo che resta di vita e a
ridurre la sofferenza. Ma si può morire ancora vittime di dolorosi e
ingiustificati accanimenti terapeutici. Ci si può spegnere a casa propria, ma
più spesso si muore in ospedale, anche contro la volontà del malato perché chi
gli è accanto non riesce più ad accettare, come avveniva in passato, le mura
domestiche come luogo di lutto.
Ultimo tema di riflessione: quanti vengono informati del loro reale stato. È giusto morire all'oscuro di tutto, con altri che decidono per te? C'è chi non vuole sapere, ma spesso c'è chi viene tenuto volutamente all'oscuro della verità. Una trappola di menzogne che impedisce al malato di operare scelte di cui eticamente e giuridicamente dovrebbe essere unico titolare. In un Paese dove ancora oggi l'uso della morfina trova enormi difficoltà (nonostante la legge voluta dal professor Umberto Veronesi nella parentesi da ministro) e dove ancora molti medici si preoccupano di una possibile dipendenza dal farmaco che, in questi casi, è eticamente non sostenibile. In questa realtà diventa davvero difficile giudicare chi chiede l'eutanasia come liberazione.