![]() RASSEGNA STAMPA | ![]() 19 FEBBRAIO 2002 |
|
Nel
1602 il calabrese Tommaso Campanella aveva trentaquattro anni e si trovava in
prigione da tre: infatti, nel 1599, una congiura antispagnola di cui si era
fatto promotore era stata scoperta e per lui aveva avuto inizio un periodo di
processi e di torture conclusosi con la condanna al carcere a vita; soltanto
una straordinaria capacità di fingersi pazzo per ben ventisette anni gli eviterà
di essere giustiziato. Per altro,
questo frate, entrato quindicenne fra i domenicani, non era nuovo ai processi:
un carattere inquieto, un'esorbitante brama di sapere, un'acuta insofferenza
alla disciplina monastica gli avevano già procurato non poche difficoltà; ora,
però, la durata della pena non gli lasciava molte speranze.
Ma
egli non si dette per vinto, e proprio nel 1602 scrisse la sua opera più nota,
La Città del sole, capolavoro della
letteratura utopistico e testimonianza eloquente dello spirito e del pensiero
campanelliani.
Alla
base della Città del sole sta un
insopprimibile ansia di rinnovamento, un desiderio di palingenesi che sempre fu
vivo nel cuore del filosofo calabrese: Campanella avrebbe voluto cambiare il
mondo - «Io nacqui a debellar tre mali estremi: tirannide, sofismi, ipocrisia»,
si legge in un suo sonetto -, e conceda la propria vita come una grande
missione profetica e liberatrice.
Campanella ricorre a un classico artificio e fa riferimento
all'esistenza di un piccolo stato felice, situato in un'isola del mare della
Sonda. Si tratta di una città
costituita da fabbricati saldati fra loro a formare anelli concentrici; al
centro è situata una piazza con un tempio immenso, ove gli abitanti tributano
il culto al Sole, immagine di un Dio che irradia vita e calore.
Nella
città vige un regime comunistico ed egualitario, non esiste l'Istituto
familiare, ma un'unica grande comunità che si identifica con lo Stato stesso,
al quale è demandato il compito dell'educazione dei giovani. Al vertice sta un triumvirato tre personaggi
chiamati Potenza, Sapienza e Amore -, al di sopra del quale vi è un magistrato
supremo, il capo dello Stato, denominato Metafisico, depositario del vero
sapere, la cui figura ricorda da vicino l'ideale del fìlosofo-re descritto da
Platone nella Repubblica. Tutta la vita
della città si svolge in un clima di operosa concordia e di pacifica
fraternità.
La
religione professata nella città è una sorta di deismo privo di dogmi che
prevede alcune pratiche devote: preghiere individuali e collettive,
l'espiazione comunitaria affidata ad alcuni volontari che si assoggettano a
un'ascesi particolare, la confessione pubblica e anonima dei peccati, la
cremazione dei cadaveri.
Molto si è discusso intorno alle convinzioni religiose di Campanella, che non sempre risultano di facile inquadramento, anche a motivo delle complesse vicende di cui fu protagonista (basti pensare che dopo e nonostante i tanti processi di cui si è detto, egli godette dell'appoggio dì papa Urbano VIII che gli assegnò una pensione e lo volle come consulente di campo astrologico e politico). Limitandoci soltanto alla Città del sole si può affermare che in essa Campanella ha fatto riferimento a una religiosità precristiana di stampo nazionalistico, capace tuttavia di annunciare la Rivelazione.