![]() RASSEGNA STAMPA | ![]() 12 FEBBRAIO 2002 |
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Pochissimi
consensi, molte perplessità e una valanga di condanne: queste le reazioni in
Italia alla notizia della creazione dell'utero artificiale negli Usa.
Si fa prima
a partire da chi si dichiara a favore, come Aldo Carotenuto, docente di
Psicologia della personalità all'Università La Sapienza di Roma.
"Nessuno
scandalo"
"Gridare
allo scandalo - dice Carotenuto - è una reazione che avviene ogni volta che si
propongono novità tecnologiche che vanno al di là del sentire comune, ma anche
in un utero artificiale lo sviluppo dell'essere umano potrebbe essere
normale".
Di
"perplessità", parla invece il ministero della Salute, Girolamo
Sirchia: "Se l'utero artificiale dovesse diventare una protesi, allora
potrebbe essere anche accettabile, se invece si tratta di un sostituto che
lavora al di fuori del corpo umano, la cosa mi lascia molto perplesso. Dobbiamo
sempre ricordare che l'embrione può attecchire nella mucosa dell'endometrio, ma
perché si sviluppi una placenta è necessario un circolo materno che porti
sangue e nutrimento a questo essere in crescita. Diversamente, i problemi aumentano
e assumono un carattere etico".
La condanna
netta arriva da monsignor Elio Sgreccia, vicepresidente della Pontificia
Accademia per la vita: "E' un passo sulla strada della disumanizzazione,
un procedimento puramente tecnologico fatto a danno di una creatura
umana".
"Calpestata
la persona"
Ancor più
dura la reazione di don Marco Doldi, l'esperto di bioetica consultato dal
Servizio informazione religiosa promosso dalla Cei: "Bisogna reagire nei
confronti di una ricerca che riduce sempre più la persona a pezzi di ricambio e
non è capace di leggerne la sua trascendenza, il suo significato
spirituale".
Per Giuseppe
Del Barone, presidente dell'Ordine dei medici, "nel campo della
fecondazione assistita la realtà sta superando di gran lunga la fantasia: se da
un lato possiamo condividere le finalità della ricerca volte a garantire una
maternità alle donne infertili, dall'altro non possiamo non chiederci quali
dovranno essere i confini oltre i quali la scienza non deve avventurarsi".
Il protocollo utilizzato per la sperimentazione dell'utero artificiale non autorizza a credere che da questo possa nascere un neonato completo: a sostenerlo è il genetista Bruno Dalla Piccola. Che aggiunge: "Siamo lontani dall'aver dimostrato l'efficacia di questo tipo di operazione, anche perchè in condizioni fisiologiche è proprio dopo la prima settimana che avvengono gli eventi più drammatici, quelli che mettono a rischio la gravidanza".