![]() RASSEGNA STAMPA | ![]() 11 FEBBRAIO 2002 |
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Il rapporto sessuale al centro del nuovo
saggio di Jean-Luc Nancy: dall'idea di
comunità a quella di copulazione
Fare
l'amore, scrive il filosofo, è la manifestazione più radicale della
condivisione
Il
narcisismo trova in natura una fondamentale occasione per aprirsi all'altro,
per sanare le proprie manie e ossessioni
«Coito
ergo sum». Potrebbe essere il
sottotitolo dell'ultimo libro di Jean-Luc Nancy (L'«il y a» du rapport
sexuel, Galilée, pagine 54, curo 12,20).
Ma anche: il comunismo e, l'arte di scopare. Perché «fare l'amore» (ma Nancy dice proprio baiser, scopare, e
si noti che le parole che in ogni lingua richiamano il rapporto sessuale sono
verbi, mai sostantivi) è la manifestazione più radicale di una pratica della condivisione,
di un essere-in-comune (di un «comunismo» senz'altro più vicino alla nozione di
«dispendio» di Georges Bataille che al primato dell'economia in Marx).
Filosofo francese tra i più presenti nelle librerie e
tra i più defilati dalla scena intellettual-mondana (sarà perché insegna in
«Provincia», a Strasburgo), di Nancy il pubblico italiano conosce vari libri -
tra i quali Corpus, Essere singolare
plurale, La comunità inoperosa (cioè
desoeuvrée, letteralmente: «scioperata»), oltre a un libro sul romanticismo
tedesco (Un pensiero finito) e un
pamphlet su Il mito nazi scritto a
quattro mani con Philippe Lacoue-Labarthe.
Sono tante le cose di cui si è occupato l'ironico, enciclopedico
libertino Jean-Luc Nancy, e un mese fa a Parigi il Collège International de
Philosophie ha dedicato alla sua opera multiforme un convegno di studi, Sens en tous sens (il senso in tutti i sensi). Solo
nell'ultimo anno ha dato alle stampe un libro sulla pittura cristiana (La Visitazione), un altro sul ritratto,
un nuovo saggio sull'idea di comunità dopo il comunismo (di prossima uscita presso SE come prefazione alla
ristampa di La comunità inconfessabile di
Maurice Blanchot), un lungo excursus sul cinema di Abbas Kiarostami e infine
questo, L'«il y a» (il «c'è») del rapporto sessuale. «C'è», es gibt, era la nota formula di
Martin Heidegger, il biografo
dell'essere. E quello che si propone Nancy in questo libro è esattamentesessualizzare
l'esse re, erotizzare l'ontologia.
Sovrapponendo il massimo
dell'immanenza (un metodo anarchico e una pluralità di temi che lo accosta
all'eredità di Gilles Deleuze) e il massimo della trascendenza (ispirazione
che nella filosofia francese viene dal pensiero erotico-religioso di Emmanuel
Lévinas), Jean-Luc Nancy passa quindi con disinvoltura dall'idea di
comunità a quella di copulazione, legate dalla comune pratica del «con», del cum.
La condivisione, spiega Nancy, con cui ogni idea di comunità deve
fare i conti, ha a che fare con quella radicale condivisione di sé che è in
atto in ogni rapporto sessuale, fosse anche l'autoerotismo. Una soggettivazione che è insieme
contemporaneamente, una de-soggettivazione.
Io è un altro, declamava Rimbaud, ovvero: l'alterità di sé, dell'Uno,
fa sì che, come titola un altro libro di Nancy, l'essere sia già sempre
«singolare-plurale». Ciò che il sesso,
in qualunque modo lo si faccia, non cessa di rivelare. Che è un altro modo di
dire che il narcisismo (o comunque si voglia dire il monolinguismo, il monologismo
e la chiusura dell'Uno), di cui la mitologia dell'amore è piena zeppa - trova
in natura una fondamentale, radicale occasione per aprirsi all'altro, per
sanare le proprie manie e ossessioni, e convivere con sé e il mondo: il sesso,
appunto. Più che l'arte di scopare
questo libro tratta allora dell'essenza dello scopare, della fenomenologia
trascendentale del «rapporto sessuale», la sua, direi quasi, non è una
sostanza, non é neanche una finalità (l'entelekia aristotelica), e forse alla
fine non è neppure un rapporto. E che
addirittura, come diceva lo psicanalista stregone Jacques Lacan, «non c'è».
«Non c'è rapporto sessuale» - insegnava questi con arte sperimentata e
spudorata del paradosso. E anche: «il
godimento è impossibile». Sono le
provocazioni da cui Nancy prende le mosse per la sua intelligente e per molti
versi spassosa disamina filosofica dell'atto sessuale. O, piuttosto degli
atti. «Chi scopa chi - di chiede il filosofo - se quando scopo sono anch'io
scopato/a, e cosa vuol dire scopare e esserlo/a (scopato/a)?». Dire che non c'è rapporto significa
enunciare la proprietà stessa del rapporto, che è sempre un tramite, al punto
che «rapporto sessuale» è probabilmente un'espressione ridondante.
Ma il piacere di questo libro
è disseminato altrove. Nancy si diverte a ricordarci, con una raffica di
etimologie e di giochi di parole (in questo, bisogna dirlo, è molto francese)
che «desiderare» significa «cessare di vedere gli astri», cioè essere mancanti,
ma che questa mancanza produce slancio e tensione, ossia una
«considerazione». Che «intimare», cioè
ordinare, prescrivere, ha la stessa origine di «intimo», che è sempre uno
spingere «in dentro», o in fondo. Che
l'essenza del sesso è di «eccedere» sempre
se stesso, eccesso che spiega perché esso «eccita», ovvero «spinge in
fuori». Fino a tornare (ma l'elenco
potrebbe continuare a lungo), al cuore del discorso: che la copulazione è un
legame (cum) , il coito è il cum di un andare (ire), anzi di un
andare e venire insieme, coire, e che questo va-e-vieni, con il prefisso co, è
sufficiente a rompere ogni concetto e prigionia dell'uno (della cosa in sé),
aprendo la strada al pensiero della comunità.
Due sole, marginali, obiezioni.
La prima: ma non lo cantavano già, in un carezzevole unisono vocale, e senza sotterfugi dialettici Je t'aime, moi non plus, Jane Birkin e Serges Gainsbourg? La seconda è più seria, e amplia il discorso. Vi sono altre parole, ovvero altre esperienze, in cui il prefisso «co» del nome mostra lo stesso principio di alterità-alterazione del soggetto: come il corrispondere, come il convergere della conversione, o come la con-fessione: quest'ultima essendo, come il rapporto sessuale, esperienza radicale di una resa, di una trasformazione, di una «vita nuova».