![]() RASSEGNA STAMPA | ![]() 11 FEBBRAIO 2002 |
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Tecnica
complessa e inaccettabile. Un moto di repulsione accoglie in Italia la notizia diffusa
da The Observer . Andrea Riccardo Genazzani, presidente della società
italiana di endocrinologia e ginecologia, è convinto che la strada di Hung Ching
Liu sia impercorribile: "Sarà impossibile far sviluppare un bambino fuori
del ventre materno. Fra madre e feto si stabilisce infatti una profonda
connessione vascolare che permette al bambino di assorbire le sostanze di cui
ha bisogno per crescere e alla donna di eliminare quelle scartate".
Genazzani ricorda un esperimento italiano, e molto diverso nelle sue finalità,
nel '93, dei ginecologi bolognesi Carlo Flamigni e Carlo Bulletti. Tennero
in vita un utero staccato dall'organismo femminile.
Il
bioeticista cattolico Francesco D'Agostino, giudica l'esperimento molto grave
soprattutto perché "la gravidanza non è solo un processo biologico ma
anche antropologico che attiva rapporti fondamentali tra donne e bambino. Un
bambino nato da un utero artificiale sarebbe ad alto rischio di malattie
mentali". E ancora: "L'unica via per dimostrare la validità della
tecnica sarebbe quella di provarla sull'uomo. Dal punto di vista metodologico
non è accettabile
Riccardo Pedrizzi, responsabile nazionale di An per le politiche della famiglia, prende spunto dal nuovo caso per ricordare l'urgenza di varare uno statuto giuridico dell'embrione umano: "Accettando di porre vite umane al di fuori della donna le si condanna a uno stato di inferiorità".