![]() RASSEGNA STAMPA | ![]() 7 FEBBRAIO 2002 |
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Galileo Galilei,
al quale si deve la fondazione della fisica moderna, affermava che la natura è
un libro e che questo libro è scritto in caratteri matematici. E' vero che i
nostri occhi scorgono nella natura molte imperfezioni che l'allontanano
dall'ideale: i cerchi sono sempre un po' schiacciati, i cubi un po' sbilenchi,
le piramidi e i coni un po' frastagliati e smangiucchiati.
Ma sotto
queste forme perturbate siamo in grado, con gli occhi della mente educati alla
geometria, di rintracciare le forme perfette. Insomma queste deviazioni
dall'ideale platonico sono accidenti inessenziali che turbano il modello
matematico ma nulla tolgono alla sua potenza descrittiva.
Oggi
sappiamo che la realtà brulica di un disordine e di un'indeterminazione ben più
essenziali di quanto potesse sospettare Galileo. Sappiamo anche che il nostro
cervello è un sistema di grandissima complessità, sede di continui fenomeni
caotici e di catastrofi. Eppure, nonostante questo minaccioso ribollìo, siamo
riusciti a costruire i concetti limpidi e rigorosi della matematica astratta.
Poi, abbiamo
visto con gioioso stupore che le nostre formule, spesso costruite senza tener
conto del mondo esterno, ci consentivano di descrivere e di prevedere i
fenomeni fisici.
Lo
straordinario successo di questa impostazione non deve però farci dimenticare
che essa è basata su un'astuta semplificazione. Per poter dare della fisica una
descrizione matematica è necessario e sufficiente eliminare dai fenomeni tutto
ciò che è inessenziale. Ma come si fa a distinguere ciò che è essenziale da ciò
che è inessenziale? Semplice: è inessenziale tutto ciò che impedisce di
costruire una descrizione matematica dei fenomeni. Si tratta di un trucco semplificativo.
Ma la
semplificazione è l'arma di conquista della scienza. Col progresso delle
tecniche matematiche, la descrizione dei fenomeni viene complessificata e può
tener conto di ciò che prima non rientrava nella descrizione. Ciò che era
"inessenziale", cioè "indescrivibile", diventa essenziale.
La realtà
viene adagiata sul letto di Procuste della matematica: la si stira o la si
amputa e poi si grida al miracolo: la matematica descrive il fenomeno! Ma la
vera forza del metodo sta nel fatto che il letto di Procuste cambia col tempo.
Le amputazioni e gli stiramenti sono sempre meno cruenti e dolorosi, perché il
formalismo riesce a descrivere sempre meglio i fenomeni studiati.
Su quella
che il fisico Eugene Wigner ha chiamato l'"irragionevole efficacia della
matematica" nel fornire modelli della realtà fisica molto è stato scritto.
I tentativi di spiegazione di questa singolare capacità si rifanno più o meno
tutti al fatto che fisica e matematica hanno una radice comune: poiché l'uomo
fa parte della natura, le creazioni della sua mente devono essere congruenti
con essa.
Anche se
oggi è evidente che le formule non descrivono il mondo, ma ne forniscono una
famiglia di modelli locali e semplificati, è stupefacente che questo
adeguamento progressivo sia possibile.
La matematica ci fornisce metodi descrittivi e predittivi non solo in fisica, ma anche in moltissime altre discipline, che vanno dall'economia alla botanica, dalle comunicazioni alla demografia alla geofisica. L'importante è tener presente che si tratta di modelli: non si deve commettere l'errore di prenderli per la realtà, che è infinitamente più ricca e complessa.