![]() RASSEGNA STAMPA | ![]() 2 FEBBRAIO 2002 |
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Il numero di
gennaio dello Scientific American consacra ben 12 pagine alla demolizione di un
libro, The Skeptical Environmentalist, l´ambientalista scettico, del professore
di statistica danese Bjorn Lomborg. Ben quattro scienziati scendono in campo
per "difendere la scienza" contro un libro che offre "una
fuorviante matematica sulla terra". À la guerre comme à la guerre: il
nemico deve essere malvagio e potente. Tuttavia l´Economist sia nello scorso
settembre sia adesso saluta "L´ambientalista scettico" come "un
trionfo" e lo segnala come uno dei migliori libri dell´anno. C´è un altro
aspetto, abbastanza curioso, di questo dibattito. Anche le Scienze, edizione
italiana dello Scientific American, si era occupata del libro e lo aveva fatto
già nel fascicolo di novembre per la penna del prof. Gilberto Corbellino,
dell´Università di Roma, secondo il quale "non esagera chi ha scritto che
d´ora in poi il dibattito politico sui rischi ambientali non potrà prescindere
dalle rigorose analisi statistiche contenute nel libro di Lomborg".
Esagerazioni
da smontare
Come la
mettiamo? L´italiano Scienze contro il fratello maggiore d´oltre oceano? Certo,
di fronte a tanto dispiegamento di forze da parte della rivista scientifica
americana, si sarebbe tentati di concludere al buio che il libro di Lomborg è
una "bufala". E´ davvero così? Innanzitutto, ecco la tesi centrale di
Lomborg riassunta con le sue stesse parole: per quanto riguarda lo stato del
mondo dal punto di vista ambientale "le cose sono molto migliorate
rispetto al passato, anche se non sono necessariamente soddisfacenti". La
seconda proposizione è importante quanto la prima. Lomborg, che oltre a
professore di statistica è anche un ex-dirigente di Greenpeace, rifà i conti,
usando perlopiù le stesse fonti citate dai movimenti ambientalisti
(prevalentemente fonti delle Nazioni Unite o della Fao), per dimostrare
l´infondatezza di quella che lui chiama "la litania" sulla terra che
sta morendo. Lomborg, in pratica, si impegna in un "debunk", uno
smascheramento, di quelli che considera i falsi e le esagerazioni alla base del
"mantra" catastrofistico sullo stato del mondo soprattutto da parte
di Lester Brown e del suo "World Watch Institute". Ma qual è
dunque, secondo Lomborg, lo stato reale del mondo nei suoi diversi aspetti?
Cominciamo dallo stato della natura e, in particolare, dalla qualità dell´aria,
di cui tutti parlano in questi giorni di targhe alterne nelle nostre città. Dai
dati di Lomborg emerge che "l´aria nell´Occidente non è mai stata così
pulita da secoli", mentre anche nei paesi in via di sviluppo si notano
segni di miglioramento. Dei sei componenti nell´aria che possono danneggiare la
salute, quello che in tempi recenti viene considerato più pericoloso sono le
"particelle sottili", che appunto provocano le note misure sul
traffico. L´emissione di pm10 negli Stati Uniti è calata in 40 anni del 95%. Si
è ridotta di 22 volte a Londra, la cui aria è oggi pulita come prima del 1300.
Sono disponibili numeri anche per il Giappone (-14%), Canada (-46%), Germania
(-48,5%), Atene (-43%), Parigi (-66%), Spagna (-34%). Non c´è una cifra precisa
per l´Italia, che non dovrebbe però distaccarsi troppo dalla media europea. In
corrispondenza sono calate anche le concentrazioni degli altri elementi nocivi:
biossido di zolfo, ozono, piombo, monossido di carbonio, ossido di azoto. In
pratica, la qualità dell´aria è uno dei campi nei quali l´ambiente è più
migliorato, e questo grazie a scelte giuste dell´uomo, dal cambiamento del
combustibile per riscaldamento alle marmitte catalitiche. Le targhe alterne,
almeno come filosofia se non come misura in sé, fanno quindi parte di una
politica che è stata premiata dal successo. Ma forse non è necessario che chi
lascia a casa la macchina creda anche di essere sul punto di morire soffocato. Il
benessere umano.
L´aspettativa
di vita, nel corso dell´ultimo secolo, è raddoppiata nelle società avanzate
(nel 1950 era 41 anni, nel 1998 era 65) e aumentata del 50% nei paesi
sottosviluppati. E´ un dato rilevante, se si considera che per gran parte della
storia dell´umanità l´aspettativa media di vita è stata di poco superiore ai
vent´anni (22 all´epoca dell´Impero Romano), rimanendo attorno ai 35 anni fino
al 1800. Nel frattempo, sebbene la popolazione mondiale, negli ultimi 40 anni
soltanto, sia raddoppiata (da 3 a 6 miliardi di individui), la proporzione di
persone che soffrono la fame è stata ridotta dal 35% al 18% e le calorie per
persona sono aumentate del 38%.
Alcuni dati
sullo stato della natura.
Non vale
forse la pena citare il problema del mai dimostrato rapporto tra incremento
delle piogge acide a deforestazione, del quale, peraltro, non si parla quasi
più. Il punto è lo stato delle foreste, che, secondo un rapporto del Wwf,
"stanno scomparendo a un ritmo allarmante". Il "ritmo
allarmante", secondo l´ultimo studio della Fao, è dello 0,46% all´anno. In
pratica, nella seconda metà del 20° secolo, la copertura forestale mondiale è
rimasta sostanzialmente stabile, con un lieve incremento dovuto alle
riforestazioni. Dalla nascita dell´agricoltura alcuni millenni fa (fenomeno che
ha consentito lo sviluppo della civiltà) le foreste del mondo si sono ridotte
solo del 20%. L´Europa continentale ha più verde oggi che nel Rinascimento e la
Gran Bretagna più che ai tempi di Robin Hood. Il libro di Lomborg tocca
sistematicamente tutti i temi, dall´energia ai pesticidi, dalla qualità delle
acque alla biodiversità. Più o meno le conclusioni sono ovunque simili e cioè
che il miglioramento è stato rilevante anche se occorre mantenere la guardia
alta.
Effetto
serra vera minaccia?
Su un tema l´autore assume un atteggiamento più preoccupato, e si tratta del "global warming" o "effetto serra". Ma, anche qui, Lomborg, pur ammettendo la possibilità di un riscaldamento di 2°C entro il 2100, introduce due distinguo. Primo: nella storia della Terra vi sono stati cambiamenti di temperatura dovuti a fattori non umani (movimenti del pianeta) e non si sa in quale misura il comportamento dell´uomo sia responsabile delle variazioni, pur essendo giusto impegnarsi a ridurre le emissioni nocive. Secondo: dal momento che l´"effetto serra" costituisce più una minaccia economica che un rischio per la salute dell´umanità, Lomborg suggerisce anche di valutare attentamente le priorità, dal momento che, "con la metà dei 150 miliardi di dollari l´anno che costa l´applicazione degli accordi di Kyoto (con i quali si otterrà una riduzione molto modesta di emissioni), si potrebbe per esempio provvedere ai bisogni fondamentali (salute, educazione, acqua e sanità) di tutto il Terzo Mondo per un anno". Per non parlare degli investimenti in ricerche su energie alternative, che in prospettiva potrebbero risolvere il problema. Sotto un certo profilo è strano che il libro abbia provocato una tale furia, poiché il proposito di Lomborg non è quello di demolire le politiche per la difesa dell´ambiente, ma il contrario. Vale a dire: primo, dimostrare che l´intervento ben diretto dell´uomo è riuscito ad ottenere risultati importanti; secondo, contrastare il senso di impotenza generato da un eccessivo catastrofismo; terzo, definire in modo più proficuo le priorità sulla base di un´analisi reale dello stato delle cose. Uno dei quattro interventi sullo Scientific American affronta la questione del "global warming", mentre gli altri tre si dedicano a problemi importanti ma meno centrali, come l´energia, la sovrapopolazione e la biodiversità. Questo sorprende, ma è ancora più strano che, a dispetto del linguaggio e della titolazione sprezzanti, nessuno dei quattro articoli, pur segnalando qua e là degli errori, contesti la tesi di fondo di Lomborg, che cioè negli ultimi decenni l´ambiente mondiale è migliorato sensibilmente invece che peggiorare. Eppure si tratta di scienziati impegnati in attività ambientaliste, due dei quali in istituzioni espressamente criticate da Lomborg. Ma tutti, nei loro rispettivi campi, ne sottoscrivono apertamente la tesi centrale. Allora, da dove viene tanto furore? Un intervento lo lascia intuire: un atteggiamento critico, da "sgonfiatore di miti" come quello di Lomborg può contribuire a disarmare il movimento per l´ambiente. La drammatizzazione mobilita (e lanciare allarmi rende popolari anche gli scienziati). Se Lomborg ha certamente commesso qualche errore tecnico, la sua colpa più grave sembra dunque essere stata la "scorrettezza politica". Ma, forse anche per questo e grazie alle 12 pagine dello Scientific American, il suo libro si è ormai conquistato un posto centrale nel dibattito sull´ambiente.