![]() RASSEGNA STAMPA | ![]() 2 FEBBRAIO 2002 |
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La notizia
che un embrione di scimmia ottenuto senza fecondazione ha prodotto cellule
staminali, è destinata ad accrescere il già enorme interesse sulla produzione
di questo tipo di cellule che potrebbero portare a nuove terapie per malattie
finora incurabili, quali il morbo di Parkinson o le conseguenze di infarti
cardiaci. Molto lavoro sperimentale, usando cellule di topo, dimostra che
queste cellule possono essere molto utili.
L'estensione
di questi risultati alla terapia di malattie umane presenta insuperabili
difficoltà etiche dovute all'origine delle cellule staminali da usare. L'uso
delle cellule più adatte, le cellule staminali embrionali, che sono derivate da
embrioni dopo pochi giorni di sviluppo, è reso impossibile da insormontabili
problemi etici, lasciando solo la possibilità di usare cellule staminali
adulte, che sono meno adatte, sebbene anche utili. Una ditta americana ora
propone un nuovo metodo per la produzione di cellule staminali umane, che
potrebbe suscitare meno obiezioni dal punto di vista etico: l'idea è di partire
da cellule uovo non fecondate. Vediamo di che cosa si tratta.
Durante lo
sviluppo delle cellule uovo, si parte da cellule che, come tutte le altre
cellule del nostro corpo, contengono due complete copie dei cromosomi. Durante
la maturazione si attua un meccanismo per cui la cellula uovo matura contiene
solo una copia dei cromosomi: un'altra copia è presente in un corpicciolo
attaccato alla cellula uovo. Quando avviene la fecondazione attraverso l'unione
con uno spermatozoo, che contribuisce una copia dei cromosomi, il corpicciolo
viene eliminato. Così l'uovo fecondato contiene due copie dei cromosomi, una
derivante dalla madre, l'altra dal padre.
Già da tempo
alcuni scienziati hanno pensato alla possibilità di ottenere un embrione
direttamente da una cellula uovo, un fenomeno noto come partenogenesi,
inducendo la cellula in via di maturazione a ritenere entrambe le copie dei
cromosomi. Un avvenimento raro, che può accadere in alcune specie, ma
l'embrione prodotto non arriva mai a termine. Nel nuovo metodo per ottenere
cellule staminali, si parte dallo stadio finale della formazione della cellula
uovo, inducendo la cellula a reincorporare il corpicciolo contenente l'altra
copia dei cromosomi: in questo modo si ricostituisce una cellula con entrambe
le copie dei cromosomi. Poi questa cellula viene indotta a moltiplicarsi
stimolandone la superficie con sostanze chimiche, anziché col contatto con lo
spermatozoo, come avviene normalmente. Perciò si ha un uovo
"autofecondato" che comincia a moltiplicarsi, seguendo uno sviluppo
simile a quello normale.
Per isolare
le cellule staminali embrionarie, lo sviluppo viene arrestato quando raggiunge
la formazione della blastocisti, che contiene nel suo interno appunto le
cellule staminali embrionali; questo avviene pochi giorni dopo l'attivazione
della cellula autofecondata. I ricercatori hanno dimostrato che le cellule
ottenute da tale blastocisti si comportano come le cellule staminali normali,
producendo, durante la coltivazione in vitro, vari tipi di cellule presenti nel
corpo adulto. Questo dimostra che le cellule hanno veramente proprietà di
cellule staminali.
Questa
procedura, sviluppata nelle scimmie, sembrerebbe un buon metodo per ottenere
cellule staminali embrionali umane senza incorrere in problemi etici, perché
l'uovo autofecondato non può svilupparsi in un essere umano. Però su questo
punto ci sono opinioni molto diverse; alcuni eticisti sono d'accordo con questa
conclusione, altri no, perché l'uovo autofecondato segue l'inizio della strada
di sviluppo di un embrione normale.
Ma ci sono
altri problemi. Questi esperimenti sono stati fatti in scimmie: il risultato
sarebbe lo stesso usando cellule umane? Le due specie sono molto vicine, ma
tuttavia differiscono in molti modi; non si può asserire che le cellule umane
si comporterebbero nello stesso modo finché non c'è una verifica sperimentale.
Poi ci sono altri problemi: uno è che questo metodo permetterebbe la produzione
di cellule staminali soltanto femminili: i maschi sarebbero esclusi dai
possibili benefici. Ci sarebbe perciò discriminazione.
Un altro
problema è che l'embrione così ottenuto è incapace di arrivare a termine.
Perché? Questo non si sa, ma ci sono delle possibili ragioni. Quella più
verosimile è la perturbazione di un meccanismo genetico importante, noto come
"imprinting". Questo meccanismo regola l'espressione, cioè
l'attività, di certi geni a seconda che vengano ereditati dal padre o dalla
madre. Producendo un embrione con due copie di geni materni, e senza geni
paterni, i geni che normalmente sono ereditati solo dalla madre sarebbero
attivi, ma ce ne sarebbero due copie attive, invece di una, come sarebbe normale.
Questo causerebbe uno sbilancio dell'attività del genoma. Ancora più seria
sarebbe la mancata attività dei geni che normalmente sono attivi se di origine
paterna. Gli squilibri che ne risultano probabilmente spiegano perché questi
embrioni non arrivano a termine.
Si potrebbe
pensare che questi problemi concernono stadi successivi nello sviluppo
embrionale, ma non la formazione delle cellule staminali. Infatti queste
cellule sono prodotte, e, come si è visto, si comporterebbero come ci si
aspetterebbe. Però c'è un'incognita: come si comporterebbero quando dovrebbero
funzionare a tutti gli effetti come cellule normali? Probabilmente il difetto
di "imprinting" non menomerebbe la funzione di ogni tipo di cellule
generato da queste cellule staminali, ma è molto probabile che alcuni lo
saranno. Non si può sapere quale sarà il risultato finale finché non c'è una
verifica sperimentale.
Bisogna anche riconoscere che avere una cellula staminale totipotente non vuol dire che i problemi collegati col suo uso in terapia umana spariscano: essa avrà tutti i problemi che assillano la ricerca con tutte le cellule staminali, cioè come farle moltiplicare senza alterazione delle loro caratteristiche, in modo da ottenerne numeri sufficienti per scopi terapeutici, e come dirigerne lo sviluppo nella direzione voluta. Considerando l'associazione di questi problemi con quelli specifici di questo nuovo tipo di cellule staminali, non sembra che esse rappresentino un progresso; anzi esse introducono nuovi problemi e nuovi interrogativi.