![]() RASSEGNA STAMPA | ![]() 31 GENNAIO 2002 |
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Un'azienda americana brevetta per la prima volta la funzione
diagnostica: ne nasce un caso europeo
La questione
se la vita sia o no brevettabile non è solo una discussione tra esperti di
bioetica. Facilmente balza dai dibattiti scientifici al nostro vissuto
quotidiano. Lo ha scoperto anche Roberto, suo malgrado. E' da una sua lettera
alla redazione di Salute che prende spunto questo viaggio nel mondo dei test
genetici.
Due anni fa,
la moglie di Roberto, Diana, a meno di quarant'anni, si è ammalata di un tumore
alle ovaia, un tipo di cancro di quelli ereditari, che sono il dieci per cento
di tutti i tumori. Lo stato della malattia è avanzato. I medici danno poche
speranze e cominciano con dosi massicce di chemioterapia. Roberto, però, non si
arrende, abbandona le Marche dove risiede con la sua famiglia e sceglie,
insieme alla moglie, un centro oncologico d'eccellenza, l'IRRCS di Aviano. In
Friuli, Diana viene sottoposta a un intervento chirurgico e adesso sta meglio.
Nel frattempo, però, dello stesso tumore si ammala anche la nonna di Diana.
Fugata una paura, all'orizzonte ne compare un'altra: la familiarità. Il
pensiero va subito alla loro figlia di tredici anni: correrà lo stesso rischio?
Quante probabilità ha di ammalarsi e, nel caso ne abbia, si può intervenire con
la prevenzione?
Tornano ad
Aviano, si fidano di quell'équipe - Diana continua lì la terapia di
mantenimento - e confidano a quei medici le loro nuove paure. Scoprono così che
c'è un test diagnostico capace di predire il rischio di ammalarsi, ma che è
stato brevettato da una società americana per cui da qualche mese è necessario
pagare cinque milioni e mezzo (2840,51 euro) per poterlo eseguire. Per la prima
volta è stata brevettata la funzione diagnostica di un gene coinvolto nei
tumori ereditari. Il test, infatti, continua ad essere eseguito nei laboratori
privati, dove viene pagato dai pazienti, mentre in quelli pubblici non si sa
ancora come regolarsi, visto che la prestazione non è rimborsata dal Servizio
sanitario nazionale. Il test studia le mutazioni del "brca1" e del
"brca2", i geni coinvolti nel cancro del seno e dell'ovaia. La
presenza di anomalie su questi geni, infatti, comporta un aumento del rischio
di cancro all'ovaia del 4060% nel caso del gene brca1 e del 2030% nel caso del
brca2. Parlando con i medici di Aviano Roberto e Diana capiscono anche che
gestire i risultati del test non è proprio una cosa semplice. Questo tipo di
diagnosi genetica comunica un rischio e non una certezza e nel caso in cui il
risultato sia positivo si aprono altri dilemmi. Le scelte possono essere tante.
Si può decidere di fare un monitoraggio stretto con controlli ravvicinati sin
dai 25 anni. Si può optare per una profilassi farmacologica a base di ormoni.
Ma, in alcuni casi, si può scegliere la soluzione chirurgica. Una diagnosi che
può avere ricadute di tipo psicologico e che a volte apre la porta a scelte
complesse, difficili. Ma Diana e Roberto hanno fatto l'esperienza della
malattia e preferiscono affilare le armi.
Ad Aviano,
però, da quando c'è di mezzo il brevetto, i test non li fanno più, eccetto
quelli già in corso. Per quelli, infatti, la Myriad Genetic, la società che ha
ottenuto il brevetto dall'European Patent Office di Monaco, non chiede
royalties. Per eseguire, invece, qualsiasi tipo di test diagnostico legato a
questi geni, a scopo semplicemente clinico, la Myriad chiede, oltre al
pagamento dell'esame, che il campione di sangue da analizzare passi attraverso
i loro laboratori. Questa società, chiedendo l'invio dei campioni, ha creato le
premesse per costruirsi una delle banche dati del DNA più grandi del mondo. La
questione, dunque, riguarda la comunità scientifica internazionale e tutti i
ricercatori europei che vengono scoraggiati da questo brevetto nella ricerca di
metodiche ancora più raffinate ed efficaci.
La prima
levata di scudi contro la decisione dell'Epo è arrivata dai francesi. I
ricercatori dell'istituto Curie, infatti, hanno accolto tutte queste ragioni e
le hanno fatte diventare un ricorso vero e proprio contro la licenza rilasciata
dall'Ufficio di Monaco. Ma l'Istituto, che nel ricorso sostiene tra l'altro di
non poter più utilizzare il proprio test, messo a punto per un costo che è la
metà di quello americano, non è stato lasciato solo nelle barricate contro
l'Epo. Si sono uniti nel ricorso gli Ospedali pubblici e l'Istituto Roissi e lo
stesso ministro della ricerca francese, Roger Gérard Schwatzenberg, è
intervenuto sostenendo la necessità di fare accordi a livello internazionale
sui brevetti di particolare interesse pubblico. Tra le accuse più calde,
probabilmente più condivise dai colleghi europei, mosse dai ricercatori
francesi alla società americana, quella di aver monopolizzato un settore così
delicato, che coinvolge in modo diretto la salute pubblica creando, di fatto,
un ostacolo serio alla qualità, oltre che all'accesso ai test, poiché -
spiegano - circa il 20% delle mutazioni non sono ancora identificate con il
metodo della Myriad.
Il Governo
francese, sceso al fianco dei ricercatori, sta lavorando alla definizione di un
contesto giuridico che faciliti l'accesso ai test diagnostici allargando il
campo dei prodotti che possono essere sottoposti a licenze obbligatorie e, nel
recepire la direttiva sulle biotecnologie, ha elaborato un progetto di legge
che delimita ulteriormente il campo delle rivendicazioni possibili da parte di
coloro che detengono i brevetti.
Ma anche
l'Europa unita sembra schierata nella difesa del diritto a ricercare e a curare
i propri cittadini. La Risoluzione del Parlamento di Strasburgo sulla vicenda
sollevata dai francesi, oltre ad appoggiare il ricorso dei ricercatori, invita
l'Epo a riconsiderare l'opportunità di concedere brevetti di sequenze geniche
di così grande interesse per la salute pubblica e invoca, contemporaneamente,
un controllo pubblico sulla sua attività. L'appello finale, poi, è ai Governi
nazionali per fare il possibile per prendere precauzioni perché il monopolio
sui brevetti non ostacoli né la ricerca né le sue applicazioni mediche.
Per ora, nei
laboratori europei, chi usa test diversi da quelli della Myriad a scopi clinici
o chi non paga la tassa è passibile di contravvenzione. Così in Francia, dove
il test è rimborsato dalla Securité Sociale, diciassette laboratori francesi
sfidano la società americana ignorando l'esistenza del brevetto, così come
fanno i loro colleghi inglesi. Il governo tedesco, invece, trattando con
Myriad, ha ottenuto di poter fare tutti i test successivi al primo a un costo
più contenuto (200mila lire circa), nei propri laboratori. Una soluzione,
questa del Governo tedesco, che, comunque, non risolve il rischio di monopolio
dei ricercatori americani sulle banche di Dna. In Austria e in Svizzera,
invece, il Governo, in accordo con la società americana, ha accreditato una
rete di laboratori in cui il test viene eseguito a carico del Servizio
sanitario nazionale.
E in Italia?
Molti laboratori si arrangiano cercando di arruolare pazienti in studi
sperimentali, in modo da poter fare i test senza incorrere in sanzioni anche
se, in linea di principio, per fare in modo da non usarli a scopi clinici
dovrebbero tacere ai pazienti il risultato di eventuali mutazioni e quindi
della presenza di rischi, impedendo loro, di fatto, di fare un'eventuale
prevenzione. Oppure, come è successo ad Aviano, non ammettono più pazienti fino
a quando dal Governo non arriverà qualche direttiva precisa. All'Istituto
Nazionale Tumori di Milano i test continuano a farli, con un protocollo messo a
punto in proprio sempre, però, all'interno di progetti di ricerca, come spiega
Marco Pierotti, direttore del dipartimento di oncologia sperimentale. "E'
ovvio che chi investe in ricerca vuole dei proventi - afferma Pierotti - e la
Myriad, in questo senso non vedo perché debba fare eccezione. L'istituto Curie,
d'altra parte, ha il suo metodo e non ha mai nascosto l'intenzione di
brevettarlo. Noi, per il momento, continuiamo a studiare gratuitamente le
mutazioni nei pazienti all'interno di un progetto di ricerca anche se,
naturalmente, comunichiamo comunque l'esito del test, perché riteniamo che
l'interesse del paziente sia superiore. Ci aspettiamo, però, che questa
situazione venga chiarita dal ministro della Salute. La situazione attuale,
infatti, è che per tutelare la salute pubblica si rischia di lavorare
nell'illegalità, dal momento che i test non sono rimborsati dal Servizio
sanitario nazionale". Le richieste al ministero della Salute per Pierotti
sono, principalmente due: "Una trattativa con Myriad in modo da
accreditare quei laboratori che possono fare gratis il test a chi ne ha davvero
bisogno ed evitare sprechi e una selezione di enti seri, nonprofit, in grado di
seguire il paziente nella comunicazione dei risultati. Per test simili,
infatti, questa è la fase più delicata, nella quale va spiegata l'esatta
dimensione del rischio e in cui vanno prese decisioni molto delicate sulle
modalità di prevenzione".
Ma se pure
ogni governo arriva a risolvere la questione del test diagnostico sul cancro al
seno e alle ovaia, cosa succederà se si brevetteranno geni utili a
diagnosticare tutte le altre malattie, dalle più rare alle più diffuse?
Potranno i Servizi sanitari nazionali sostenere l'onere economico di tanti test
di predittività, oppure la prevenzione diventerà un lusso solo di chi potrà permetterselo?
"Questo è un problema che va discusso in sede internazionale. Per quanto
riguarda la Myriad, per esempio, se i ricorsi in atto dovessero essere
accolti", spiega Pierotti, "in Europa non ci sarebbe alcun problema e
si potrebbe continuare a fare il test come prima ma non c'è dubbio che gli
investimenti delle aziende biotecnologiche in Europa subirebbero un forte calo.
Se, viceversa, i ricorsi fallissero, la Myriad potrebbe chiedere anche il
doppio. Ma il problema più serio, a mio avviso, è quello della ricerca. Se la
Myriad costituisce la più grande banca dati di Dna il suo è un monopolio in
grado di indebolire la competizione negli altri Paesi. E' importante, in
generale, che possa esserci una soluzione anche politica, sia nazionale che
internazionale".
Dalla
politica, per ora, nel nostro Paese, in merito alla vicenda sono state fatte
due interrogazioni parlamentari al ministro della Salute. La prima, presentata
a dicembre dal senatore popolare Mario Cavallaro che chiede se e quali
iniziative concrete egli intende intraprendere per evitare che nel campo della
ricerca e della prevenzione vengano create posizioni di privilegio o di
monopolio da parte delle multinazionali. La seconda, arrivata a gennaio, dal
forzista Raffaele Costa, chiede, invece, a Sirchia di consultare, in merito al
brevetto, l'Istituto superiore di Sanità e le altre strutture scientifiche del
ministero, per indicare all'Italia una strada da intraprendere anche a livello
europeo.
Il ministro Sirchia, intanto, a dicembre ha istituito una Commissione di esperti per definire le Lineeguida nell'ambito della consulenza e dei test genetici che sarà guidata da uno dei più importanti genetisti italiani, il professor Bruno dalla Piccola, presidente della Società di Genetica Umana. Resta da capire se tra i compiti della Commissione ci sarà anche quello di indirizzare le nostre leggi in modo che la figlia di Roberto possa fare quel test senza che per questo debba pagare un'enormità.