![]() RASSEGNA STAMPA | ![]() 27 GENNAIO 2002 |
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Parla il grande matematico Roger Penrose. Le geometrie
"impossibili" dell'amico Escher, i rivoluzionari studi di cosmologia
con Hawking. E la polemica sull'onnipotenza del computer, incapace di "
sentimenti o intenzioni"
E' raro
trovare nel quadro culturale mondiale un personaggio che abbia segnato in
maniera indelebile (e brillante) così tante e diverse discipline scientifiche.
Ma Roger Penrose, eclettico matematico inglese docente ad Oxford, lo ha
saputo fare. Lo abbiamo incontrato a Trieste, dove si trova in questi giorni,
ospite della Sissa, la Scuola internazionale superiore di studi avanzati,
fresca di un prestigioso premio dell'Unesco per il suo master in Comunicazione
della scienza.
Penrose è
stato invitato venerdì scorso per la prima commemorazione del grande
astrofisico Dennis Sciama, inglese anche lui, che per tanti anni è stato a capo
della divisione di astrofisica dell'Istituto di ricerca triestino e che è
scomparso nel 1999. La conferenza che Penrose ha tenuto in un'aula magna
stracolma era intitolata Cosa ci dicono i buchi neri e il big bang sulla natura
della meccanica quantistica?, argomenti a cui Penrose ha dedicato una vita e
che anche ora, a 71 anni suonati, lo affascinano e lo divertono come cinquanta
anni fa, per sua stessa ammissione.
"Mi
piace molto parlare al pubblico e fare divulgazione", conferma Penrose.
"Credo sia importante. Mi diverto anche a disegnare le mie illustrazioni,
sia per le conferenze, sia per i miei libri. Anche se oggi è più difficile
farle accettare agli editori. Purtroppo in Inghilterra non riesco a trovare
carta di buona qualità che mi serve per disegnare righe precise e pulite. Forse
qui in Italia avrò più fortuna".
Papà
genetista e mamma medico, Penrose da giovane sembrava più attratto dalla
medicina che dalla matematica, per quanto avesse da sempre condiviso con il
padre la passione per i numeri. Alla fine, costretto dagli orari inflessibili
del collegio di Cambridge dove studiava, si rassegnò a optare per la
matematica: e da allora non ha più smesso di occuparsene, cercando tutte le
applicazioni legate alla fisica, alla cosmologia, e al mondo reale o dell'arte.
Sua per
esempio una complessa teoria matematica che studia come fare a ricoprire una
superficie con un numero fissato di forme geometriche senza ripetere lo stesso
disegno. Suoi e di suo padre anche alcuni studi su forme geometriche
"impossibili" che hanno ispirato l'incisore olandese Maurits Cornelius
Escher, amico di famiglia, che le ha riprodotte in alcune famose opere, come
La cascata, in cui si vede un fiume immaginario, la cui cascata precipita verso
lo stesso livello di partenza.
"Non
crediate affatto a quello che Escher racconta sulla sua ignoranza
matematica", dice Penrose. "Forse non aveva dei buoni voti, o forse
non aveva avuto un buon rapporto con i professori. Ma una conoscenza molto
chiara ed approfondita della matematica e della geometria ce le aveva eccome.
D'altra parte questo è evidentissimo nei suoi disegni". Penrose è noto per
i complessi studi teorici di cosmologia, spesso svolti in collaborazione con
l'amico Stephen Hawking, autore del bestseller mondiale Dal Big Bang ai buchi
neri - Breve storia del tempo e bloccato da molti anni su una sedia a rotelle.
"Sono
stato un paio di settimane fa al convegno per il sessantesimo compleanno di
Stephen. Era dedicato al futuro della fisica e della cosmologia: e sono stato
molto contento di poter usare nel mio intervento un teorema sui buchi neri che
avevamo dimostrato insieme", racconta Penrose. E che regalo gli ha fatto?
"Beh, a dir la verità, nessuno. Ma neanche lui me ne ha fatto uno per il
mio compleanno! Anche se ci siamo scambiati dei regali di nozze molto belli".
Ma Penrose è famoso pure per aver scatenato qualche anno fa un dibattito
vivacissimo legato all'intelligenza artificiale, a cui ha dedicato due libri
molto venduti anche in Italia: La mente nuova dell'imperatore e Ombre della
mente. In sostanza, Penrose non è d'accordo con chi studia l'intelligenza
artificiale con l'approccio tradizionale, chiamato "computazionale".
"Credo che il pensiero cosciente - ci dice - debba coinvolgere ingredienti
che non possono neppure essere simulati adeguatamente da semplici programmi
algoritmici. E ancora meno la computazione potrebbe, da sola, evocare
sentimenti coscienti o intenzioni". Dunque, non siamo riproducibili
artificialmente per quello che abbiamo di più profondo? "Io non dico che
non saremo in grado di costruire un marchingegno che possa sviluppare
autocoscienza. Forse è possibile, anzi credo che un giorno potremo farcela. Ma
quello che io credo è che certamente non sarà un computer a farlo, ci vuole
qualcosa di diverso".
Questa
posizione, argomentata diffusamente nei suoi libri, non ha reso simpatico
Penrose a molti altri scienziati che si occupano di intelligenza artificiale,
che hanno a loro volta cercato di smontare le sue tesi. Tuttavia, lui continua
a credere di aver ragione. Ma allora quale strada dovremmo percorrere, secondo
lei, per arrivare a un David, il bambino capace di amare del film
sull'intelligenza artificiale di Stephen Spielberg?
"Una
strada in cui credo è quella di una nuova fisica, una fisica che sappia
coniugare la meccanica quantistica con la relatività generale. Credo che il
primo passo sia di studiare questa nuova teoria fisica, chiamata gravità
quantistica, e capire a quale livello della natura vada applicato, a quale
livello cioè la meccanica quantistica non va più bene. Il passo successivo è
quello di capire come si applica tutto questo alla neurologia. Una possibilità
interessante è rappresentata dallo studio dei cosiddetti microtubuli, che sono
presenti in molti tipi di cellule. Hanno il compito di trasportare il materiale
all'interno all'esterno delle cellule".
Molti non credono che possano avere a che fare con la coscienza perché dicono di sapere già come funzionano e non hanno motivo di credere che facciano anche qualcos'altro. "A questa obiezione rispondo sempre con un esempio. Sappiamo bene anche a che servono i nasi: per respirare e sentire gli odori. Ma se osserviamo gli elefanti, scopriamo che ne fanno un uso completamente diverso! Forse anche i microtubuli nei neuroni, le cellule che costituiscono il nostro cervello, possono giocare un ruolo molto diverso da quello che conosciamo". Ma i microtubuli ci sono anche nei neuroni di altri animali: quindi forse una forma di coscienza è presente anche in loro... "Certamente: io credo che la coscienza non compaia all'improvviso negli uomini, ma che sia un processo graduale. D'altra parte ci sono così tante somiglianze fra gli uomini e gli altri animali che la cosa non è certo sorprendente".