RASSEGNA STAMPA

26 GENNAIO 2002
editoriale
Due anni e ventimila euro per un figlio a tutti i costi

Secondo i dati diffusi al convegno su salute e bioetica al Senato aumentano i casi di fecondazione artificiale

Torna alla ribalta il vuoto legislativo sulla fecondazione artificiale che in Europa ci lega ormai solo con la Grecia. A riaprire l'annosa vicenda è stato ancora il caso due gemelli italiani nati in Usa. Il fatto è subito rimbalzato a un convegno su salute e bioetica al Senato dove medici e politici si confrontavano per avanzare proposte per una legge. Il tutto a una settimana dalla riapertura del dibattito sulla fecondazione in commissione alla Camera (in aula è prevista a fine marzo), dove maggioranza e opposizione si confronteranno ancora una volta e tenteranno di mettere insieme alcuni principi comuni. Ma tutti chiedono a gran voce una normativa urgente perché ora l'unico punto certo che evita casi estremi è l'articolo 42 del codice deontologico dei medici. Il presidente della commissione affari sociali della Camera, Giuseppe Palombo, ha annunciato una imminente proposta di legge della maggioranza che cercherà di mettere chiari paletti legislativi "sugli eventi normali, quelli - ha detto - che riguardano la stragrande maggioranza degli eventi di fecondazione artificiale (il 90% dei casi); poi - afferma - sui casi particolari ed eccezionali potrebbe essere un'Authority, composta dal comitato di bioetica e da esperti dell'Iss e del ministero, a decidere caso per caso". L'on. Augusto Battaglia (Ds) ha annunciato la presentazione di una pdl della scorsa legislatura che riprende il testo di Marida Bolognesi con il quale si era tentato un accordo. "C'è bisogno di una legge - ha detto Battaglia - non perché lo dice l'Europa ma perché sappiamo che serve". E ribadisce che la fecondazione artificiale eterologa, cioè quella da donatore esterno alla coppia, "deve essere considerata una sorta di ultima spiaggia dopo i tentativi fatti con altre tecniche. Ma per raggiungere l'obiettivo di una legge in cui si può tentare di trovare soluzioni comuni, ciascuno deve rinunciare a qualcosa". Intanto, ieri tra gli esponenti della maggioranza si è parlato di "prove per una legge". Palumbo dice che "l'ideologia in questa legge non dovrebbe esserci" e ricorda i no che saranno inseriti e sui quali c'è un ampio consenso: no alla clonazione umana e alla sperimentazione sugli embrioni. Due anni e 20 mila euro: questi i tempi medi che devono affrontare quelle coppie che non facendocela da sole (una su sei) decidono di avere un figlio a tutti i costi. Secondo i dati diffusi ieri al convegno, i trattamenti per ottenere un bimbo in provetta sono in continuo aumento: dai 2.224 del 1994 sono diventati 4.566 nel 1997. In Italia, tuttavia, non esiste alcun sistema centralizzato di rilevamento e controllo delle procedure di procreazione medica assistita (pma). Anche perché, spiegano gli esperti, il 30% delle coppie che chiede un intervento di pma risolvono il problema con una stimolazione ovarica o con una laparoscopia. Per le altre inizia un viaggio tra medici e laboratori di analisi per stabilire la diagnosi, con alcuni esami e medicinali a carico del servizio sanitario e altri da pagare privatamente. Un calvario che nel 23% dei casi (secondo i dati dei maggiori centri) si conclude con il cosiddetto "bimbo in braccio". Inoltre, non vi è nessun limite al numero dei tentativi: c'è chi smette subito,(e chi nemmeno comincia) ma un buon 14% va avanti per dieci anni.
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