![]() RASSEGNA STAMPA | ![]() 26 GENNAIO 2002 |
|
"Per queste tecniche sono previste solo sanzioni dell'Ordine
dei medici. Provo disgusto"
Embrioni
congelati spediti negli Stati Uniti, una donna contrattualmente arruolata come
"incubatrice" vivente, la commercializzazione della nascita. Una
legge che non c'è. Al momento in Italia, infatti, è tutto possibile: legalmente
non c'è nulla che vieti tutte queste pratiche. "E' vero. Unico ostacolo
nel nostro Paese è che per il diritto civile la madre può essere soltanto colei
che partorisce. Quindi i genitori genetici, se questa vicenda si fosse svolta
in Italia, non avrebbero mai potuto rivendicare quei figli come loro". Il
professor Francesco D'Agostino, docente di Filosofia del diritto
all'università Tor Vergata di Roma e presidente onorario dell'uscente Comitato
nazionale di bioetica (ma il presidente del Consiglio Berlusconi non ha ancora
nominato il nuovo comitato), è estremamente chiaro sull'urgenza di una legge
che nel nostro Paese stabilisca una buona volta i limiti, non solo etici, delle
pratiche di fecondazione medicalmente assistita.
Quindi un
ginecologo che nel nostro Paese propone e attua tecniche come l'"utero in
affitto" (detta anche "gravidanza surrogata") o che pratica la
fecondazione medicalmente assistita in una donna anziana, dopo i 50 anni, non
corre alcun rischio?
"Per
questo tipo di azioni no. Ma può essere sanzionato dall'Ordine dei medici.
Perché il codice deontologico vieta nello specifico queste tecniche. E' un
divieto morale, professionale, ma che può comportare sanzioni blande o più dure
fino alla cancellazione dall'Ordine. E spero in un intervento di questo tipo
anche nel caso in questione, nonostante la fecondazione della "mamma in
affitto" sia stata praticata da altri e in un altro Paese. Un escamotage
da non lasciare impunito".
Ma negli
Stati Uniti non vi sono divieti in questa materia?
"Sul
piano formale le regole bioetiche, divieti compresi, sono affidate agli
ordinamenti dei singoli Stati americani. In alcuni casi i magistrati hanno in
passato riconosciuto valore giuridico all'affitto dell'utero, se questo è stato
fin dall'inizio definito con un contratto pubblico e trasparente e la donna che
accetta di fare da "incubatrice" ha agito in piena libertà e
coscienza. Anche i giudici americani però condannano moralmente questo
"commercio", ma nella loro tradizione il rispetto di un contratto è
fondamentale. Contratto che deve aver stipulato anche la coppia italiana per
avere il riconoscimento dei figli. Se nascevano in Italia, invece, i due
bambini sarebbero stati per legge solo e unicamente figli della madre
biologica, cioè di colei che li ha portati in grembo e che li ha poi partoriti.
I genitori "genetici" non avrebbero potuto rivendicare nulla. Adesso
spetterà alla magistratura italiana decidere se avvalorare o no la decisione
americana. Da noi, infatti, il rispetto di un contratto è meno importante
rispetto a quanto prevede l'ordinamento civile che comunque considera madre dei
due bimbi la donna americana che ha affittato il suo utero. Quindi resta da
vedere che cosa deciderà la nostra magistratura".
Comunque in
Italia la condanna di queste tecniche è quasi unanime.
"E'
unanime il disgusto morale per la commercializzazione delle nascite. Per ogni
forma di speculazione in questo settore. Ma evidentemente non basta. Occorre
una legge, anche se non occorrono sanzioni penali. Sono del parere che le vere
sanzioni bioetiche debbano essere incisive ma di tipo professionale: la
sospensione o la cancellazione dall'ordine mi sembra la giusta punizione.
Comunque, una legge deve rafforzare quanto già stabilito dal codice
deontologico dei medici. Peraltro non vi è nient'altro, se non una vecchissima
circolare (mai annullata) del ministro Degan che vieta la fecondazione
artificiale nelle strutture pubbliche: ciò significa sanzioni non penali ma
disciplinari per chi la pratica. Ecco perché queste tecniche in Italia hanno
avuto il loro sviluppo soprattutto nelle strutture private".
Quindi la
legge è urgente, ma vanno prima risolti i problemi che hanno bloccato il testo
al Senato due anni fa.
"Né due anni fa né oggi è venuto in mente di chiedere al Comitato nazionale di bioetica una mediazione etica. Forse qualcosa avremmo potuto dire e suggerire".