RASSEGNA STAMPA

25 GENNAIO 2002
ANNA MARIA MERLO
L'artigiano del pensiero che si fa azione

"Uno studioso rigoroso e un generoso militante". Da Derrida a Bové, il ricordo dell'intellettuale francese

Nessun rancore da parte dei socialisti francesi verso Pierre Bourdieu, che aveva affermato senza mezzi termini che "dieci anni di potere socialista hanno portato a termine la demolizione del welfare state iniziata negli anni '70 in nome del liberismo". Per il primo ministro, Lionel Jospin, i lavori di Pierre Bourdieu "hanno fatto del loro autore il capo-fila di una scuola di pensiero legata alla critica incisiva della società capitalista".

In un comunicato, il primo ministro afferma che Bourdieu "mentre costruiva la sua opera sociologica ha vissuto la dialettica tra il pensiero e l'azione. E' passato dall'analisi sapiente all'impegno sociale e politico. Un impegno forte, nel periodo recente, contro la mondializzazione liberista e i danni culturali e sociali che provoca". Analogo elogio da parte del senatore socialista Henri Weber, che ha affermato di avere "molta simpatia" per Bourdieu, che ha dato "voce ai senza voce". Il ministro dell'insegnamento professionale, Jean-Claude Mélenchon (Ps), ha affermato di "avere Bourdieu sempre in tasca". Anche i Verdi hanno reso omaggio al sociologo scomparso, "figura emblematica del movimento sociale". L'ex ministro Jean Pierre Chevènement, candidato alle presidenziali, ha arruolato di forza Bourdieu nelle sue fila, "sempre a fianco di coloro che soffrono, spirito critico verso il pensiero unico".

Tra i primi a reagire, all'annuncio della morte, il sindacato Sud-Rail, cresciuto con lo sciopero del '95 contro le riforme Juppé che aveva visto Bourdieu in prima linea organizzare anche delle assemblee nei locali sindacali delle stazioni parigine: il sindacato più contestatore dei ferrovieri ha reso omaggio alla partecipazione del sociologo al movimento del '95 e ha sottolineato che "prolungando questo impegno, faceva parte di coloro che difendevano l'autonomia del movimento sociale come mezzo per rafforzare la dinamica delle lotte per cambiamenti profondi". Secondo Christophe Aguiton, responsabile delle relazioni internazionali di Attac, Bourdieu "è stato l'artigiano del nuovo incontro tra intellettuali e movimenti sociali, dopo anni di incomprensione". Per Aguiton, il sociologo è stato "il motore intellettuale degli scioperi del '95. Penso anche al suo recente appello per un'Europa sociale". Omaggio anche dalla vice-presidente di Attac, Susan George, che ha ricordato che "era uno dei pochi sociologi riconosciuto negli Usa". Per José Bové, che ha conosciuto Bordieu in occasione del processo per la distruzioone del McDonalds' di Millau, "ciò che ci ha ravvicinato è la volontà di non tagliare il mondo a fette, con i discorsi teorici da un lato e le azioni militanti dall'altro".

Meno consensuali, invece, gli intellettuali. Jacques Derida ha ricordato la sua "vecchia amicizia" con Bourdieu, ma anche la relazione "tesa, a volte difficile". "Abbiamo avuto dibattiti e disaccordi, rispetto al suo approccio del campo filosofico, ma ci siamo sovente trovati fianco e fianco nei progetti militanti". Più acido Luc Boltanski, che era stato suo assistente ai tempi della costituzione del centro di sociologia europea (creato con Raymond Aron). "Per essere giusti, bisogna distinguere un'opera importante e discutibile, nel buon senso del termine, dalla specie di agit-prop degli ultimi anni, intrattenuta da un gruppo di seguaci dogmatizzati". Ma per il sociologo Michel Pinçon-Charlot, Bourdieu "non ha mai abbandonato la preoccupazione di rigore scientifico per essere soltanto un militante".
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