RASSEGNA STAMPA

25 GENNAIO 2002
DARIO ANTISERI
Addio a Nozick, utopista "perfetto" Teorizzò lo Stato ridotto al minimo

L'unica funzione è quella di proteggerci contro la forza

Da tempo sofferente di cancro allo stomaco, si è spento due giorni fa il filosofo americano Robert Nozick. Nato a Brooklyn nel 1938, dapprima studente alla Columbia University, incontrò successivamente, a Princeton, Carl Gustav Hempel, dal quale ebbe "sempre preziosi suggerimenti". Professore ad Harvard a soli 30 anni, è dalla tradizione analitica ed epistemologica che Nozick imparò "a pensare in modo chiaro e rigoroso". Ma, in ogni caso, quella di diventare un filosofo analitico non fu mai tra le sue aspirazioni. Egli, infatti, ha cercato di portare dentro i confini dell'analisi le grandi questioni della filosofia. Con Spie gazioni filosofiche del 1981 e La vita pensata ('89) Nozick ha offerto acute e consistenti risposte a "vecchie domande", come queste: la vita ha un significato? Esistono verità etiche oggettive? La nostra volontà è libera? Come potrebbe essere l'immortalità, e che senso avrebbe? In che modo l'Olocausto ha cambiato l'umanità? Una persona religiosa può spiegare perché Dio permette che ci sia il male? Tuttavia, è con il libro Anarchia, Stato e Utopia del 1974 (Il Saggiatore) che Nozick si impose sulla scena intellettuale internazionale. Contro modelli astratti di giustizia, quale quello proposto da John Rawls, Nozick delinea una teoria storica della giustizia, insieme ad una teoria evolutiva dello Stato; e, sulla scia della posizione libertaria di Murray N. Rothbard, difende i diritti naturali inviolabili degli individui. E arriva così a prospettare uno stato minimo "ridotto strettamente alle funzioni di protezione contro la forza, il furto, la frode, di esecuzione dei contratti". Solo un simile Stato è, a suo avviso, giustificato, allettante, oltre che giusto.

Non esiste, per Nozick, un solo genere di comunità; e una sola idea di società perfetta è un ideale senza fondamento - non si dà, infatti, nessun criterio razionale per stabilire quale sia la società perfetta. L'unica utopia ragionevole è "un'impalcatura per utopie", vale a dire un ambiente che deve essere attuato per primo se si vogliono realizzare in modo stabile altre visioni utopiche particolari. All'interno di tale impalcatura per utopie, scrive Nozick, visionari e stravaganti, maniaci e santi, monaci e libertini, comunisti e democratici della partecipazione, tutti costoro ed altri ancora "possono compiere il tentativo di costruire la loro visione e offrire un esempio allettante". Questa impalcatura per utopie è esattamente ciò che Nozick chiama Stato minimo, "l'unico moralmente legittimo" e "l'unico moralmente tollerabile". Ed ecco come Nozick conclude Anarchia, Stato e Utopia : "Lo Stato minimo ci tratta come individui inviolati, che non possono essere usati dagli altri in certe maniere come mezzi o arnesi o strumenti o risorse; ci tratta come persone che hanno dei diritti individuali con tutta la dignità che ne proviene". Trattandoci con rispetto, perché rispetta i nostri diritti, lo Stato minimo "ci permette, individualmente o con chi meglio crediamo, di scegliere la nostra vita e di conseguire i nostri fini, aiutati dalla cooperazione volontaria di altri individui investiti della stessa dignità".
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