![]() RASSEGNA STAMPA | ![]() 23 GENNAIO 2002 |
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Il libro dell’ex leader operista che ha entusiasmato gli USA esce domani da Rizzoli. E mette al bando l’antiamericanismo
L'appartamento
di Trastevere dove vive in regime di semilibertà è come te lo aspetti. Molto
parigino: ampi spazi, soffitti bassi, scaffali pieni di libri. E anche Toni
Negri è solamente un po' appesantito dal tempo: è il tipo perfetto
dell'intellettuale di sinistra colto, provocatorio, a suo modo aristocratico. E
anche
sprezzante, non percorso da nessun dubbio. «Guardi - dice appena mi siedo sul
comodo divano, davanti a una scrivania colma di testi e giornali esteri - sono
appena reduce da un incontro al CRS (il Centro per la riforma dello Stato,
diretto da Pietro Barcellona e vicino ai DS, ndr.): uno spettacolo avvilente,
una sinistra rétro e del tutto priva di argomenti, fuori dal tempo, incapace di
comprenderlo.
Una sinistra che fa ancora affidamento su un'entità, lo Stato, che già non c'è
più».
Tutto il
contrario di quanto viene fuori da Impero, il libro scritto con Michael Hardt
che Rizzoli manda in questi giorni in libreria nella traduzione italiana.
«L'Impero
si sta materializzando proprio sotto i nostri occhi»: è l'incipit quasi
titanico del libro. Che prosegue per affermazioni apodittiche e perentorie,
spesso allusive, di una «profondità» non sempre accessibile a noi comuni
mortali. Ma cosa è l'Impero? Tanto per cominciare non è l'America. «Detesto
l'antiamericanismo: se è vero che gli Stati Uniti sono il centro di certi
processi, è anche vero che tali processi non hanno un territorio né
una
nazione».
E l'Impero
non c'entra nemmeno con l'imperialismo: per Negri «non c'è un esterno che va
conquistato e colonizzato». L'Impero è una forma di controllo dei corpi e delle
menti (Negri parla di bio-politica) che non ha confini e che si pone come uno
sfondo che necessariamente devono condividere anche coloro che si pongono in
modo antagonistico verso di esso. Pena la condanna all'inessenzialità. Potremmo
dire che è un modo di ragionare, e quindi una forma di potere, onnipervasivo,
ma nient’affatto negativo: col segno cambiato è la condizione che i vecchi
internazionalisti
sognavano, la rete degli oppressi di ogni razza. «L'Impero offre alla sinistra
la possibilità di ricomporsi, di rinascere. I movimenti no -global sono
veramente alternativi e hanno già abolito, al loro interno, la gerarchia: sono
organizzazioni a rete».
Professor Negri, come spiega il successo
americano del libro («Time», ad esempio, lo ha indicato come uno dei saggi
fondamentali del 2001)? Non c'è contraddizione fra gli apprezzamenti della
stampa capitalistica e la sua condizione di marxista non pentito?
«Il
successo è nato da un passaparola nei campus e da qui è trasbordato ed ha
conquistato il quasi inaccessibile mercato librario: probabilmente è stato
letto come una sorta di bibbia del new global ed è stato pertanto fatto proprio
da movimenti antagonisti sempre più forti. Io, d'altronde, non ho voluto
offrire altro che un elemento al dibattito. Questo la stampa americana lo ha
capito, ma non credo che ciò avverrà nella provinciale Italia».
Da noi, in effetti, Toni Negri è visto ancora
come un «cattivo maestro», un ispiratore della lotta armata.
«Io credo
piuttosto di essere stato un buon maestro, uno che ha offerto alla sua
generazione strumenti per capire il mondo che aveva attorno. Uno che ha capito
che la sinistra avrebbe presto subito una crisi radicale, che si sarebbe
verificata come crisi del giustizialismo».
Non mi
dica, professore, che anche lei è contro i magistrati!
«E invece
sì: in Italia non c'è stato di diritto». (Questa da qualche parte l'avevamo già
sentita!). «Non potrò mai dimenticare - continua Negri di essere stato tenuto
quattro anni e mezzo in galera in attesa di giudizio, che Sofri ancora ci sta,
che i colpevoli delle stragi di Stato non sono ancora stati individuati…». Poi,
come sempre sicuro: «Dove c'è giustizialismo, non c'è sinistra». E nemmeno
destra, potrebbe dire Berlusconi. «Ecco, non
mi piace
proprio l'aria di sufficienza che la sinistra ha nei confronti del Cavaliere».
Ah,
maledetta voglia di épater le bourgeois, ad ogni costo. «Berlusconi è un Bush
in piccolo, provinciale, un po' goffo. Ma è un tipico uomo dell'Impero: la
connessione fra media, potere economico e finanziario, potere politico
personale non è affatto qualcosa di prettamente italiano: Berlusconi è un segno
dei tempi».
Non crede quindi alla sinistra che dice, con
Sylos Labini, che in Italia c'è un' «anomalia», che il nostro è «un paese a
civiltà limitata».
«Queste
sono sciocchezze, da sinistra superficiale. Alla scuola di Marx la sinistra
avrebbe dovuto apprendere almeno il rigore».
Eccolo, il barbuto di Treviri! C'è quindi un
filo rosso che lega Toni Negri teorico dell'autonomia operaia al Negri di
Impero?
«Senza
dubbio, c'è coerenza nel mio percorso. Il metodo di oggi è lo stesso di
ieri.
L'operaismo, di cui l'autonomia era un momento, è un'interpretazione del
marxismo fatta in Italia che ha trovato studiosi dappertutto».
Ecco,
di colpo non siamo più «provinciali»!
«C'è
affinità, un'aria di famiglia, fra l'operaismo, la cultura post-colonialista
che si è sviluppata con gli studi afro - asiatici nelle università americane e
il post-strutturalismo francese di Foucault, Derida e Deleuze
(quest'ultimo, avendo scritto la prefazione alla traduzione francese del mio
Spinoza, ha indirettamente propiziato, fra l'altro, il mio incontro a
Parigi con
Hardt). Questa temperie culturale legge le contraddizioni del nostro tempo, che
non è più quello della modernità, e ne cerca il momento del rovesciamento».
Eppure, non si può far finta di nulla: la sua
militanza politica pesa come un macigno sulla sua immagine di studioso.
«In
Italia, casomai. Dove c'è stata e continua ad esserci una ”provocazione di
Stato”.
Altrove Negri è un apprezzato studioso, o almeno la vittima di un'ingiustizia
politica».
Ma lo
studioso non ha una sua responsabilità?
«Solo
verso la verità, ed è già tanto. Il fatto è che la verità è figlia del tempo…»
E di tempo, in verità, ne è passato veramente tanto. La sicumera, e l'arroganza intellettuale, quella invece è quasi intatta.