![]() RASSEGNA STAMPA | ![]() 21 GENNAIO 2002 |
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Di paradossi, di contraddizioni logiche
sono piene la vita, la politica, e anche la scienza. I libri di Piergiorgio Odifreddi e Colin Bruce ci aiutano a
scovarli
Un partito estremista, la
FIS, si presenta alle libere elezioni con il dichiarato progetto di eliminare
la libertà. E le vince. I militari reagiscono: e con un metodo non
democratico impediscono a un gruppo non democratico di abbattere la democrazia
con un metodo democratico. L'Algeria è
la vittima recente e clamorosa di un paradosso. Il «paradosso della
democrazia». In un sistema democratico
non è possibile impedire con metodi democratici a un dittatore che ha con sé
la maggioranza della popolazione di abbattere la democrazia. Il paradosso è
una situazione strana e inaspettata che va contro il senso comune. Di
paradossi, di insuperabili e talvolta tragiche contraddizioni logiche è costellato
il modo democratico di regolare i rapporti sociali tra gli uomini. Che infatti,
come diceva Winston Churchill, non è il miglior sistema possibile di governo,
è solo il meno peggio che abbiamo. La cosa strana, il paradosso, è che
con la sua straordinaria
intuizione l'arguto statista inglese, memore del fatto che il suo principale
nemico, Adolf Hitler, sia andato al potere con metodi democratici, non
coglieva un limite storico della democrazia, ma un limite intrinseco. Come,
matematica alla mano, dimostrerà più tardi Kenneth Arrow che per questo nel
1972 sarà insignito del premio Nobel per l'economia, L'imperfezione di
principio del sistema democratico è noto come «paradosso di Arrow».
Ma di «Para doxa», di
situazioni che entrano in contraddizione col senso comune, è costellata tutta
la storia umana. Di situazioni che
stridono con la logica e persino col senso comune, sembra essere piena la vita
dei nostri giorni: basta guardare alla fase attuale della politica italiana (ma
non solo italiana) per rendersene conto. Forse non è un caso. Viviamo, infatti, in un sistema sociale sempre
più complesso. E i paradossi sembrano prolificare proprio nel brodo della
complessità. E' forse per questo che ai «para doxa» si riferiscono almeno due
libri usciti di recente: quello che il logico Piergiorgio Odifreddi ha
pubblicato presso Einaudi col titolo «C'era una volta un paradosso» e quello
che il fisico Colin Bruce ha pubblicato per Raffaello Cortina, nella collana
diretta dal filosofo Giulio Giorello, col titolo «Sherlock Holmes e le
trappole della logica».
I due libri ci sembrano
davvero utili per cercare di navigare tra i crescenti «para doxa» della nostra
vita quotidiana senza rischiare di esserne travolti. Colin Bruce che si incarica, in modo esplicito, di avvisarci
delle trappole che ci tendono i paradossi nella vita di tutti i giorni. Si
tratta, a ben vedere, di trappole di due diversi ordini. Alcune sono quelle tese dalle situazioni che
vanno «contro il senso comune» e in cui non sappiamo districarci bene. Altre trappole, persino più insidiose, sono
quelle che - per paradosso - ci tende proprio il senso comune. Alle prime
possiamo reagire trovando una logica che riconosca i «para doxa» al senso
comune. Alle seconde possiamo reagire
solo trovando una logica che vada «oltre il senso comune». Ma trovare questa logica non è affatto
facile: servono studio, metodo, disciplina.
Pochi ci riescono.
Noi possiamo provarci
iniziando a riconoscere i paradossi diffusi in ogni e ciascuna dimensione della
nostra cultura. In questo ci aiuta Piegiorgio Odifreddi, che con rapidi ed
efficaci affreschi ci mostra come i «para doxa» costellino l'intera dimensione
umana, da quella primitiva delle percezione fisiche, a quelle via via più
mediate dell'arte, della religione, della filosofia e, infine, della stessa
scienza. Piergiorgio Odifreddi è
davvero abile. Perché dimostra come,
risalendo lungo questo cammino della ragione che dalla percezione pura e,
letteralmente dal senso comune porta alla scienza, ovvero alla cultura che più
di ogni altra sa andare amorosamente oltre il senso comune - i paradossi non
scompaiono affatto. Ma anzi diventano
più coriacei. Fino a definire, come avviene nella meccanica quantistica, una
realtà dove i gatti, se nessuno li guarda, possono essere contemporaneamente
vivi e morti e che è, quindi, intrinsecamente paradossale.
Per ben navigare nel mare dei paradossi entrambi, Bruce e Odifreddi, individuano una buona barca: quella della logica. La barca di gran lunga migliore. Perché costruita con il legno della ragione disciplinato dal rigore formale. Chi, come Sherlock Holmes, sale su questa barca può con relativa tranquillità evitare, i «para doxa» e andare oltre «il senso comune». Tuttavia, la barca della logica è difficile da pilotare. Per due motivi: uno pratico, l'altro di principio. Il primo lo indica chiaramente Colin Bruce. Non tutti gli effetti paradossali che incontriamo nella nostra vita quotidiana sono linearmente riconducibili a una e una sola causa. La gran parte dei «para doxa», ma anche la gran parte dei «doxa», degli eventi che seguono il senso comune, sono il risultato storico di svariate cause. E non sempre il medesimo effetto è il risultato delle medesime concatenazioni di cause. Per guidare la barca della ragione in questo mare non deterministico, occorre una logica particolare. Una logica stocastica, disponibile ad abbandonare il salvagente della certezza assoluta per cogliere tutte le infinite sottigliezze della probabilità. L'altro limite, quello di principio, è indicato da Piergiorgio Odifreddi. La logica è lo strumento migliore per gestire i paradossi. Tuttavia la logica stessa è farcita di paradossi e di proposizioni indecidibili. E non per l'incapacità pratica dei logici di risolverli tutti. Ma perché, come ha dimostrato Kurt Goedel, nessun sistema umano è dotato di coerenza e completezza logica. Proponendoci questa impossibilità di principio a risolvere tutti i paradossi la logica ci invita all'umiltà. Proprio come hanno fatto, nel corso dei millenni, i filosofi e i letterati più saggi. Con una differenza, però. Quella indicata da Piergiorgio Odifreddi. Mentre la filosofia e la letteratura hanno intuito la necessità dell'umana umiltà, la logica l'ha dimostrata.