![]() RASSEGNA STAMPA | ![]() 12 GENNAIO 2002 |
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Prima traduzione per "Le Istituzioni", manifesto del
monachesimo medievale
Succeduto a Boezio nell'incarico di consigliere di Teodorico, dopo
aver lasciato la vita politica fondò sul golfo di Squillace, in Calabria, un
cenobio nel quale la Bibbia era studiata con rigore filologico
Cassiodoro, “Le Istituzioni”, Città
Nuova, Pagine 212. Euro 15,50”
"I
nostri vicini di casa al campus sono gli Smith. Lui è esperto di Boezio, lei
di Cassiodoro. Vedrai, cara: ci divertiremo moltissimo". Suonava più o
meno così la battuta di un vecchio film di Woody Allen, messa in bocca -
neanche a dirlo - a un anziano e pomposo accademico. Anche quando la si butta
sul ridere, insomma, i due consiglieri di Teodorico sono destinati a viaggiare
in coppia. Ultimo degli antichi Boezio, primo dei moderni Cassiodoro, con il
paradosso che mentre La consolazione della filosofia, unanimente
considerato il capolavoro di Boezio, è un testo relativamente ben conosciuto,
l'opera di Cassiodoro è quasi del tutto ignorata, anche a livello editoriale.
Negli ultimi
tempi, però, la situazione sta cambiando. Il gesuita Antonio Caruso, già
autore della pregevole monografia Cassiodoro nella vertigine dei tempi
(Rubbettino, 1998), ha da poco pubblicato per la romana Vivere In la traduzione
del De anima (La grandezza dell'uomo, pagine 152, euro 7,75) e
un'essenziale antologia delle Variae, il vasto epistolario in cui Cassiodoro
raccolse i documenti della sua attività pubblica (Per il buon governo della
società, pagine 132, euro 6,71). Ora, nella collana di "Fonti medievali
per il Terzo millennio", Città Nuova presenta la prima versione integrale
del più caratteristico fra i testi cassiodorei, Le Istituzioni, curata con
grande competenza da Mauro Donnini.
Nato tra il
485 e il 490 e morto nel 580, Flavio Magno Aurelio Cassiodoro incarna nella
propria vicenda biografica molte delle tensioni e delle contraddizioni della
sua epoca. Succeduto nel 523 allo sfortunato Boezio nella carica di magister
officiorum del Regno gotico, abbandona la vita politica nel 537 e - dopo un
soggiorno a Costantinopoli, dove forse giunge come prigioniero nel corso della
guerra greco-gotica - nel 554 fonda in Calabria, sul golfo di Squillace, il
cenobio di Vivario. Si tratta della realizzazione, sia pure temporanea, di un
progetto a lungo vagheggiato da Cassiodoro, che già durante il pontificato di
Agapito (morto nel 536) aveva ipotizzato la creazione di una "facoltà
teologica" romana: una istituzione che avrebbe avuto il compito di
contrastare il perdurante predominio delle humanae litterae nell'istruzione
superiore.
Pedagogia
tradizionale e studio della Bibbia, riflessione spirituale e preoccupazioni
filologiche (o anche semplicemente grammaticali: l'ultima opera di Cassiodoro,
composta quando l'autore era più che nonagenario, è un manualetto De
orthographia) sono le direttrici lungo le quali si muovono le attività di
Vivarium, un monastero che di fatto anticipa la struttura organizzativa e la
funzione culturale che le istituzioni monastiche assumeranno in modo più
accentuato nei secoli successivi. E poco importa se, dopo la morte del
fondatore, il patrimonio librario del cenobio finisce per disperdersi, lungo
coordinate geografiche che coincidono in gran parte con lo sviluppo della
storia europea.
Dei due libri di cui sono composte Le Istituzioni - manifesto culturale e, nello stesso tempo, diario di lavoro compilato da Cassiodoro a beneficio dei propri monaci - quello destinato a maggior diffusione nel Medio Evo è il secondo, che contiene un essenziale compendio delle arti liberali redatto sulla scorta di fonti destinate a diventare sempre meno accessibili. Ma per il lettore moderno risulta senza dubbio più affascinante il primo libro dell'opera, nel quale Cassiodoro passa in rassegna i libri conservati a Vivario, avendo cura di segnalare quelli provenienti dal proprio fondo personale e quelli in lingua greca, collocati in un apposito scaffale. Primo tentativo di sistemazione della letteratura patristica (alla quale lo stesso Cassiodoro diede un notevole contributo con la composizione di un imponente Commento ai Salmi), i capitoli iniziali delle Istituzioni sono un libro fatto di libri, ma anche attraversato da personaggi delineati con pochi tratti. C'è, anzitutto, il gruppetto dei monaci più colti - Bellatore, Epifanio e Muziano -, ai quali sono affidate la traduzione di testi greci o la stesura di commenti biblici ad hoc. Ma quando ci si imbatte in Eusebio, un monaco cieco in grado di consultare con disinvoltura libri e autori conservati "nella biblioteca della sua memoria", capiamo subito di non essere più in un film di Woody allen. Questo, semmai, è Il nome della rosa di Umberto Eco.