RASSEGNA STAMPA

10 GENNAIO 2002
BARBARA PALTRINIERI
E, dopo il Big Bang, fu subito luce

Secondo astrofisici Usa le stelle nacquero in tempi brevi

Si sono accese insieme e nell’oscurità fu improvvisamente la luce. Contrariamente a quanto si pensava fino ad ora, gran parte delle stelle che hanno illuminato il buio dell’universo primordiale, quella bolla di gas in espansione nelle tenebre delle origini, si sarebbe illuminata improvvisamente e non in modo graduale.
A tradire questo mistero della storia cosmica è uno studio che ha analizzato a fondo le immagini inviate dal telescopio spaziale Hubble. La ricerca è opera di un gruppo di ricercatori guidati da Kennet Lanzetta, un astrofisico della State University di New York.
L’annuncio è stato dato durante una conferenza tenutasi nel quartier generale della Nasa a Washington, e i risultati verranno pubblicati presto sulla rivista The Astrophysical Journal. Se le conclusioni a cui sono giunti gli astronomi sono esatte, allora qualche centinaia di milioni di anni dopo il Big Bang, si sarebbe assistito alla rapida e massiccia formazione della prima generazione di stelle e galassie. «Noi pensiamo che circa il 50 per cento delle stelle si siano formate in questa epoca antica», ha spiegato Lanzetta. Si tratta di un risultato importante, anzi importantissimo: la nuova versione di quanto avvenuto nell’universo primordiale, «se sarà verificata, potrebbe cambiare drammaticamente le nostre conoscenze sull’universo», ha commentato Anne Kinney, direttore di fisica e astronomia alla Nasa.
Secondo la teoria del Big Bang, circa 300 milioni di anni dopo la grande esplosione primordiale, il cosmo era in quella che il celebre astronomo inglese Martin Rees ha definito la “dark age", l’età oscura, uno spazio in cui si trovavano solo nubi di gas e polveri di elio e idrogeno. Col tempo queste enormi nubi iniziarono a collassare sotto l’azione della forza di gravità e ad addensarsi, fino al momento in cui temperatura e pressione al loro interno furono tali da portare all’accessione di quei processi nucleari che fanno risplendere le stelle. Anche se le informazioni su quell’epoca sono molto poche, fino ad oggi gli astronomi pensavano che la nascita della prima generazione di stelle e galassie fosse stata graduale. Ma ora, tutto è ribaltato.
Per arrivare al nuovo scenario proposto dal gruppo di Lanzetta, gli astronomi hanno analizzato l’emissione di oltre 5.000 galassie vicine, fotografate con lunghissimi tempi di posa dallo specchio di circa 2 metri e mezzo del telescopio spaziale. Attraverso l’analisi della luminosità delle galassie, Lanzetta e colleghi, hanno concluso che il tasso di formazione stellare in passato era circa il 10 per cento superiore rispetto ad ora. Un passato molto lontano, che ha avuto inizio circa 500 milioni di anni dopo il Big Bang, come dire un Universo ancora infante, se pensiamo che ora ha la bellezza di 14 miliardi di anni (miliardo più, miliardo meno).
E tuttavia la scoperta di Lanzetta, potrebbe presto trovarsi al centro di numerosi dibattiti scientifici: secondo Bruce Margon, in forza allo Space Telescope Institute di Baltimora, questo incredibile risultato potrebbe essere molto controverso, dal momento che si basa su diverse assunzioni teoriche e su analisi molto difficili da effettuare. Infatti le galassie analizzate sulle immagini del telescopio spaziale Hubble sono molto lontane e hanno una bassa luminosità, quindi le misure non sono facili da ripetere. Tanto che lo stesso Lanzetta sostiene di attendere la conferma di questi risultati. Una conferma che potrà arrivare solo da telescopi molto più potenti di quelli attuali, che permetteranno di studiare maggiormente i dettagli dei primordi dell’Universo.
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