RASSEGNA STAMPA

9 GENNAIO 2002
EDOARDO BONCINELLI
Il mistero abita nel cervello

Quello che si sa della mente

Leggendo i giornali o guardando la televisione si ha spesso l'impressione che del funzionamento della nostra testa e delle motivazioni del nostro agire si sappia quasi tutto. Gli esperti che vengono di volta in volta intervistati si esprimono come se fosse stato già chiarito tutto, e da tempo, a proposito delle forze, esterne e interiori, che guidano le nostre azioni. Si tirano in ballo entità psichiche profonde e condizionamenti sociali che sembrano in grado di giustificare ogni nostra azione, anche la più efferata. Purtroppo non è così. Se del modo di funzionare dei nostri sensi, della memoria, del linguaggio e della nostra mente razionalizzante si comincia lentamente, molto lentamente, a comprendere qualcosa, delle ragioni e delle dinamiche della nostra azione non si sa praticamente niente. Lo stato delle conoscenze sui meccanismi della nostra mente è il tema del libro di John Horgan La mente inviolata (Cortina). Quanto sappiamo della mente e del suo modo di funzionare? Possiamo dire di aver compreso le basi psicologiche del nostro comportamento, sia di quello normale che di quello gravemente disturbato? Possiamo azzardare previsioni su quello che apprenderemo in futuro e su quello che invece non potremo mai sapere? Queste sono alcune delle domande che l'autore si pone e alle quali risponde in maniera generalmente negativa, come preannunziato nel titolo. Horgan è un giornalista scientifico di alto livello, non nuovo a opere destinate a colpire il lettore fin dal loro titolo. Si è dedicato in questo caso a fornirci una panoramica sullo stato delle conoscenze sulla mente, appoggiandosi a vaste letture e facendo largo uso di interviste con protagonisti e comprimari attivi nel campo. In questo quadro egli trascura, forse non a caso, le maggiori conquiste della neurobiologia e delle scienze cognitive per concentrarsi sugli aspetti più pratici e applicativi come le psicoterapie e le cure farmacologiche dei disturbi psichiatrici, con qualche sortita sulla genetica del comportamento e sulla cosiddetta intelligenza artificiale. Data la scelta degli argomenti è chiaro che il nostro autore ha buon gioco nel mostrare come al momento si sappia veramente molto poco, anche se non sono sicuro che non si riuscirà presto a conquistare qualcosa anche su questo terreno.

Si tratta insomma di un libro a tesi, con un preciso taglio giornalistico. Ciò non toglie che riesca a fornire una grande quantità di informazioni di buon livello, esposte in maniera tutto sommato equilibrata. Il quadro offerto non differisce molto dal mio modo di vedere le cose. La differenza consiste nel fatto che io tendo a sottolinearne i lati positivi, mentre Horgan tende a sottolineare quelli negativi, con il chiaro scopo di colpire il lettore e provocarlo. La lettura del libro assicura quindi un buon aggiornamento su diverse questioni di grande interesse e fornisce anche qua e là degli spunti di riflessione che non dovrebbero essere lasciati cadere.

Avendo premesso che se si guarda molto per il sottile, noi non sappiamo nulla di nulla, neppure della fisica o della tanto celebrata biologia moderna, occorre chiedersi perché del funzionamento della nostra mente, e in particolare della nostra psiche, sappiamo veramente così poco. Il cervello è più complesso di un corpo che cade; i cervelli dei vari individui sono più diversi fra di loro dei sassi in caduta o anche delle ossa del corpo; del cervello e della mente ci interessa sapere più cose che delle ossa o dei sassi; lo studio scientifico della mente è cominciato solo molto di recente e forse non ancora. Queste sono solo alcune delle risposte che vengono immediate e c'è del vero in ognuna di esse. Nel caso specifico però io ravviso un altro grave ostacolo: la presunzione di sapere. Chiunque pensa di sapere qualcosa sul cervello e sulla mente e di poter "sputare sentenze". Secoli di letteratura e di pensiero filosofico sembrano averci presentato ogni sfaccettatura dell'animo umano. La psicoanalisi e le varie psicologie dinamiche ci hanno spiegato ogni minimo dettaglio delle basi del nostro agire e le facoltà di psicologia e le varie associazioni professionali diffondono il Verbo psicologico, quando non mentale tout court. Per non parlare delle innumerevoli spiegazioni di natura socio-politica nelle quali si impegnano con acume e dottrina tanti begli ingegni.

E allora? Ci vuole secondo me un po' di modestia. Occorre rimboccarsi le maniche e lavorare. Per comprendere, piuttosto che per sentenziare. Per capirci meglio, a livello individuale e collettivo, e per aiutare chi soffre.

Chi soffre di un disagio psichico ha più bisogno di aiuto di chi soffre di una malattia organica. Non fosse altro per il fatto che è più solo. Occorrerà comunque fare giustizia di un gran numero di vecchi luoghi comuni ma anche di tante frasi fatte fresche di conio.
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Scienze Cognitive