![]() RASSEGNA STAMPA | ![]() 9 GENNAIO 2002 |
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Quello che si sa della mente
Leggendo i
giornali o guardando la televisione si ha spesso l'impressione che del
funzionamento della nostra testa e delle motivazioni del nostro agire si sappia
quasi tutto. Gli esperti che vengono di volta in volta intervistati si
esprimono come se fosse stato già chiarito tutto, e da tempo, a proposito delle
forze, esterne e interiori, che guidano le nostre azioni. Si tirano in ballo
entità psichiche profonde e condizionamenti sociali che sembrano in grado di
giustificare ogni nostra azione, anche la più efferata. Purtroppo non è così.
Se del modo di funzionare dei nostri sensi, della memoria, del linguaggio e
della nostra mente razionalizzante si comincia lentamente, molto lentamente, a
comprendere qualcosa, delle ragioni e delle dinamiche della nostra azione non
si sa praticamente niente. Lo stato delle conoscenze sui meccanismi della
nostra mente è il tema del libro di John Horgan La mente inviolata
(Cortina). Quanto sappiamo della mente e del suo modo di funzionare? Possiamo
dire di aver compreso le basi psicologiche del nostro comportamento, sia di
quello normale che di quello gravemente disturbato? Possiamo azzardare
previsioni su quello che apprenderemo in futuro e su quello che invece non
potremo mai sapere? Queste sono alcune delle domande che l'autore si pone e
alle quali risponde in maniera generalmente negativa, come preannunziato nel
titolo. Horgan è un giornalista scientifico di alto livello, non nuovo a opere
destinate a colpire il lettore fin dal loro titolo. Si è dedicato in questo
caso a fornirci una panoramica sullo stato delle conoscenze sulla mente,
appoggiandosi a vaste letture e facendo largo uso di interviste con
protagonisti e comprimari attivi nel campo. In questo quadro egli trascura,
forse non a caso, le maggiori conquiste della neurobiologia e delle scienze
cognitive per concentrarsi sugli aspetti più pratici e applicativi come le
psicoterapie e le cure farmacologiche dei disturbi psichiatrici, con qualche
sortita sulla genetica del comportamento e sulla cosiddetta intelligenza
artificiale. Data la scelta degli argomenti è chiaro che il nostro autore ha
buon gioco nel mostrare come al momento si sappia veramente molto poco, anche
se non sono sicuro che non si riuscirà presto a conquistare qualcosa anche su
questo terreno.
Si tratta
insomma di un libro a tesi, con un preciso taglio giornalistico. Ciò non toglie
che riesca a fornire una grande quantità di informazioni di buon livello,
esposte in maniera tutto sommato equilibrata. Il quadro offerto non differisce
molto dal mio modo di vedere le cose. La differenza consiste nel fatto che io
tendo a sottolinearne i lati positivi, mentre Horgan tende a sottolineare
quelli negativi, con il chiaro scopo di colpire il lettore e provocarlo. La
lettura del libro assicura quindi un buon aggiornamento su diverse questioni di
grande interesse e fornisce anche qua e là degli spunti di riflessione che non
dovrebbero essere lasciati cadere.
Avendo
premesso che se si guarda molto per il sottile, noi non sappiamo nulla di
nulla, neppure della fisica o della tanto celebrata biologia moderna, occorre
chiedersi perché del funzionamento della nostra mente, e in particolare della
nostra psiche, sappiamo veramente così poco. Il cervello è più complesso di un
corpo che cade; i cervelli dei vari individui sono più diversi fra di loro dei
sassi in caduta o anche delle ossa del corpo; del cervello e della mente ci
interessa sapere più cose che delle ossa o dei sassi; lo studio scientifico
della mente è cominciato solo molto di recente e forse non ancora. Queste sono
solo alcune delle risposte che vengono immediate e c'è del vero in ognuna di
esse. Nel caso specifico però io ravviso un altro grave ostacolo: la
presunzione di sapere. Chiunque pensa di sapere qualcosa sul cervello e sulla
mente e di poter "sputare sentenze". Secoli di letteratura e di
pensiero filosofico sembrano averci presentato ogni sfaccettatura dell'animo
umano. La psicoanalisi e le varie psicologie dinamiche ci hanno spiegato ogni
minimo dettaglio delle basi del nostro agire e le facoltà di psicologia e le
varie associazioni professionali diffondono il Verbo psicologico, quando non
mentale tout court. Per non parlare delle innumerevoli spiegazioni di natura socio-politica
nelle quali si impegnano con acume e dottrina tanti begli ingegni.
E allora? Ci
vuole secondo me un po' di modestia. Occorre rimboccarsi le maniche e lavorare.
Per comprendere, piuttosto che per sentenziare. Per capirci meglio, a livello individuale
e collettivo, e per aiutare chi soffre.
Chi soffre di un disagio psichico ha più bisogno di aiuto di chi soffre di una malattia organica. Non fosse altro per il fatto che è più solo. Occorrerà comunque fare giustizia di un gran numero di vecchi luoghi comuni ma anche di tante frasi fatte fresche di conio.