![]() RASSEGNA STAMPA | ![]() 8 GENNAIO 2002 |
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Importante scoperta dei ricercatori parmigiani Piero Anversa e
Federico Quaini
Identificate cellule con caratteristiche staminali all'interno del
muscolo cardiaco
Il cuore
adulto conserva una parte "bambina". Nulla a che vedere con le
emozioni genuine che ognuno di noi vorrebbe mantenere nonostante le delusioni
della vita. Dalla scienza arrivano le certezze: nel muscolo cardiaco esistono
cellule con caratteristiche staminali, ossia quelle primordiali e indifferenziate.
E il merito
di questa grande scoperta va a un'équipe del New York Medical College di
Valhalla, guidata dal parmigiano Piero Anversa - da 25 anni negli Stati
Uniti, dopo una laurea all'Università di Parma con il professor Armando Tardini
- e di cui fa parte anche Federico Quaini, professore associato del nostro
Ateneo. Il lavoro, al quale hanno anche contribuito Nicoletta Finato e Carlo Feltrami
dell'Università di Udine, oltre ai membri del laboratorio americano - Annarosa
Leri, Antonio P. Beltrami, Bernardo Nadal-Girard, Konrad Urbanek e Jan Kajstura
- ha trovato grande spazio sul prestigioso "New England Journal of
Medicine".
Sembra
sgretolarsi, insomma, il "dogma" della medicina che considerava il
cuore adulto un organo con cellule incapaci di riprodursi. Il gruppo di Anversa
ha studiato otto cuori tratti da cadaveri di uomini che avevano ricevuto
l'organo nuovo da una donatrice. "Abbiamo individuato la presenza di
cellule maschili con caratteristiche staminali in questi pazienti che avevano in
cui era stato trapiantato l'organo", spiega Anversa.
Cellule a
uno stadio immaturo ma pluripotenti, che possono diventare muscoli, arterie e
vasi. "E' stato determinante il contributo di Quaini per mettere a punto
la metodologia - sottolinea Anversa - Per un anno ha lavorato con noi, e
sicuramente gran parte del merito va a lui, grazie alla sua esperienza di
ematologo".
Quaini è
molto soddisfatto dei risultati ottenuti, ma sottolinea con forza l'importanza
della prospettiva aperta oltre 25 anni fa dagli studi di Anversa e di Giorgio
Olivetti, il direttore del Dipartimento di Anatomia e Istologia patologica del
Maggiore scomparso lo scorso anno in un incidente stradale. "Furono loro a
mettere in dubbio il fatto che le cellule del cuore adulto fossero incapaci di
moltiplicarsi", dice Quaini.
E ora questa
ricerca sembra confermare quelle intuizioni. "Abbiamo studiato cuori che
avevano un'"anzianità di trapianto" compresa tra 4 giorni e un anno e
mezzo _ spiega Quaini _: le cellule staminali erano presenti già in quelli
trapiantati da soli 4 giorni e sono state individuate sia nell'atrio che nel
ventricolo".
E' chiaro
che le cellule cardiache sono identiche sia nell'uomo che nella donna, ma
cambia il cromosoma sessuale: XX nella femmina e XY nell'uomo. Trattandosi di
riceventi uomini, i ricercatori sono andati a caccia del cromosoma Y,
identificandolo in numerose cellule. "Ciò ha dimostrato che si trattava di
cellule cardiache prodotte dal paziente dopo aver subito il trapianto",
sottolinea Anversa.
L'analisi si
è avvalsa anche dell'uso del microscopio confocale, "uno strumento che,
per quanto a disposizione, viene poco utilizzato in Italia - sottolinea Quaini
- ma che consente una visione molto più sofisticata".
E se pare
non ci siano più dubbi sul fatto che nel cuore sono presenti cellule staminali,
quali prospettive si aprono? Queste cellule, che sono in grado di rigenerare i
tessuti, potranno rimediare ai danni dell'infarto o cambiare la vita alle
persone affette da gravi insufficienze cardiache? "I nostri dati ci dicono
di sfruttare questa prospettiva - spiega Quaini - Ora occorre individuare e
caratterizzare meglio queste cellule, vedere i fattori e i farmaci che ne
regolano l'attività e i "trials" clinici". Ma è necessario avere
ancora pazienza: bisognerà attendere due anni-due anni e mezzo solo per
completare gli studi sulle possibili applicazioni di questa scoperta. "E'
bene essere cauti - aggiunge Anversa - Stiamo effettuando sia ricerche in vitro
che su animali. Dobbiamo capire da dove vengono queste cellule che migrano nel
cuore trapiantato: il mio parere è che siano cellule residenti nel cuore. E, se
tutto andrà bene, in futuro il cuore potrebbe autocurarsi".
Quaini sta anche portando avanti uno studio sull'ipertrofia cardiaca, in collaborazione con il fratello Alberto, cardiochirurgo a Brescia. E poi che farà? Raggiungerà Anversa, di cui però si parla con sempre più insistenza di un prossimo "arruolamento" da parte del San Raffaele di Milano? "Non lo so - dice - Sto discutendo con l'Università e l'Azienda ospedaliera. In Italia il problema non sono né gli strumenti né i soldi, ma la mentalità: si fa fatica a credere che la ricerca di base sia valida. Anche in molti giovani manca la passione, ma ciò dipende anche dai "maestri", spesso non sono molto illuminati".